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Oncologia

L'importanza di sentirsi belle, anche quando si è in cura per tumore

pubblicato il 08-07-2019

La qualità della vita di una persona in terapia oncologica migliora anche trattando la sua pelle. Prime evidenze da un gruppo di donne con un tumore al seno

L'importanza di sentirsi belle, anche quando si è in cura per tumore

Prima le cure salvavita. Poi quelle per l’«anima». Le une non escludono le altre, se di fronte si ha una donna alle prese con un tumore al seno. Anzi. Tutelare il suo stato di salute psicologico, anche attraverso una maggiore attenzione all’estetica, può essere un valido supporto «per migliorare i tassi di successo delle cure oncologiche, favorendo una maggiore adesione alle terapie», afferma Gabriella Pravettoni, direttore del dipartimento di oncologia ed emato-oncologia dell’Università di Milano e della divisione di psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo). Una considerazione resa commentando una ricerca che ha evidenziato come una maggiore attenzione all’estetica delle pazienti oncologiche possa agevolare il loro percorso terapeutico. Migliorando il loro aspetto, di fatto, si può agevolare la «coesistenza» con la malattia.


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CURARE L'ESTETICA PER MIGLIORARE LA QUALITA' DI VITA DELLE PAZIENTI

Protagoniste dello studio sono state 170 donne colpite da un tumore al seno. Gli specialisti dello Spazio Benessere dell’Ieo le hanno suddivise in due gruppi. Cento pazienti sono state sottoposte ai trattamenti sperimentali secondo il protocollo messo a punto dall’Associazione Professionale di Estetica Oncologica (Apeo), le altre settanta (in cura) non hanno ricevuto alcun trattamento estetico, salvo ricorrere a cosmetici di uso comune. Obbiettivo dello studio era quello di valutare quanto i trattamenti (con prodotti specifici) fossero efficaci nel migliorare la qualità di vita durante e dopo le terapie. La percezione dei sintomi cutanei percepiti e degli stati d’animo negativi («distress») è stata rilevata in tre diversi momenti: all’inizio dello studio e a distanza di uno e quattro settimane dall'avvio del trattamento. Dopo un solo mese, l’adesione ai protocolli messi a punto dalle estetiste oncologiche è stata sufficiente a migliorare il tono dell’umore e ad attenuare le manifestazioni cutanee delle terapie. Opposto invece si è rivelato il decorso dei due indicatori tra le donne non sottoposte al trattamento.

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LE CONSEGUENZE DELLE TERAPIE PER LA PELLE

Si tratta di risultati preliminari, che denotano però un potenziale nella cura dell’estetica della paziente oncologica. «Insegnare alle donne affette da un tumore a prendersi cura della propria immagine, nonostante il cancro, è un’opportunità per aiutarle a sentirsi più a loro agio e a rilassarsi prima delle terapie», aggiunge Pravettoni, che è anche membro del comitato scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. Nello studio sono state considerate soltanto donne colpite da un tumore al seno, ma gli effetti collaterali delle cure sono rilevabili indipendentemente dalla malattia oncologica. Evidenze analoghe, pertanto, potrebbero riguardare anche donne (e uomini) colpite da altri tumori. Quanto alle manifestazioni cutanee, la chemioterapia può determinare gonfiore, fragilità delle unghie, secchezza ed eruzioni cutanee. Diverse invece quelle indotte dalla radioterapia: dall’ispessimento della cute nella zona irradiata al suo cambiamento di colore

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INTERVENTI COMPLEMENTARI

La progressiva introduzione della figura dell’estetista - non generica, ma formata per trattare le manifestazioni cutanee nel malato di tumore - in diversi reparti di oncologia italiani sta contribuendo ad accendere i riflettori sulla qualità della vita dei pazienti in terapia. Detto ciò, questi trattamenti (messi a punto da oncologi, psiconcologi, chirurghi plastici, fisioterapisti ed esperti in cosmetologia) non fanno ancora parte dei protocolli di cura. «L’auspicio è che in un futuro prossimo possano essere inseriti come interventi complementari nella gestione delle alterazioni cutanee rilevabili nei pazienti oncologici», conclude Carolina Ambra Redaelli, presidente dell’Apeo.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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