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Fumo

Anche una sola sigaretta mette a rischio il cuore

pubblicato il 05-02-2018
aggiornato il 06-02-2018

Non c'è un livello sicuro di esposizione al fumo di sigaretta: anche pochi "tiri" al giorno influiscono sul cuore e sul rischio di infarto e ictus

Anche una sola sigaretta mette a rischio il cuore

I medici lo sanno da tempo. I fumatori e i giovanissmi (forse) anche, ma nonostante ciò a «vincere» sono spesso la curiosità (di chi comincia) e la dipendenza (di chi fuma da tempo). Anche una sola sigaretta al giorno aumenta il rischio di sviluppare malattie cardio e cerebrovascolari, che tradotto nella pratica vuol dire infarto del miocardio e ictus cerebrale. Le probabilità di andare incontro a un evento di questo tipo sono chiaramente inferiori rispetto a quelle che accompagnano chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno. Ma non per questo un boccata ogni tanto può essere considerata sicura per la salute. 

CUORE A RISCHIO GIA' CON UNA SIGARETTA AL GIORNO

Il messaggio emerge da una metanalisi condotta dai ricercatori del Cancer Institute dell'Università di Londra e pubblicata sul British Medical Journal. I ricercatori hanno passato in rassegna 55 report, all'interno dei quali erano riportate complessivamente le conclusioni di 141 ricerche condotte tra il 1946 e il 2015 e stimato il rischio relativo di fumare una sigaretta, cinque o venti al giorno. S'è così scoperto che gli uomini che fumavano una sigaretta al giorno avevano circa il 48 per cento di rischio in più di sviluppare malattie coronariche e il 25 per cento in più di probabilità di avere un ictus rispetto a quelli che non avevano mai fumato. Rischio che è risultato ancora più alto per le donne: dal 31 per cento per l'ictus al 57 per cento per le malattie cardiache.

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SOLTANTO LA CESSAZIONE PROTEGGE LA SALUTE

Ciò vuol dire, per dirla sintetizzando le conclusioni degli autori, «che una grande percentuale del rischio di malattia coronarica e ictus deriva dal fumare solo un paio di sigarette al giorno». Di conseguenza, è il pensiero di Kenneth Johnson, epidemiologo all'Università di Ottawa e firmatario di un editoriale pubblicato assieme al lavoro, «soltanto la completa cessazione risulta protettiva per la salute»: che risulta in realtà più a rischio per le malattie cardiovascolari che per i tumori, sebbene il consumo di tabacco rappresenti il principale fattore di rischio per almeno dieci diversi tipi di cancro. Ma farlo capire ai fumatori non è così semplice, se i fumatori ritengono che i danni causati dal tabagismo non siano così immediati. Quanto è quanto si evince da uno studio pubblicato sul Journal of Cognitive Psychology dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, che hanno analizzato la percezione che i fumatori hanno dei tempi di insorgenza delle malattie legate al tabagismo. I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di 162 persone di stimare il tempo di insorgenza di una serie di malattie associate al tabagismo in un diciottenne che inizia a fumare dieci sigarette al giorno. Gli intervistati, sia fumatori sia non fumatori, hanno stimato quanto tempo trascorre prima che si sviluppino le malattie appartenenti a due categorie: moderatamente gravi (alitosi, bronchite cronica) e molto gravi (tumore ai polmoni, infarto).


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PER I FUMATORI LE MALATTIE SONO UN'IPOTESI LONTANA

I fumatori, rispetto ai non fumatori, spostano più avanti nel tempo l’insorgenza sia delle malattie moderatamente gravi sia di quelle molto gravi, ritardandone mediamente la comparsa di circa cinque anni. Una percezione distorta che evidenzia una carenza nella comprensione delle conseguenze negative che il fumo ha sulla salute delle persone e di quanto rapidamente possano presentarsi e che secondo gli esperti è da considerare alla stregua di un nuovo fattore di rischio: implicato sia nello sviluppo della dipendenza da tabacco sia nel mantenimento di tale comportamento. Si parla di effetto ritardato del tempo di inizio, di fronte al quale «occorre rendere consapevoli i fumatori delle tempistiche di insorgenza delle malattie correlate al fumo», spiega Luca Pancani, assegnista di ricerca presso il dipartimento di psicologia dell’Università di Milano-Bicocca.  

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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