Neuroscienze

Osteoporosi e demenza: il legame è negli stili di vita

pubblicato il 07-01-2019
aggiornato il 20-02-2019

I dati del più ampio studio europeo sull'argomento. Osteoporosi e demenza possono coesistere e condividono fattori rischio comuni. Parola d'ordine: muoversi

Osteoporosi e demenza: il legame è negli stili di vita

C’è un impatto dell’osteoporosi sul rischio di demenza? Una domanda simile getta subito in apprensione le donne di una certa età. Rassicuriamole subito: no, non risulta che le ossa fragili rendano fragile il cervello. Eppure è questa domanda a essere oggetto di diverse ricerche negli ultimi due decenni almeno. Ricerche tutte condotte fuori dall’Europa. Ora ne arriva una dalla Germania, dal Team epidemiologico dell’Istituto Iqvia di Francoforte. Si parte dalla constatazione che di osteoporosi soffrano attualmente 200 milioni di donne nel mondo. Tra i tedeschi la percentuale di questo disturbo cronico, dato da un indebolimento delle ossa, si aggira sul 15 per cento di quanti hanno superato i 50 anni. Sotto esame sono state presi 60.000 pazienti seguiti poi per 20 anni in più di 1.200 ambulatori dei medici di famiglia.

LA RICERCA: CONTROLLI PER 20 ANNI

«C’è un grande interesse sulla relazione tra osteoporosi e demenza», ribadisce il capo-équipe, professor Karel Kostev. «E questo studio è il primo che parte da un numero così alto di pazienti e che ha potuto fare confronti diretti, uno a uno, tra quelli malati di osteoporosi e gli altri. Tenuto conto, ovviamente, delle età, del genere, della presenza o no di altre malattie. Il principale obiettivo era vedere la proporzione dei pazienti che avrebbero sviluppato in quei 20 anni una demenza di qualunque tipo». Allora, a 29.983 persone con osteoporosi sono state messe a confronto 29.983 persone senza. E dopo i 20 anni di follow-up? Il 20,5 delle donne con osteoporosi avevano ricevuto una diagnosi di demenza contro il 16,4 per cento di quelle con le ossa a posto. Tra gli uomini (perché anche loro soffrono di osteoporosi, sebbene in minor misura) il 22 per cento di quanti soffrivano di osteoporosi aveva avuto una diagnosi di demenza contro il 14,9 per cento degli altri.

FATTORI DI RISCHIO COMUNI FRA OSTEOPOROSI E DEMENZA

Allora l’osteoporosi facilita l’avanzare della demenza? Gli scienziati tedeschi non traggono questa risposta dai dati raccolti. «Piuttosto – dicono – l’ipotesi che ha più senso nello spiegare l’associazione, il presentarsi spesso insieme, di osteoporosi e demenza deriva dal fatto che queste due patologie hanno cause comuni». Spiega Elio Scarpini, ordinario di neurologia all’Università di Milano e direttore del centro per l’alzheimer e la sclerosi multipla all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano: «Sì, certo, quello che emerge dalla ricerca tedesca è che osteoporosi e demenza possono coesistere, ma non in un rapporto di tipo causale. Nessuna delle due facilita lo sviluppo dell’altra. Piuttosto, comune è l’origine, che sta nello stile di vita: quale alimentazione, se si fuma o no, se si consuma alcol, se si fa del moto. Ecco, questo del movimento è un punto fondamentale perché migliora la circolazione, dunque fa arrivare al cervello i suoi alimenti-base: zucchero e ossigeno. E, più facilmente, il cervello non si ammala. Quanto all’osteoporosi, è ancora il movimento che, aiutando la circolazione, rifornisce di calcio le ossa». 

COME TRATTARE L'OSTEOPOROSI NELL'UOMO?

CAMMINARE: ANCHE PER GLI UOMINI DALLE OSSA FRAGILI

Sfatiamo il preconcetto diffuso che l’osteoporosi colpisca soltanto le donne. Non è così. Lo Studio epidemiologico Esopo ha calcolato che in Italia il 23 per cento delle donne sopra i 40 anni e il 14 per cento degli uomini oltre i 60 anni soffrono di osteoporosi. Per una definizione in breve di questa patologia, prendiamo quella del glossario delle malattie della Fondazione Veronesi: “L’osteoporosi è una malattia sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un’alterazione della microarchitettura del tessuto scheletrico, che diventa più fragile e più esposto ad un rischio di fratture spontanee o per traumi di lieve entità”. E si può prevenire questa fragilità che aumenta nel tempo? «Guardi - dice Scarpini - le indico la stessa terapia che è valida pure contro l’Alzheimer: due ore di camminata al giorno. Poiché le due malattie hanno origini distinte ma coincidenti, uguale sarà anche la prevenzione. In marcia, ogni giorno». 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza