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Oncologia

Gliomi maligni: contro le recidive nuove speranze dal carboplatino

pubblicato il 26-08-2019

Le recidive dei gliomi sembrano rispondere al carboplatino, quando la chemioterapia non dà gli effetti sperati. Terapie mirate ancora lontane per i tumori cerebrali

Gliomi maligni: contro le recidive nuove speranze dal carboplatino

Chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Sono queste le opportunità terapeutiche oggi disponibili per curare i gliomi, la categoria dei tumori cerebrali maligni di cui si è molto parlato negli ultimi giorni, a seguito della morte di Nadia Toffa. Le prospettive di vita per chi sviluppa una di queste malattie sono però ancora poco promettenti, motivo per cui la ricerca non si ferma. Nell'attesa di conoscere meglio il loro profilo e di mettere a punto cure meno massive e più mirate, c'è una notizia che offre una speranza ai pazienti che non traggono giovamento dalla chemioterapia standard. L'utilizzo del carboplatino, impiegato nella cura dei tumori cerebrali pediatrici e di diverse altre neoplasie, determina un incremento della risposta terapeutica, osservato per un periodo massimo di sette mesi. 


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LA «SCOPERTA» DEL CARBOPLATINO

La notizia giunge da una ricerca condotta da un team di specialisti dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, i cui risultati sono stati pubblicati sulle colonne del Journal of Neuro-Oncology. I ricercatori hanno condotto uno studio di fase 2 mirato a testare l'efficacia del carboplatino in un gruppo ristretto di pazienti (32) affetto dalla recidiva di un tumore cerebrale maligno non più in grado di rispondere ai trattamenti standard (temozolomide e nitrosouree). All'esito dello studio, i risultati sono stati incoraggianti. La somministrazione settimanale del chemioterapico - in grado di superare la barriera ematoencefalica e di arrivare nella sede del tumore - ha infatti determinato un controllo della malattia su oltre il 30 per cento dei pazienti e una durata della risposta alla terapia di oltre sette mesi. I pazienti che hanno tratto beneficio dal trattamento hanno mostrato un ritardo nella progressione di malattia - alla diagnosi di grado compreso tra il secondo e il quarto - e un tempo più lungo di sopravvivenza rispetto a coloro che non avevano risposto al farmaco. 

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LA RICERCA NON SI FERMA

«Considerando le scarse opportunità terapeutiche disponibili per questi pazienti, il risultato ci consiglia di insistere su questa strada - commenta Alessandra Fabi, oncologa del Regina Elena e prima firma dello studio -. Il prossimo passo prevederà il confronto, in una fase precoce della malattia, tra i risultati conseguiti con una cura a base di carboplatino e gli stessi garantiti dai chemioterapici usati di prima linea per le recidive dei gliomi». Ad accrescere i benefici della terapia è stato l'utilizzo di un antinfiammatorio (desametasone) prima del trattamento con il carboplatino. Nei pazienti che hanno seguito questo protocollo, utile a tenere sotto controllo l'edema cerebrale che accompagna i gliomi, c'è stato un «guadagno» in termini di sopravvivenza di poco superiore a tre mesi. Un risultato di non poco conto, in una fase in cui si continua a discutere circa l'utilità di somministrare un corticosteroide ai pazienti colpiti da un glioma.


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IMMUNOTERAPIA: ANCORA NESSUNA SVOLTA PER I GLIOMI

Il trattamento dei tumori cerebrali rappresenta una delle sfide più difficili in ambito oncologico. Si tratta di malattie eterogenee e aggressive, per le quali esistono pochi spazi terapeutici. Per questo motivo ogni piccolo passo della ricerca clinica che ne migliori la prognosi è da considerare un risultato incoraggiante. Tra le diverse possibili malattie, il glioblastoma è il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo. Le statistiche ufficiali riportano che meno di un paziente su dieci è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Se la prima manifestazione della malattia può essere stata curata prima chirurgicamente e poi con la radio o la chemioterapia, a fare maggiormente paura sono le recidive. Terapie target efficaci, per il momento, non ce ne sono. E l'immunoterapia, che sta cambiando il corso di diverse malattie oncologiche prima incurabili, non è riuscita a imprimere la stessa svolta ai tumori cerebrali. Per cambiare il decorso di questi tumori, occorre completare la conoscenza dei marcatori che le caratterizzano. Grazie al carboplatino, però, potrebbe essere possibile compiere un piccolo passo in avanti, che infonde fiducia ai medici e ai pazienti abituati a confrontarsi quotidianamente con la complessità di un glioma.  
 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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