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Neuroscienze

Arriva il primo anticorpo monoclonale che «previene» l'emicrania

pubblicato il 10-05-2019

Il nuovo farmaco non agisce sul dolore, ma sulla causa dell'emicrania. Resta però il nodo dei costi: sarà rimborsabile entro la fine dell'anno

Arriva il primo anticorpo monoclonale che «previene» l'emicrania

Il mal di testa - di cui l'11 maggio si celebra la giornata nazionale: la prossima settimana diversi centri in tutta Italia offriranno consulenze e visite ambulatoriali - è un problema che nel nostro Paese riguarda un adulto su due. Nello specifico, meno sono le persone che soffrono di emicrania: all'incirca sei milioni, per cui però il malanno può diventare debilitante e talora insopportabile. Il dolore, acuto e pulsante, può anche durare dei giorni ed essere accompagnato da nausea, vomito, fastidio per la luce (fotofobia) e per i suoni (fonofobia). Per gestirlo, finora, ci si è affidati agli antidolorifici e (perlopiù) ai triptani. Ma per chi ne soffre sta per iniziare una nuova era. Quella degli anticorpi monoclonali, in grado di prevenire gli attacchi.

SI APRE L'ERA DEGLI ANTICORPI MONOCLONALI

Le nuove molecole serviranno ai pazienti colpiti dalle forme più gravi: con una frequenza mensile pari o superiore ai quattro episodi (segnalata da un quarto degli emicranici italiani). «Con questi farmaci si offrirà un'opportunità finora inesistente: quella di prevenire gli attacchi di emicrania», afferma Pierangelo Geppetti, direttore del centro cefalee del policlinico Careggi di Firenze. In gergo tecnico, si parla di anticorpi monoclonali. Si tratta di molecole in grado di agire non sul sintomo (il dolore), ma sulla causa del mal di testa. «Il bersaglio è rappresentato dal peptide correlato al gene della calcitonina (Cgrp), un vasodilatatore presente in maggiore quantità negli emicranici che interviene nella trasmissione del dolore e fa percepire come dolorosi stimoli che normalmente non lo sarebbero», prosegue il farmacologo clinico, presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc).


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LO SCOGLIO DEI COSTI

Gli anticorpi possono avere un doppio meccanismo d'azione: legando il Cgrp o il suo recettore. Nella fase di sperimentazione, sono risultati sicuri ed efficaci nel trattamento acuto e cronico dell'emicrania quanto nella prevenzione. Per questo c'è l'indicazione a effettuare un'iniezione mensile: in modo da evitare sul nascere la comparsa delle crisi e ridurre il ricorso agli antidolorifici. Al momento già disponibile vi è una molecola (erenumab), altre due dovrebbero arrivare entro la fine dell'anno (con la possibilità di passare a un'iniezione ogni tre mesi). Il limite è però rappresentato dalla spesa: il farmaco per adesso è a carico del paziente. La Gran Bretagna, con un parere dell'Istituto Nazionale per la Salute e l'Eccellenza di Cura (Nice), ha  comunicato che non offrirà gli anti-Cgrp. Lo farà, eventualmente, più avanti: quando saranno disponibili i dati a lungo termine. Nel nostro Paese, invece, la negoziazione tra l'azienda e l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) dovrebbe concludersi entro l'anno. Dopodiché, ogni Regione deciderà a quale prezzo garantire il farmaco ai propri assistiti. A ogni modo, i pazienti andranno selezionati con cautela, per evitare la «bancarotta».

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NUOVI FARMACI E STRATEGIE

Il futuro, dunque, sembra poter essere contraddistinto da un minore impatto sociale dell'emicrania. La scoperta del Cgrp permetterà, nel giro di pochi anni, di avere a disposizione pure un'altra categoria di farmaci. Si tratta dei cosiddetti gepanti: anch'essi in grado di bloccare il recettore del Cgrp, facendo di fatto «abortire» l'attacco emicranico. Il meccanismo di azione è simile a quello dei triptani a livello dei recettori della serotonina, con la possibilità però di superare un limite: quello che impedisce di prescrivere le triptamine ai pazienti ipertesi o con problemi circolatori. Potranno essere assunti al bisogno, per via orale. «Viaggiamo verso una nuova era: quella della medicina di precisione, in cui avremo la possibilità di curare l'emicrania scegliendo l'opzione terapeutica più efficace per il singolo paziente», conclude Geppetti.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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