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Oncologia
Caterina Fazion

Amianto: a che punto siamo 30 anni dopo la messa al bando?

pubblicato il 11-04-2022

Continuano ad emergere i danni provocati dalle passate esposizioni all'amianto. Sorveglianza epidemiologica e ricerca scientifica fondamentali

Amianto: a che punto siamo 30 anni dopo la messa al bando?

Sono passati trent’anni da quanto, il 27 marzo 1992, è stata approvata la legge che ha vietato l’utilizzo e la produzione di manufatti contenenti amianto. La legge 257/92 ha anticipato di 13 anni il divieto emanato dall’Unione Europea, rendendo l’Italia un esempio per i paesi dove l’amianto è ancora in uso. Il lavoro da fare resta ancora molto: anche nel nostro paese, nonostante gli ultimi 30 anni di divieti, le passate esposizioni e l’amianto residuo, ancora presente, rimangono un problema di salute pubblica. In occasione dell’evento Amianto e Salute: priorità e prospettive nel trentennale del bando in Italia, tenutosi il 24 marzo al Ministero della Salute, gli esperti hanno fatto il punto sulla situazione attuale.

 

DANNI ALLA SALUTE LEGATI ALL’AMIANTO

Le più recenti stime indicano che ogni anno nel mondo muoiono circa 230.000 persone per malattie correlate all’amianto. Tutte le tipologie di amianto sono cancerogene per l’uomo e causano principalmente il mesotelioma, neoplasia rara che colpisce il mesotelio, ovvero il sottile tessuto che riveste gran parte degli organi interni. La forma più frequente è quella che interessa la pleura, il mesotelio che riveste i polmoni e la parete interna del torace. Il periodo di latenza, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione all’amianto e la comparsa del mesotelioma, è molto lungo, circa 40-50 anni. Il rischio cresce all'aumentare della durata dell'esposizione e della quantità di fibre di amianto inalata. L’esposizione all’amianto aumenta anche il rischio di sviluppare tumore del polmone, della laringe e dell’ovaio. Oltre a queste neoplasie, può insorgere anche l’asbestosi, malattia polmonare causata dall’inalazione di polvere di asbesto (amianto), che causa respiro affannoso e riduzione della resistenza allo sforzo.

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MORTALITÀ IN ITALIA

Uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha evidenziato che il carico sanitario stimato in Italia ammonta a circa 4.400 decessi nel periodo 2010-2016 dovuti all’esposizione ad amianto: 3.860 uomini (87,7%) e 550 donne. Di questi, 1.515 sono persone decedute per mesotelioma maligno (più dell’80% dei mesoteliomi è causata dall’amianto), 58 per asbestosi, 2.830 per tumore polmonare e 16 per tumore ovarico.

 

REGISTRO NAZIONALE MESOTELIOMI

Alcuni dei principali interventi dopo la legge 257/92 che vietò l’uso e la produzione di amianto in Italia sono stati la realizzazione di una mappa nazionale dei siti contaminati da amianto e opere di bonifica sul territorio nazionale. Inoltre, è stato attivato un piano di sorveglianza epidemiologica nazionale della mortalità per mesotelioma negli 8.000 comuni italiani; dal 2008, è attivo il programma nazionale di qualificazione per i laboratori che eseguono le analisi per la determinazione dell’amianto su tutto il territorio nazionale. Il più avanzato sistema di sorveglianza epidemiologica in questo settore, con oltre 30.000 casi censiti, è rappresentato dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM), attivo dal 2002.

 

RAGGIUNTO IL PICCO: I CASI CALERANNO

«Oggi ci troviamo nel cuore del picco epidemico dei casi incidenti e dei decessi per mesotelioma», ha ricordato Alessandro Marinaccio, direttore del ReNaM. «Nei prossimi anni è prevedibile una diminuzione, soprattutto per gli uomini, in strettissima connessione con la curva dei consumi». La sorveglianza epidemiologica può trasferire alla sanità pubblica una serie di elementi di conoscenza utili per fare prevenzione, tutela e per produrre evidenze scientifiche. «La sorveglianza epidemiologia inclusiva dell’intervista anamnestica ai soggetti malati – prosegue Alessandro Marinaccio –, consente di portare alla luce circostanze di esposizione meno note, che vanno oltre quelle ben recensite come l’industria dei manufatti in amianto, dai rotabili ferroviari, all’industria dei cantieri navali, non solo come costruzione, ma anche come demolizione e ristrutturazione». Una volta identificate, le fonti di contaminazione andranno bonificate, permettendo di tutelare tutti quei soggetti altrimenti esposti inconsapevolmente.

 

DOVE SI TROVA L’AMIANTO?

