Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Ginecologia

Meglio rinunciare ai chili di troppo prima della gravidanza

pubblicato il 03-03-2016
aggiornato il 07-09-2017

L’eccesso di peso può complicare il parto e mettere a repentaglio la salute del nascituro. Sempre più evidente l’importanza dell’ambiente di vita intrauterino

Meglio rinunciare ai chili di troppo prima della gravidanza

Anche in gravidanza il sovrappeso e l’obesità, condizioni oggi più diffuse rispetto al passato, sono ritenute un fattore di rischio. Si sa che i chili di troppo aumentano le probabilità di diverse malattie, dal diabete all’ipertensione, dagli eventi acuti cardiovascolari fino a diversi tumori. Eppure, soprattutto in vista di una gestazione, mantenere un peso adeguato è fondamentale: per la salute propria (le donne obese presentano una maggiore probabilità di complicanze al parto) e del nascituro.

SPECIALE GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO: iscriviti al sito e scarica gratuitamente il quaderno della Fondazione Umberto Veronesi

QUALI RISCHI PER IL NEONATO? 

Sono diversi i riscontri raccolti dalla comunità scientifica che documentano uno spettro di conseguenze negative - con un gradiente di rischio crescente - per i bambini nati da mamme obese. Si va da una probabilità più alta di venire alla luce con delle anomalie congenite al rischio di vedere il proprio figlio crescere fin dai primi anni di vita con un peso superiore a quello atteso. Ma è necessario dire che l’obesità materna in gravidanza può portare con sé conseguenze ben più gravi come la morte del neonato. A renderla più probabile, come si evince da uno studio pubblicato su Obstetrics & Ginecology, tre possibili cause: la nascita prematura, la presenza di anomalie congenite e la sindrome della morte in culla. Nello studio, il più ampio nel suo genere, i ricercatori della scuola di salute pubblica della Boston University hanno preso in esame i dati relativi a oltre sei milioni di bambini nati in 38 Stati tra il 2012 e il 2013. Del registro facevano parte anche i dati relativi al peso e all’altezza delle madri relativi al periodo precedente la gravidanza. Così è stato possibile porre in relazione il dato della mortalità infantile con lo stato ponderale (indice di massa corporea, Bmi) delle future mamme.

NUTRIGENOMICA: COSI’ IL CIBO MODIFICA IL NOSTRO DNA

MA LA SITUAZIONE ITALIANA E’ MENO CRITICA

Non è stato difficile notare che i tassi di mortalità perinatale crescevano all’aumentare dell’indice di massa corporea materno. Rispetto ai bambini nati da mamme normopeso prima di rimanere incinte, il rischio per i figli di donne obese risultava più alto di una quota compresa tra il 32 e il 73 per cento: a seconda che la mamma fosse un obesa di tipo 1 (Bmi tra 30 e 34) o di tipo 3 (Bmi superiore a 40). Un dato da tenere in grande considerazione, al fine di sensibilizzare la popolazione sui rischi legati all’eccesso di peso in gravidanza, che però non appartiene alla realtà italiana: «Su diciottomila gravidanze seguite negli ultimi quindici anni, l’8,5 per cento è stato affrontato da donne obese - afferma Annamaria Marconi, direttore della clinica ostetrica e ginecologica, dipartimento materno-infantile dell’ospedale universitario San Paolo di Milano -. La maggior parte si presenta al primo controllo in un range di normalità del peso. Ma siccome abbiamo sempre più evidenze che la salute di un individuo si programma durante la vita intrauterina, occorre intervenire quanto prima per evitare la diffusione nel nostro Paese di questi aspetti negativi della cultura anglosassone». Matteo Bonomo, coordinatore del centro interdisciplinare diabete e gravidanza dell’ospedale Niguarda di Milano: «Il bambino che nasce da una mamma che ha sofferto di diabete gestazionale, potrebbe essere in sovrappeso o obesogià durante l’infanzia, con una probabilità più alta di diventare diabetico o affetto da sindrome metabolica in età adulta».

Alimentazione in gravidanza: ecco perché è sbagliato mangiare per due


PESO E GRAVIDANZA

Stando alle ultime indicazioni diffuse dall’Institute of Medicine, una donna obesa durante la gravidanza dovrebbe prendere non più di nove chili. Ma non solo. La quota di integrazione di acido folico dovrebbe essere più alta del normale: pari a cinque milligrammi al giorno, come si raccomanda alle donne diabetiche, epilettiche o con precedenti casi di difetti del tubo neurale in famiglia. «Ma sono ancora pochi i ginecologi che regolano la sua prescrizione sulla base dell’indice di massa corporea della donna», sottolinea Marconi. L’aumento ponderale è considerato fisiologico nelle donne sottopeso se compreso tra 12,5 e 18 chili. In quelle normopeso se compreso tra 11,5 e 16 chili. Nelle sovrappeso: intervallo compreso tra 7 e 11,5 chili.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Da non perdere

News dalla Fondazione Eventi Iniziative editoriali Il meglio dai Blog Video