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Dallo splicing alternativo alla cura mirata dei tumori

Il meccanismo che regola la maturazione del messaggio genetico nelle cellule potrebbe essere un marcatore e bersaglio terapeutico per diverse leucemie e sindromi mielodisplasiche

Nella medicina moderna il paziente non è più visto come un caso clinico generale, ma come individuo, per il quale si cerca sempre più una cura personalizzata. Questo approccio è di grande attualità anche per la cura del cancro. Infatti, sempre più spesso i test clinici hanno dimostrato che determinati farmaci si dimostrano efficaci in alcuni pazienti ma inefficaci o addirittura tossici in altri. La ragione è legata alla peculiarità genica di ogni individuo, che idealmente andrebbe esaminata prima della cura. Molti ricercatori lavorano oggi in questa direzione: tra loro anche Lorena Zubovic, oggi ricercatrice post-dottorato al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) di Trento grazie a una borsa erogata dalla Fondazione Umberto Veronesi nell’ambito del progetto Gold for kids.

Lorena, ci spieghi i dettagli della tua ricerca?

«Il mio obiettivo è identificare le firme genetiche di diversi tipi di leucemia e sindromi mielodisplasiche, adulte e pediatriche. Mi focalizzo su una specifica via molecolare, lo splicing alternativo, che genera molecole di Rna messaggero specifiche e identificative delle varie condizioni».

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