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Oncologia

Il tumore cresce quando manca l'ossigeno. Il legame tra Nobel e ricerca sul cancro

pubblicato il 08-10-2019

Scarse quantità di ossigeno permettono al tumore di spegnere la risposta immunitaria. Il Nobel 2019 ha posto le basi per la comprensione dei meccanismi di crescita del cancro

Il tumore cresce quando manca l'ossigeno. Il legame tra Nobel e ricerca sul cancro

Il premio Nobel di quest'anno ha a che fare anche con la ricerca sul cancro. Ai tre vincitori, Kaelin Ratcliffe e Semenza, va il merito di aver identificato i meccanismi molecolari che le cellule mettono in atto quando in risposta ai livelli di ossigeno. Scoperte che hanno contribuito anche a fare luce nella lotta ai tumori. Perché il cancro, a differenza di quanto si possa pensare, cresce meglio quando l'ossigeno manca. Non solo, questa carenza di ossigeno all'interno della massa tumorale fa sì che il sistema immunitario non riesca a combattere efficamente la malattia.

Il Nobel 2019 alla scoperta di come le cellule rispondono all'ossigeno

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07-10-2019
QUANDO MANCA VHL AUMENTA IL RISCHIO DI TUMORE

A far luce sul rapporto tra cancro e livelli di ossigeno ci ha pensato il Nobel Kaelin. Lo scienziato statunitense, sino al 1992, si è sempre occupato della sindrome di Von Hippel-Lindau (VHL), una malattia genetica in cui chi ne è affetto presenta una maggior predisposzione allo sviluppo di diversi tipi di tumore. Il Nobel ha scoperto che questa predisposizione dipende dal gene VHL che è responsabile della produzione di una proteina dagli effetti anti-cancro. Quanndo il gene è mutato, come negli individui che hanno la sindrome, le persone possono andare incontro a diverse forme di tumore. Non solo, Kaelin ha scoperto anche che nelle cellule tumorali con il gene VHL non funzionante, i geni regolati dalla mancanza di ossigeno sono espressi in modo superiore alla norma. 

CON POCO OSSIGENO IL TUMORE SOPPRIME LA RISPOSTA IMMUNITARIA

Partendo da questa scoperta, negli anni a venire le ricerche sul microambiente tumorale si sono intensificate sempre di più. Oggi un dato è certo: i tumori hanno la caratteristica di crescere in condizioni di scarso ossigeno. Una caratteristica importante soprattutto per evadere la controllo del sistema immunitario. Per attaccare il tumore infatti le nostre cellule di difesa hanno bisogno di elevate quantità di ossigeno. All'interno della massa tumorale però questo è particolarmente difficile ed è per questa ragione che la malattia può prendere il sopravvento. L’ambiente in cui prolifera il tumore dunque non rappresenta il terreno fertile affinché il sistema immunitario possa agire efficacemente.


Ma c'è di più: “Diversi recenti studi -spiega Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-Oncologia al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena- hanno dimostrato che l’ipossia nelle cellule tumorali stimola l’espressione di alcuni geni in grado di sopprimere la risposta immunitaria. Di fondamentale importanza dunque è poter identificare in maniera dettagliata tutti i fattori in gioco per correggere quanto avviene in carenza di ossigeno".

«Preparare» il tumore per batterlo con l'immunoterapia

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IDENTIFICARE NUOVI TARGET PER SVILUPPARE NUOVI FARMACI

Allo stato attuale i principali farmaci immunoterapici, che hanno l'obbiettivo di mantenere sempre accesa la risposta immunitaria contro il tumore, agiscono principalmente su due proteine (PD-1 e CTLA-4). Grazie ad essi molte neoplasie possono essere affrontate con ottimi risultati. Non tutti i pazienti però riescono a trarne beneficio. La ricerca è ora al lavoro per aumentare questa quota di malati (compresa tra il 40% e 50%). Una delle possibili strategie consiste nell'individuazione di nuove proteine da colpire. “Identificare nuovi attori coinvolti, come quelli indotti dall’ambiente ipossico, potrà darci la possibilità di sviluppare nuovi immunoterapici da abbinare a quelli già sul mercato. In questo modo riusciremo ad aumentare la percentuale di pazienti che riescono a beneficiare dell’immunoterapia” conclude Maio. 

 

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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