L’amianto è un materiale fibroso usato per realizzare migliaia di prodotti di uso industriale e civile come piccoli elettrodomestici e tessili per i lavoratori, per pannelli di cemento-amianto (Eternit), cartoni o prodotti a spruzzo per la coibentazione (isolamento termico) di tetti, fabbriche, navi e treni, per rivestire tubi, caldaie, turbine. Le fibre di amianto, estremamente flessibili, sono resistenti alle temperature elevate, all'azione di agenti chimici e all'azione meccanica. Inoltre, i minerali di amianto sono relativamente diffusi in natura e il loro basso costo, unito alle caratteristiche peculiari, ne ha favorito un'ampissima diffusione fin dall'antichità. In Italia, per quanto l’uso sia stato bandito a partire dal 1992, lo troviamo ancora in circolazione, soprattutto nell’edilizia privata e pubblica, dalle caldaie ai tetti. Fino a che non lo si tocca, l’amianto non rappresenta un effettivo pericolo per la salute. Il rischio si ha nel momento della manutenzione, quando si rimuove o quando si deteriora spontaneamente, poiché si possono liberare le fibre, potenzialmente inalabili. Il problema attuale è la sicurezza di lavoratori del settore che devono sapere come maneggiarlo e smaltirlo senza provocare effetti dannosi per la salute. Inoltre, va considerato che quasi tutti i manufatti impiantistici, prima del 1992, venivano isolati termicamente con l’amianto per renderli ignifughi e per fornire maggior resistenza termica, per cui lo si può ritrovare anche in strumenti agricoli, manufatti meccanici di automobili, o macchinari nel mondo dello spettacolo. 

 

ESPOSIZIONE AMBIENTALE

La sorveglianza ha permesso di mettere in luce anche casi di mesotelioma maligno in caso di esposizione non occupazionale, ma ambientale. Tra i 15.845 casi di mesotelioma registrati tra il 1993 e il 2008, l'esposizione alle fibre di amianto è stata indagata per 12.065 individui (76,1%), identificando 530 persone (4,4%) con esposizione familiare (si trattava di persone che vivevano con un soggetto esposto professionalmente), 514 (4,3%) con esposizione ambientale all'amianto (persone che vivevano vicino a fonti di inquinamento da amianto e non sono mai stati esposti professionalmente) e 188 (1,6%) esposti attraverso hobby o altre attività ricreative. I casi dovuti all'esposizione ambientale sono principalmente legati alla presenza di stabilimenti dell'industria del cemento-amianto (Casale Monferrato, Broni, Bari), alle attività di costruzione e riparazione navale (Monfalcone, Trieste, La Spezia, Genova) e alla contaminazione del suolo (Biancavilla, comune siciliano). L'inquinamento da amianto al di fuori dei luoghi di lavoro, dunque, contribuisce significativamente al carico delle malattie asbesto-correlate, suggerendo la necessità di prevenire le esposizioni e di discutere su come affrontare i diritti di risarcimento per i casi indotti di mesotelioma maligno.

 

MORTALITÀ UNDER 50

L’esposizione ambientale all’amianto potrebbe essere avvenuta anche in età pediatrica. Come possibile indicatore di esposizione dei più piccoli, è stata inizialmente studiata la mortalità precoce per tumore maligno della pleura sull’intero territorio nazionale nei giovani adulti (con meno di 50 anni) su un lungo periodo. La banca dati nazionale della mortalità, disponibile presso l’ISS, è stata usata per analizzare la mortalità tra il 1980-2010, in tutti i comuni italiani. Grazie all’indagine, sono stati rilevati 1.594 decessi per tumore maligno della pleura prima dei 50 anni, ovvero 55 casi in media all’anno. Pur trattandosi di una patologia molto rara (2 casi su 1 milione), questa rappresenta una situazione sentinella in termini di individuazione di esposizioni ambientali, non professionali. L’analisi su base regionale conferma che, tra le regioni con gli eccessi di rischio più elevati, ci sono Liguria, Piemonte, Lombardia e Friuli, dove sono concentrate le attività produttive legate all’amianto. Queste espongono gli abitanti delle zone limitrofe ad un rischio aumentato, fin dalla tenera età, di sviluppare patologie amianto-correlate. Per quanto riguarda il mesotelioma maligno, indagato tra il 2003 e il 2016, sono risultati circa 500 i decessi in tutta Italia (2,5% del totale del mesotelioma).

 

DIFFERENZE FRA UOMO E DONNA

La mortalità per mesotelioma in età avanzata è associata a esposizione occupazionale soprattutto negli uomini. I decessi precoci, invece, sono verosimilmente riferiti ad esposizioni avvenute in età pediatriche e, pertanto, non ci si aspetta una differenza sostanziale tra i due generi. Questa ipotesi trova conferma nei dati del Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM). Uno studio su 16.458 casi di mesotelioma registrati sul periodo 1993-2012, per i quali si dispone di informazioni sull’esposizione all’amianto, mostra un rapporto uomini/donne 9 volte più alto in casi di esposizione professionale, rispetto a casi con esposizione ambientale. Monitorare la mortalità precoce per mesotelioma, rappresenta uno strumento di sorveglianza epidemiologica in aree con documentata contaminazione da amianto, consentendo anche di individuare aree a rischio non ancora note. Le evidenze sull’impatto sanitario delle esposizioni all’amianto dovrebbero essere utilizzate per favorire promozione e prevenzione nei paesi dove l’impiego è ancora diffuso, a causa dell’assenza di normative adeguate. Particolare attenzione andrebbe data ai bambini che subiscono esposizioni ambientali, anche lavorative, a causa dello sfruttamento minorile.

 

PASSI FUTURI

Dal 1 luglio 2025 tutti gli Stati membri dell’Unione Europea avranno dovuto provvedere all’eliminazione dei “prodotti” di amianto (Regolamento UE 2016/1005). L’eradicazione delle malattie amianto-correlate rientra tra le priorità “ambiente e salute” dell’OMS per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. «Nel mondo il 75% dei Paesi è ancora privo di regole», ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza. «Prendersi cura dell'ambiente in cui si lavora e si vive vuol dire prendersi cura della salute di ciascuno». 

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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