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Neuroscienze

Le «voci» della schizofrenia (e non solo) calano con la stimolazione magnetica

pubblicato il 29-09-2017
aggiornato il 17-05-2018

La tecnica non invasiva della stimolazione magnetica transcranica aiuta ad alleviare le allucinazioni uditive

 Le «voci» della schizofrenia (e non solo) calano con la stimolazione magnetica

Sentire le «voci» è un fenomeno noto. Diverse volte se ne sono occupati letteratura e cinema e, nella consapevolezza diffusa, è un sintomo classico della schizofrenia. Il che è vero, ma le «voci», allucinazioni, uditive,compaiono anche in altre condizioni. Ora un esperimento condotto in Francia, all’Università di Caen, suggerisce che per spegnere le voci o almeno diminuirle sia efficace la stimolazione magnetica transcranica, una tecnica di neuromodulazione non invasiva, che impiega magneti posizionati sulla testa del paziente e viene già impiegata per combattere la depressione resistente. La persona non avverte niente quando vengono inviati gli impulsi magnetici.


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LE ALLUCINAZIONI UDITIVE

Per chi soffre di schizofrenia uno dei sintomi più pesanti da sopportare (anche per chi gli sta vicino) sono le allucinazioni che possono essere visive, tattili, ma più spesso uditive. Spesso sotto forma, appunto, di voci che possono esprimere minacce, indurre confusione, o essere difficili da distinguere dalla realtà. Può trattarsi di una sola voce o di più voci in competizione tra di loro. Possono criticare di continuo quel che la persona fa o sembrare la voce di un parente o un amico morto.

 

MENO UN TERZO DI «VOCI»

La professoressa Sonia Dollfus col suo gruppo ha scelto un gruppo di 59 pazienti schizofrenici che sentivano le «voci». Il fenomeno è stato misurato per ciascuno sulla base di uno specifico parametro per le allucinazioni uditive. A 26 di queste persone sono stati somministrate due sessioni al giorno per due giorni di stimolazione magnetica transcranica di 20 hertz. Agli altri è stato fatto un finto trattamento. Dopo due settimane la qualità e la quantità di «voci» è stata rimisurata a tutti ed è stato riscontrato un calo del 34,6 per cento per quanti avevano sperimentato la stimolazione magnetica transcranica contro un miglioramento di appena il 9,1 per cento degli altri pazienti.


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AGIRE SULLE AREE CEREBRALI COINVOLTE 

Commenta la professoressa Dollfus: «Questo è il primo studio controllato che mostra un miglioramento in questi pazienti puntando su una specifica area del cervello e impiegando il Tms ad alta frequenza». L’area indicata dalla Dollfus è il lobo temporale sinistro che è coinvolto nel linguaggio ed è già stato indicato come potenziale «voci» delle allucinazioni uditive. Nel presentare il lavoro della sua équipe su Schizophrenia Bulletin: the Journal of Psychosis and Related Disorders la ricercatrice francese sottolinea che i risultati raggiunti sono due: confermare l’area cerebrale di origine delle voci e la possibilità di combatterle con la stimolazione magnetica transcranica.

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CONNESSIONI SREGOLATE 

«In effetti - commenta Stefano Pallanti, docente di Psichiatria all’Università di Firenze - le tecniche di neuromodulazione cambiano il nostro modo di guardare ai disturbi neuropsichiatrici: le allucinazioni sono un disturbo legato a un’alterazione delle connessioni, sono coinvolte l’area di Broca per la parte più motoria del linguaggio e l’area di Wernicke per la parte più sensoriale del linguaggio, e ambedue le aree sono posizionato nel lobo temporale sinistro». Continua il professor Pallanti: «Oggi con strumenti quali la stimolazione magnetica transcranica possiamo modulare diversamente queste connessioni. In questo caso si ipotizza che le voci nascano da una maggiore attività di quella tal zona e che con la neuromodulazione si abbassi l’attività inducendo, di conseguenza, un calo delle allucinazioni».

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UN PASSO VERSO LA GUARIGIONE

Non solo la schizofrenia porta le «voci», ricorda il professor Pallanti: possono comparire anche nella depressione, nell’Alzheimer, nel Parkinson e pure in persone comuni, non segnate da queste malattie. Rischi nell’impiego della stimolazione magnetica transcranica Pallanti non ne segnala: «Si usa anche per curare l’acufene, il disturbo uditivo fatto di rumori continui. Piuttosto va segnalato che i buoni risultati nell’impiego della Tms dipendono dalla localizzazione più o meno mirata del medico nell’applicare i magneti. “Colpire” il bersaglio conta molto. Infine c’è questo effetto positivo: se il paziente, dopo l’impiego della stimolazione magnetica transcranica, vede che le voci si sono attenuate, capisce meglio che la loro origine è psichica, che non esistono davvero, che è una malattia, dunque si può curare. Abbinando al trattamento una psicoterapia, il paziente sarà più disponibile a collaborare ed a migliorare, così, i risultati».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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