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Oncologia

I malati di tumore e il nuovo Coronavirus

pubblicato il 09-03-2020
aggiornato il 12-03-2020

Come possono proteggersi i malati di cancro dal Coronavirus? I consigli e i racconti di chi sta affrontando l'emergenza negli ospedali

I malati di tumore e il nuovo Coronavirus

Nel corso di questa emergenza per l’epidemia da nuovo Coronavirus ce lo siamo sentiti dire più volte: il contagio è pericoloso per le persone fragili, motivo per cui in queste settimane per le persone in cura per un tumore e per i loro familiari le preoccupazioni sono tante. Abbiamo cercato di capire cosa si sa del rischio che corrono i pazienti oncologici, cosa si può fare per proteggersi e proteggere le persone care dal Covid-19, la malattia respiratoria causata dal virus, e come si stanno organizzando ospedali e reparti abituati a lavorare sodo, ma impegnati in questo momento in uno sforzo organizzativo e assistenziale imponente.

 

CORONAVIRUS E MALATI DI TUMORE

Nella settimana fra il 16 e il 24 febbraio una missione congiunta OMS-Cina ha esaminato la situazione nel paese colpito per primo e più duramente dall’epidemia. Fra i tanti dati raccolti hanno rilevato che il Covid-19 è risultato particolarmente severo per le persone affette da altre malattie, come patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie croniche, ipertensione e cancro. Sappiamo che nella gran parte dei casi l’infezione si risolve senza problemi, ma per una percentuale intorno al 15 per cento della popolazione colpita si sviluppano complicanze, in un 5 per cento dei casi tanto gravi da richiedere il ricovero in terapia intensiva. Nelle persone colpite e prive di malattie concomitanti la letalità è risultata dell’1,4 per cento in media (Case fatality ratio, ovvero le morti sul totale dei casi riportati), molto alta (21,9 per cento) fra gli ultraottantenni e comunque superiore alla media in persone con altre patologie: 13,2 per cento nei cardiopatici e 7,6 per cento nei malati di tumore. In uno studio su 1.500 casi sempre dalla Cina, i ricercatori hanno esaminato la situazione dei malati di tumore colpiti dal virus (18) e hanno concluso raccomandando cautele speciali per prevenire i contagi, considerando anche l’ipotesi di posticipare terapie debilitanti, quando possibile. Non è chiaro quanto pesino gli effetti del cancro, delle terapie o dell’età, e neppure se per i malati di cancro sia più facile infettarsi. Ciò che si sa è che i rischi per la salute sono probabilmente superiori alla media della popolazione. In un editoriale di commento due esperti hanno commentato: “In questa epidemia di Covid-19 il principale rischio per i malati di tumore è l’impossibilità di ricevere i servizi medici necessari”.

LA SITUAZIONE PER I PAZIENTI ITALIANI 

Non possiamo essere certi che i dati raccolti in Cina siano validi anche per l'epidemia in corso in Italia. Ma sono indicazioni importanti, di cui i medici tengono conto.

In Italia gli oncologi dell'Aiom (Associazione italiana Oncologia Medica) hanno fatto presente la necessità di rispondere all'emergenza anche valutando l'eventualità di rinviare i trattamenti quanto possibile: «Rinvio delle visite di follow-up e attivazione di percorsi di follow-up via mail o telefonica. Non solo. Nel caso di pazienti oncologici in trattamento attivo è opportuno che venga valutato e discusso caso per caso l’eventuale rinvio del trattamento, in base al rapporto tra i rischi (per il singolo e per la collettività) legati all’accesso in ospedale e i benefici attesi dal trattamento stesso».

Gli esperti del Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi ospedalieri) hanno invitato i pazienti a non spaventarsi ma a seguire serenamente delle regole fondamentali di prevenzione, le stesse consigliate a tutta la popolazione (link), con il consiglio di rivolgersi alla struttura oncologica di riferimento oltre che ai medici sul territorio, in caso di sintomi come febbre o disturbi respiratori. Nei giorni scorsi al ministro della Salute roberto Speranza ha scritto Deanna Gatta, presidente dell’associazione Alcase Italia che si batte per i diritti dei malati di cancro al polmone, chiedendo una ordinanza nazionale specifica per i malati oncologici: «Le molte migliaia di malati di cancro al polmone hanno necessità urgente di ottenere misure chiare, univoche e mirate alle loro necessità che sono, come ovvio, assai diverse da quelle di un normale cittadino che accede in ospedale».

