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Ginecologia

Una soluzione contro il mal d'umore prima del ciclo mestruale?

pubblicato il 14-01-2021

Da un contraccettivo d'emergenza, già in uso per il trattamento dei fibromi uterini, la possibile soluzione al disturbo disforico che può precedere il ciclo mestruale

Una soluzione contro il mal d'umore prima del ciclo mestruale?

Prima dell’arrivo del ciclo mestruale, diverse donne soffrono del disturbo che è stato etichettato come disforia premestruale e che è caratterizzato da rapidi mutamenti di umore, depressione, irritabilità, rabbia, scarsa concentrazione, diminuzione degli interessi e sonnolenza. Ma anche sintomi fisici, quali il gonfiore addominale e il dolore muscolare. Su questo problema, che soltanto in una minoranza dei casi (5-7 per cento) richiede un trattamento farmacologico, uno studio svedese ha provato a individuare un nuovo tipo di trattamento, inseguendo un obiettivo diverso dagli antidepressivi. Ovvero: il progesterone.


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AZIONI SUL PROGESTERONE GIÀ PER I FIBROMI

Alcuni farmaci si legano e inibiscono i recettori del progesterone nel cervello. Questo è il principio alla base di una molecola relativamente nuova per il trattamento dei fibromi uterini e dell'endometriosi. Si tratta dell'ulipristal acetato, che nasce come contraccettivo d'emergenza e che negli anni ha visto ampliare il suo uso in ambito ginecologico. Ora, gli studiosi svedesi dell’Università di Uppsala e del Karolinska Institutet ne hanno sperimentato per la prima volta l’efficacia come terapia per il disturbo di disforia premestruale. La ricerca è stata fatta con un esperimento in doppio cieco. La metà delle donne esaminate si è ristabilita completamente, mentre questo è accaduto soltanto in 1 caso su 5 tra le volontarie trattate col placebo. Lievi gli effetti collaterali manifestatisi. «Lo sviluppo di modulatori ben tollerati può rappresentare un'opzione nel trattamento di questo disturbo», afferma Inger Sundstroem-Poromaa, docente di ginecologia e ostetricia all’Università di Uppsala e coordinatrice della ricerca pubblicata sull’American Journal of Psychiatry. Attualmente il trattamento di prima linea è rappresentato dagli inibitori della ricaptazione della serotonina, antidepressivi che per alcune donne si rivelano però inadatti.  


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ANTIDEPRESSIVI VALIDI, MA NON SPECIFICI

«Sarebbe meglio - spiegano i ricercatori di Uppsala - disporre di un’opzione mirata proprio al cuore da cui derivano i sintomi della disforia». Per questo gli scienziati sono impegnati a cercare di capire quali meccanismi sottendano (a livello cerebrale) al disturbo disforico premestruale. Bernardo Dell’Osso, docente di psichiatria all’Università di Milano e direttore della clinica psichiatrica dell’Ospedale Sacco di Milano, così commenta questa indagine: «I risultati si inseriscono all'interno di un'ampia area di ricerca che sta valutando gli effetti di composti attivi sui recettori di alcuni ormoni sulle manifestazioni dei disturbi depressivi, di cui il disturbo fa parte. Il razionale alla base di questi studi è che esista un'interazione dinamica tra alcuni neurotrasmettitori quali la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, che sappiamo essere implicati nella genesi dei disturbi depressivi, e i livelli di alcuni ormoni, quali quelli legati al ciclo della donna e alla regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene».

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Prosegue Dell’Osso: «D'altronde è ben noto alla medicina, e in particolare agli psichiatri, come la donna sia maggiormente esposta al rischio di depressione, in particolare durante e dopo la gravidanza, così come dopo la menopausa. Questo ha evidentemente a che fare con le modificazioni dei livelli estroprogestinici che avvengono in queste condizioni. In altri termini, la regolazione del tono dell'umore può essere influenzata dalle oscillazioni dei predetti ormoni e, nelle pazienti con il disturbo disforico, i sintomi caratteristici sarebbero specificamente causati da tali oscillazioni. Giova ricordare che si è di fronte a una condizione di una certa severità, in grado di alterare il funzionamento e la qualità di vita delle donne che ne soffrono. Riconoscere il disturbo disforico premestruale è importante anche perché rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di episodi depressivi maggiori».


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FARMACI DI NUOVA CONCEZIONE

«I risultati della ricerca appaiono di particolare interesse perché valutano gli effetti di nuovi farmaci che presentano un meccanismo d'azione diverso rispetto ai tradizionali antidepressivi - conclude lo specialista -. Questi agiscono infatti avendo come target primario non più la produzione di alcuni neurotrasmettitori, come la serotonina, bensì modulando selettivamente i recettori del progesterone. Interventi di tal genere, di cui dobbiamo conoscere meglio i livelli di efficacia e il grado di tollerabilità, possono rappresentare un'importante innovazione nell'area dei trattamenti di alcuni disturbi depressivi della donna e, da clinici, ne seguiamo gli sviluppi con particolare attenzione». 

 

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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