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Riattivare il sistema immunitario contro il neuroblastoma

pubblicato il 27-02-2017
aggiornato il 01-06-2017

Chiara Camisaschi verificherà se potenziare le cellule immunitarie può aiutare a curare questo tumore pediatrico, spesso diagnosticato in fase già avanzata

Riattivare il sistema immunitario contro il neuroblastoma

Il neuroblastoma è un tumore del sistema nervoso simpatico tipico dell'età pediatrica. Generalmente insorge in bambini al di sotto dei 4 anni di età, e in particolare nel primo anno di vita. Nel 60 per cento circa dei pazienti il neuroblastoma viene diagnosticato quando è già metastatico, e per questi bambini purtroppo la prognosi è sfavorevole: la probabilità di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi non supera il 35 per cento. Ecco perchè è assolutamente necessario arrivare al più presto a trovare nuove opzioni di cura.

In alcuni pazienti, in cui la malattia è stata diagnosticata durante il periodo prenatale o nelle prime settimane dopo la nascita, è stata documentata una regressione spontanea della malattia, che insieme ad altri indizi ha portato ad ipotizzare un coinvolgimento del sistema immunitario nella risposta contro il neuroblastoma. Verificare se e in che misura questo sia vero, e come eventualmente migliorare la risposta immunitaria contro il neuroblastoma, è il compito della biologa cremonese Chiara Camisaschi, che grazie al progetto Gold for Kids della Fondazione Umberto Veronesi lavora all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 

Chiara, di cosa ti occupi esattamente nel tuo progetto di ricerca?

«Poiché non si conosce se e quali cellule del sistema immunitario siano coinvolte nella risposta anti-tumorale nei pazienti di neuroblastoma, in questo progetto mi concentrerò sul comprendere quali cellule immunitarie infiltrino il tumore in bambini a diverso stadio di malattia. Inoltre valuterò, sia nelle cellule tumorali siain quelle del sistema immunitario, i livelli di diverse molecole che limitano l’attivazione delle cellule immunitarie. È stato infatti notato che il trattamento con inibitori di questi checkpoints aiuta a potenziare l’attacco del sistema immunitario contro il tumore, e che si stanno così ottenendo risultati incoraggianti nella cura delle neoplasie negli adulti. Il mio scopo quindi è capire se anche nei tumori pediatrici, ed in particolare nel neuroblastoma, gli inibitori dei checkpoints possano rappresentare una nuova possibilità terapeutica». 

Quali prospettive si potrebbero aprire quindi per la salute umana?

«Gli inibitori di checkpoints immunitari sono già attualmente in uso nei pazienti oncologici adulti. Con questa ricerca speriamo di ottenere una base razionale per una loro rapida introduzione anche nella cura dei pazienti pediatrici, e soprattutto di quelli affetti da neuroblastoma a stadio avanzato».

 

Come mai hai scelto di intraprendere la strada della ricerca?

«Il mio interesse verso la scienza è nato alle scuole medie, grazie ad un’ottima insegnante che mi ha fatta appassionare alla biologia. Devo dire però che la decisione di iscrivermi alla facoltà di scienze biologiche è nata con un obiettivo diverso da quello che ho poi raggiunto. Ai tempi il mio interesse principale era la biologia marina, ma frequentando le lezioni di genetica e biologia molecolare ho capito che la ricerca in ambito clinico era per me una strada più sensata. Ho quindi spostato i miei orizzonti dal mare all’ospedale: ma sono felice della mia scelta».

 

Hai un momento della tua vita professionale che vorresti incorniciare? E un momento che vorresti invece dimenticare?

«Un momento per me importante è stata una presentazione che ho tenuto l’anno scorso ad un congresso negli Stati Uniti: viaggiare da sola e mettermi alla prova in un contesto internazionale così stimolante mi ha infuso una forte motivazione. È stata veramente una bella esperienza. Vorrei invece dimenticare il momento in cui mi hanno comunicato l’esclusione da un bando di ricerca per un vizio formale. Dopo mesi di scrittura e sacrificio è stata veramente una notizia deprimente».

 

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Adoro il fatto di dover usare il cervello in continuazione. Mi piace studiare, formulare ipotesi e capire se sono vere o meno. Sono curiosa e mi interessa capire i meccanismi alla base dei fenomeni. L’ambito di ricerca che ho scelto mi dà inoltre la possibilità di lavorare in un ambiente veramente stimolante, in cui la cura del paziente è l’obiettivo primario: in un ospedale oncologico è veramente impossibile dimenticarlo».

 

E cosa invece cambieresti?

«Quello che sinceramente non mi piace della ricerca è il criterio adottato per valutare il livello di un ricercatore, basato sul numero dei suoi articoli e il valore delle riviste in cui vengono pubblicati (o il numero di volte in cui vengono citati). Il nostro è un lavoro in cui si è sempre sotto giudizio, ed è naturale che servano dei parametri: trovo però che gli attuali criteri abbiano dei grossi limiti e non tengano conto delle diverse realtà e dei diversi ambiti di ricerca. Insomma, non sempre la meritocrazia regna sovrana. Inoltre penso che la ricerca in Italia non sia valorizzata a sufficienza: servirebbero più investimenti da parte del governo».

 

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Un futuro migliore».

 

Da cosa hai tratto ispirazione nella tua vita professionale?

«Dalle storie di scienziate famose come Rita Levi Montalcini e Marie Curie».

 

Cosa fai nel tempo libero?

«Mi piace fare sport, in particolare nuotare. E poi viaggiare, zaino in spalla: uno dei miei sogni è fare un safari in Africa».

 

La cosa che ti fa più paura?

«Il futuro precario mi dà un pò di ansia e mi limita in molte scelte».

 

La cosa che ti fa ridere a crepapelle.

«L’umorismo della mia amica Serena».

 

Il film che più ti piace?

«Cambio idea frequentemente: ora potrei dire “Lei (Her)”».

 

Con quale personaggio famoso ti piacerebbe andare a cena una sera? Cosa gli chiederesti?

«Leonardo Di Caprio: parlerei volentieri con lui del suo impegno come ambientalista e di cosa potremmo fare di concreto per salvare il nostro pianeta».

 

@AgneseCollino

 


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