Il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli hanno incontrato la scorsa settiman al Dipartimento di Protezione Civile di Roma i rappresentanti delle associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, discutendo di accesso alle strutture per i familiari, le precauzioni per le patologie polmonari, dispositivi di protezione, l’ipotesi di percorsi protetti per i malati che si devono necessariamente spostare. L'incontro ha portato alla stesura di Raccomandazioni specifiche (si vedano le Fonti, in calce).

 

NEGLI OSPEDALI

Intanto, negli ospedali? Molte Regioni hanno deciso di sospendere le visite ambulatoriali e le procedure non urgenti e differibili e nella maggior parte dei casi le visite oncologiche rappresentano una eccezione. Abbiamo cercato informazioni negli ospedali, comprensibilmente impegnati nella gestione dell’emergenza. Ringraziamo chi si è reso disponibile a dare informazioni di servizio utili a tante persone per capire meglio la situazione. Ci hanno raccontato una storia di lotta quotidiana.

 

MILANO: «NELL'EMERGENZA, COOPERAZIONE STRAORDINARIA»

La Lombardia è la regione più colpita al momento, quella che insieme ad altre 14 province italiane è stata oggetto delle misure di contenimento urgenti più severe previste dall'ultimo decreto della Presidenza del ConsiglioStefano Cascinu è primario unità di Oncologia Medica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Ridurre i rischi per i malati e ottimizzare il lavoro in ospedale è il nostro obiettivo. Abbiamo messo in atto misure utili, seguendo le linee guida e confrontandoci con gli altri ospedali». Un primo problema è l’organizzazione delle attività. «Ci sono operatori sanitari che dedicano ore, anche a fine turno, a chiamare i pazienti, ad esempio per concordare di rimandare i controlli non urgenti. Chi deve venire a fare la terapia viene contattato la sera prima per capire se ci sono sintomi sospetti: è difficile, sono malesseri spesso aspecifici che nella gran parte dei casi non c’entrano con l’epidemia, ma chiediamo di rimandare di qualche giorno e di non preoccuparsi». A cosa serve? «A evitare viaggi inutili in ospedale e ogni possibile fonte di contagio. Sia chiaro: queste sono cautele che possono avere senso anche per l’influenza di stagione».

 

IL TEMPO È IMPORTANTE 

«Abbiamo migliorato ulteriormente le procedure di igiene e di controllo per il personale» spiega il professor Cascinu. «Lavoriamo con persone con un sistema immunitario non efficiente e quindi valutiamo ancora più attentamente chi può e non può accostarsi ai malati. L’obiettivo è dare maggior sicurezza senza preoccupare troppo le persone, procedendo come di consueto con tutte le terapie necessarie e non rimandabili: per i malati di cancro la tempestività di diagnosi e cure è spesso determinante per le chance di guarire o di tenere sotto controllo la malattia». Il dottor Cascinu tiene a sottolineare la capacità dell'ospdale di rispondere all'emergenza senza lasciare indietro nessuno: «Con un grande impegno organizzativo e umano per la cura dei pazienti contagiati con COVID19 ma allo stesso tempo garantendo a operatori sanitari e ai pazienti più fragili come quelli oncologici e ematologici controlli tempestivi ed accurati per il sospetto di infezione. Questo in un momento di grande rischio aiuta enormemente il personale e i pazienti a mantenere una serenità ed efficienza per le cure importanti in reparti come il nostro».

 

L’ACCESSO IN OSPEDALE

«Gli accessi sono stati limitati con indicazioni diverse a seconda dei reparti, anche in day hospital non più di un familiare per paziente. Abbiamo chiesto a tutti di capirci, di presentarsi all’orario prestabilito senza anticipare, abbiamo chiesto di avere pazienza se li facciamo aspettare in aree poco comode, per evitare assembramenti». E come reagiscono le persone? «Sa che le dico? Abbiamo avuto la piena collaborazione da parte di tutti, personalmente dico di non avere mai visto un clima di condivisione così forte, da parte di pazienti, familiari, personale. Hanno capito che facciamo di tutto per prevenire problemi a loro, che sono più fragili. Tutti i medici disposti a spiegare gestendo anche 30-40 chiamate per ogni gruppo di patologia».

