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Neuroscienze

Anche moderati consumi di alcol possono danneggiare il cervello

pubblicato il 22-06-2017
aggiornato il 10-07-2017

Anche con due bicchieri di vino al giorno si «anticipano» l’atrofia cerebrale e il declino cognitivo. Alcol dannoso anche per il cervello degli anziani

Anche moderati consumi di alcol possono danneggiare il cervello

Non esistono quantitativi sicuri per il consumo di bevande alcoliche, neppure quando si parla di cervello. Di conseguenza non è possibile indicare dosi in grado di apportare finanche benefici alla salute. Assodato che per prevenire i tumori è meglio non bere, come recita il Codice europeo contro il cancro, il messaggio interessa anche neurologi, geriatri e psichiatri alle prese con la salute cerebrale e dei più anziani. Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal ha infatti svelato come anche il consumo moderato e regolare di alcolici sia in grado di recare un danno strutturale e funzionale al cervello.

GLI EFFETTI DI CONSUMI MODERATI DI ALCOL

I ricercatori dell’University College di Londra e dell’ateneo di Oxford sono giunti a questa conclusione dopo aver valutato l’effetto di consumi differenti di bevande alcoliche in un gruppo di 550 adulti che, al momento dell’avvio dello studio, non risultavano aver sviluppato una forma di dipendenza. Il consumo eccessivo di bevande alcoliche risulta da tempo legato a una precoce degenerazione cognitiva, che si manifesta con forme di demenza alcolica o con diagnosi di sindrome di Korsakov. Questa volta l’obiettivo degli autori era valutare le conseguenze legate a un consumo moderato, spesso considerato innocuo, se non addirittura benefico. La realtà dei fatti, invece, è differente. Analizzando i test di funzionalità cerebrale a cadenza regolare, oltre a una risonanza magnetica cerebrale al termine del trentennio di osservazione, i ricercatori hanno osservato che al crescere dei consumi risultava associato un aumento dell’atrofia dell’ippocampo (l’area del cervello deputata allo stoccaggio della memoria e all’orientamento nello spazio). Nello specifico è stato riscontato come anche i bevitori moderati - coloro che durante il periodo di monitoraggio hanno bevuto da 14 a 21 unità alcoliche a settimana, ovvero due o tre birre piccole o altrettanti bicchieri di vino al giorno - avessero un rischio tre volte più alto di vedere atrofizzarsi il proprio ippocampo, rispetto agli astemi.  A consumi più elevati di alcolici sono stati associati anche una ridotta integrità della sostanza bianca (data dai fasci di fibre nervose che uniscono l’encefalo al midollo spinale) e un più rapido declino nella conoscenza della propria lingua. Nemmeno un basso consumo di alcolici (massimo una birra o un calice di vino al giorno) è risultato avere un effetto protettivo.

SMENTITI I PRESUNTI BENEFICI

Sebbene l’uso di alcolici sia diffuso e in aumento nella società occidentale, e nonostante da alcuni studi sia emersa una possibile correlazione inversa rispetto al rapporto tra consumo di bevande alcoliche e salute cerebrale, sulla falsa riga di quanto accaduto negli anni parlando di prevenzione cardiovascolare, per preservare l’integrità del sistema nervoso centrale non c’è dunque nulla di più efficace rispetto al mancato consumo. «Le conclusioni della ricerca evidenziano come non si possa dire che un consumo moderato di alcolici abbia un effetto protettivo sulla salute cerebrale», afferma Anya Topiwala, docente di psichiatria all’università di Oxford e co-autore della pubblicazione (di carattere osservazionale, dunque non in grado di provare nero su bianco un nesso di causalità diretta).

L’alcol non è un farmaco né un mezzo di prevenzione


ALCOL E ANZIANI

Il problema del decadimento cognitivo è particolarmente sentito nel corso della terza età. Ecco spiegata l’attenzione particolare rivolta agli anziani: uno su due beve troppo, esponendosi così anche al rischio di pericolose interazioni tra l’alcol e i farmaci (aspirina, antinfiammatori, antidolorifici, antibiotici e sedativi). Oltre i 65 anni non si dovrebbero più consumare birra, vino e superalcolici? Il divieto non è perentorio, ma gli esperti raccomandano di non superare un’unità alcolica al giorno. Questo perché col tempo si riduce la capacità di metabolizzare l’alcol e anche l’acqua presente nel nostro organismo risulta di meno: riducendo di conseguenza la capacità di diluire l’alcol e tollerarne gli effetti.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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