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I nostri ricercatori

Dallo splicing alternativo alla cura mirata dei tumori

pubblicato il 22-01-2018
aggiornato il 04-04-2018

Il meccanismo che regola la maturazione del messaggio genetico nelle cellule potrebbe essere un marcatore e bersaglio terapeutico per diverse leucemie e sindromi mielodisplasiche

Dallo splicing alternativo alla cura mirata dei tumori

Nella medicina moderna il paziente non è più visto come un caso clinico generale, ma come individuo, per il quale si cerca sempre più una cura personalizzata. Questo approccio è di grande attualità anche per la cura del cancro. Infatti, sempre più spesso i test clinici hanno dimostrato che determinati farmaci si dimostrano efficaci in alcuni pazienti ma inefficaci o addirittura tossici in altri. La ragione è legata alla peculiarità genica di ogni individuo, che idealmente andrebbe esaminata prima della cura. Molti ricercatori lavorano oggi in questa direzione: tra loro anche Lorena Zubovic, oggi ricercatrice post-dottorato al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) di Trento grazie a una borsa erogata dalla Fondazione Umberto Veronesi nell’ambito del progetto Gold for kids.


Lorena, ci spieghi i dettagli della tua ricerca?

«Il mio obiettivo è identificare le firme genetiche di diversi tipi di leucemia e sindromi mielodisplasiche, adulte e pediatriche. Mi focalizzo su una specifica via molecolare, lo splicing alternativo, che genera molecole di Rna messaggero specifiche e identificative delle varie condizioni».

 

Di cosa si tratta, in parole semplici?

«Per spiegarlo, devo fare un passo indietro. L’informazione genetica contenuta nel Dna guida la vita delle cellule in fisiologia e patologia; e per farlo, viene copiata (in termine tecnico trascritta, ndr) in una molecola di Rna messaggero. Lo splicing è una fase della trascrizione in cui le diverse porzioni di un Rna primario sono unite a formare l’Rna messaggero maturo (mRna). Grazie allo splicing, la cellula non solo può esercitare un fine controllo sui geni, ma anche espandere la variabilità dell’informazione del proprio genoma. Infatti, partendo da un singolo Rna primario, si possono sintetizzare diversi Rna messaggeri attraverso il meccanismo dello splicing alternativo».


Quindi, disfunzioni nello splicing possono avere gravi effetti nelle cellule, giusto?

«Esatto, possono causare patologie anche molto gravi, tra cui il cancro. L'obiettivo del mio progetto è di studiare alcune condizioni in cui riveste un ruolo rilevante per la cellula tumorale cercando di identificare delle varianti di Rna messaggero specifici che possano essere usati come marcatori o bersagli terapeutici. Il fine ultimo è migliorare sia la salute sia la qualità di vita dei pazienti affetti da sindromi mielodisplasiche e leucemie».

 

Perché hai scelto la strada della ricerca?

«Mia mamma diceva sempre che per me la Croazia era troppo piccola. Avevo solo 18 anni, una piccola valigia e il biglietto per il treno. Stavo per partire per l'Italia, per iniziare l’avventura della ricerca, un viaggio senza fine».

 

Come ti vedi fra dieci anni?

«Professoressa all'università. Mi piace insegnare e lo faccio con la stessa passione ed entusiasmo di quando io ero quella ragazzina di 18 anni alle prime armi con la biologia molecolare».

 

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Le farfalle allo stomaco ogni volta che devo scoprire un nuovo risultato, credere che possa aiutare a capire meglio una malattia e trovare le nuove cure».

 

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La ricerca non deve essere la ricerca dei fondi, come purtoppo oggi è. C'e' troppa pressione a pubblicare e se uno non ci riesce in un tempo molto breve i fondi si interrompono. Ci vuole più serenità: solo così nascono buone idee, quelle vere che dopo diventano le cure».

 

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Progresso, futuro, sviluppo».

 

Qual è una pazzia che hai fatto?

«Il tatuaggio sul braccio sinistro con il nome di un ragazzo dopo solo un mese che eravamo insieme...ma poi è diventato mio marito».

 

Qual è per te il senso profondo che ti spinge a fare ricerca ogni giorno?

«Rispondo con una citazione di Mary Shelley: "Solo coloro che le hanno sperimentate, possono farsi un' idea delle seduzioni della scienza. Negli altri studi si puo' arrivare la' dove altri sono arrivati prima di noi , e poi' non v'e' piu' nulla da sapere; ma nella ricerca scientifica c'e' sempre materia di scoperta e di meraviglia"».  


Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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