 

E DOPO COSA RIMARRÀ?

«L’epidemia prima o poi passerà, ma credo che avremo tutti imparato qualcosa per rendere più efficiente l'assistenza ai malati» risponde Stefano Cascinu. «Ad esempio sarà interessante pensare a un filtro telefonico o telematico prima dell’appuntamento in ospedale per capire chi potrà davvero sottoporsi a terapie, per ridurre i rischi e evitare viaggi inutili. Un mio vecchio pallino, poi, migliorare la qualità dell’accoglienza, gli spazi nelle sale d’attesa, evitando assembramenti. Gli ospedali italiani, grandi e piccoli, stanno affrontando sfide difficili ma hanno reagito con prontezza e preparazione. Tutti».

 

CANDIOLO (TO): «RASSICURARE I PAZIENTI, MA LA GUARDIA DEVE RESTARE ALTA»

La Regione Piemonte il 5 marzo ha disposto la sospensione degli interventi chirurgici ordinari e gli interventi sanitari che implichino l’utilizzo delle sale operatorie, fatta eccezione per gli interventi chirurgici urgenti, quelli salvavita e quelli di tipo oncologico. Alle porte di Torino c’è il principale polo oncologico della Regione, l’Istituto IRCCS di Candiolo. Piero Fenu, Direttore Sanitario, ci racconta gli sforzi per rispondere alla situazione di crisi e continuare a rassicurare chi sta già affrontando un momento difficile, come i malati oncologici. «Abbiamo una peculiare esigenza: coniugare la gestione dell’emergenza da Coronavirus con la necessità di non procrastinare le prestazioni a carico dei pazienti oncologici. I tumori sono di per sé malattie urgenti. Da subito abbiamo annullato e rinviato tutti gli congressuali e didattici, tutto ciò che poteva causare assembramenti che non fossero indispensabili per i pazienti».

 

CHI ARRIVA IN ISTITUTO COSA TROVA? 

«Abbiamo limitato l’accesso agli accompagnatori, tranne casi di necessità e previo controllo medico. Un paziente allettato e tranquillo, ad esempio, non ha bisogno dell’assistenza dei familiari, abbiamo pregato i malati di segnalare ai parenti di non venire. C’è stata una altissima comprensione da parte di tutti». Ma non solo. «Abbiamo affisso cartelli esplicativi sulle misure preventive in tutti gli spazi, dall’ingresso dei reparti agli ambulatori. A disposizione di tutti ci sono contenitori con soluzione idroalcolica per disinfettare le mani, l’effetto è equivalente al lavaggio delle mani classico, se accurato. Abbiamo incrementato la sanificazione degli ambienti; divulgato le procedure nei confronti di casi sospetti (pazienti sintomatici che riferiscono contatti con pazienti infetti o provenienti dalle zone rosse) con un protocollo di eventuale trasferimento all’ospedale di riferimento regionale. In ogni situazione abbiamo riscontrato la massima comprensione di tutti. Alla fine questa emergenza si sta dimostrando una prova della cultura e della razionalità degli operatori sanitari, dei pazienti e dei loro familiari».

 

E CON LE VISITE E LE PRESTAZIONI?

«Le nostre prestazioni, come già accennato, rivestono carattere di urgenza, per l’intrinseca gravità delle malattie neoplastiche. Quindi abbiamo confermato le visite e le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e di follow-up». «Quando un paziente viene dimesso, i medici effettuano attività di counseling spiegando le precauzioni da adottare anche a domicilio: lavare le mani spesso e bene, evitare strette di mano e abbracci, cercare di non frequentare luoghi affollati mantenendo comunque una distanza interpersonale di almeno 1 metro, non toccarsi con le mani occhi naso e bocca, coprirsi naso e bocca se si starnutisce o tossisce. In definitiva, anche se sul coronavirus sapremo di più mano a mano che potremo disporre di studi dettagliati, cerchiamo di rassicurare i pazienti ma nel contempo li invitiamo a tenere la guardia alta».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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