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Neuroscienze

Ictus ischemico: curarlo già in ambulanza riduce le invalidità

pubblicato il 18-04-2017
aggiornato il 13-06-2017

Lo dimostra più di uno studio. Ma l’ambulanza deve essere attrezzata con la Tac e un personale specializzato. Come riconoscere subito se c’è un ictus ischemico in corso

Ictus ischemico: curarlo già in ambulanza riduce le invalidità

Per tamponare efficacemente un ictus ischemico bisognerebbe somministrare un farmaco anticoagulante già sull’ambulanza, nella corsa verso l’ospedale. In questo modo non si alza soltanto il tasso delle sopravvivenze, ma si abbassa significativamente il rischio di invalidità, sia come numero sia come gravità. Questo l’esito di una ricerca presentata dall’Associazione americana per l’ictus alla Conferenza internazionale sul tema del 2017. I ricercatori hanno analizzato i risultati su 658 pazienti di cui una metà aveva ricevuto il farmaco trombolitico già sull’ambulanza e l’altra metà una volta arrivati in ospedale. Tre mesi dopo l’ictus, hanno constatato che un numero molto significativo dei pazienti curati lungo la via che li avrebbe condotti in ospedale presentavano minori invalidità degli altri e addirittura 58 erano senz’alcuna menomazione.

I 90 minuti che salvano dall'ictus

I BENEFICI SUPEREREBBERO I COSTI

May Nour, neurologa responsabile del Mobile Stroke Rescue Program dell’Università della California, coordinatrice della ricerca avverte: «Il tempo è vita in questa malattia e il nostro esperimento mostra che intervenire già sull’ambulanza può aprire buone prospettive. I risultati migliori che si ottengono sulla salute si traducono anche in risparmi nelle spese mediche per le invalidità, dunque possono compensare i maggiori costi di un’unità mobile per l’ictus». Già, perché un’ambulanza del genere richiede anche un macchinario per la Tac a bordo: l’ictus infatti può essere ischemico, e allora, sì, c’è un trombo, un coagulo da demolire, ma può anche essere emorragico e, dunque, richiedere cure ben diverse, se non opposte. Mai e poi mai qualcosa che fluidifichi il sangue. La Tac serve a stabilire subito questa differenza. Accanto a questa macchina servono più figure specializzate: un paramedico, un’infermiera esperta di terapia intensiva, un tecnico per la Tac e un neurologo che può essere a bordo oppure in contatto diretto via video (telemedicina).

Un ictus su 3 dipende dall'inquinamento

Il gruppo della professoressa Nour ha fatto riferimento anche a una ricerca analoga condotta a Berlino tra il 2011 e il 2015, denominata Phantom-S, acronimo di un lungo nome che sottolinea il riferimento agli interventi pre-ospedale. Anche qui, l’analisi su quasi mille pazienti con ictus ischemico trattati secondo le due modalità ha fornito dati statisticamente significativi a favore del prima agisci, più ottieni”. Il futuro del trattamento dell’ictus guarda in questa direzione “on the road”. Ma è fattibile? «La vedo dura - argomenta Valeria Caso che è presidente dell’European Stroke Organization, oltre che neurologa presso l’Ospedale Misericordia di Perugia. «Con le difficoltà economiche in cui ci troviamo, è proprio difficile. Negli Stati Uniti, dove c’è la sanità privata, ci sono tante di queste costose ambulanze attrezzate, ci sono state a Berlino per l’esercizio sperimentale con la Tac. Con queste ambulanze, guadagnando tempo, si può anche scegliere verso quale ospedale dirigersi che sia più adatto ad affrontare il problema».

CURARE ENTRO 4,30 ORE - Continua la dottoressa Caso: «L’ictus è una malattia tempo dipendente. Per ottenere il massimo dei risultati è consigliabile arrivare in ospedale entro 60 minuti; come nelle malattie cardiache, anche un solo minuto può fare la differenza. Il trattamento con i farmaci infatti è efficace se eseguito entro 4,30 ore dall’inizio dai sintomi (viene chiamata “finestra terapeutica”) mentre sono sei le ore d’oro per il trattamento dei vasi più grandi con la trombectomia meccanica».

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I SINTOMI DELL'ICTUS

In Italia sono duecentomila all’anno i casi di ictus ed è fondamentale, appunto per non perdere tempo preziosissimo, saperlo riconoscere dai primi sintomi. Che, purtroppo, sono vari, non sempre gli stessi. «L’ictus può colpire i sensi, la parola, il comportamento e le emozioni, ma anche la memoria, un lato del corpo può essere percepito come più debole oppure paralizzarsi», spiega la neurologa Valeria Caso.

I cinque campanelli d'allarme dell'ictus cerebrale

UN GIUDIZIO R.A.P.I.D.O. - Che continua: «Per mettere in grado il malato o le persone che gli stanno accanto di capire subito abbiamo elaborato la campagna Rapido: è l’acronimo di sei azioni da svolgere o far svolgere subito».

Ecco qua la guida all’immediato riconoscimento di un ictus cerebrale:

R – RIDI: chiedete alla persona di sorridere e osservate se la bocca è storta;

A – ALZA LE BRACCIA: chiedete alla persona di alzare le braccia e verificate se riesce a sollevarne una sola;

P – PARLA: chiedete alla persona di parlare e sentite se riesce ad esprimersi in maniera comprensibile o confusa;

I – ICTUS;

D – DOMANDA AIUTO: chiamate immediatamente il 118 e descrivete berne i sintomi in modo che gli operatori possano mandare l’ambulanza con il team adatto e allertino l’ospedale dotato di stroke unit più vicino;

O – ORARIO: prendete nota dell’ora esatta in cui sono iniziati i sintomi, una informazione che sarà molto utile ai sanitari per operare entro le 4-6 “ore d’oro”.

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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