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Oncologia

Troppi antiossidanti possono far crescere un tumore

pubblicato il 30-10-2015
aggiornato il 23-02-2017

Due ricerche su animali evidenziano una progressione del melanoma. Gli esperti: per i malati oncologici cautela con gli integratori, sì a frutta e verdura

Troppi antiossidanti possono far crescere un tumore

Sono entrati a far parte della dieta in quanto elementi in grado di garantire una maggiore conservabilità degli alimenti. Nel tempo, però, gli antiossidanti sono saliti alla ribalta come sostanze in grado di proteggerci dalle malattie cardiovascolari, di ritardare l’invecchiamento cellulare e come preziosi alleati alla lotta al cancro. Ma alcuni studi recenti sembrano affermare il contrario, rispetto a quest’ultimo punto.

 

GLI “SPAZZINI” DELL’ORGANISMO

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di impedire o rallentare la velocità delle reazioni di ossidazione di composti organici e inorganici. È da queste che, come prodotto di scarto, si formano i radicali liberi, molecole di ossigeno altamente reattive in grado di danneggiare le strutture della cellula, in particolare il Dna. Gli antiossidanti riescono a “catturare” i radicali liberi che si generano dal metabolismo cellulare: ecco perché sono considerati importanti nella protezione del danno cellulare. I più importanti presenti in natura e ingeriti attraverso gli alimenti o alcuni integratori sono la vitamina E, la vitamina C, i polifenoli e i carotenoidi (contenuti in molti frutti e nella verdura) e altre molecole contenute nel caffè, nel e nel cioccolato.

 

LE ULTIME EVIDENZE “BOCCIANO” GLI ANTIOSSIDANTI

Fu il Premio Nobel Linus Pauling, negli anni ’70, a ipotizzare che una supplementazione della dieta con vitamina C potesse proteggere l’organismo dal cancro. Una lettura controversa, che nel 2013 portò a prende posizione anche Jim Watson, uno degli scopritori del Dna, attraverso le colonne di Open Biology: «C’è una buona base di studi oggi disponibile che ci permette di escludere l’efficacia degli antiossidanti nella prevenzione di alcuni tumori e nella possibilità di allungare la vita dei malati». A quale delle due sponde riconduce la scienza? Due recenti studi, appena pubblicati su Science Translational Medicine e su Nature, sembrano dare credito all’ipotesi di Watson.

Da entrambe le ricerche, condotte su topi in cui erano state trapiantate cellule colpite da melanoma, si evince che la somministrazione di integratori alimentari contenenti antiossidanti - N-acetilcisteina nella dose di un grammo per litro, equivalente ai 650-1300 milligrammi al giorno garantiti da molte capsule in commercio per uso umano - è in grado di accelerare il percorso di formazione delle metastasi. E, di conseguenza, ridurre la prospettiva di vita dei pazienti. Un riscontro che, un anno fa, era emerso pure valutando alcuni ratti colpiti da un tumore al polmone e che, secondo gli autori della ricerca apparsa su Nature, «è predittivo del grado di progressione della malattia anche nell’uomo». Nessuna nuova prova di efficacia è stata condotta su animali sani. 

 

CAUTELA NEI MALATI ONCOLOGICI

I due studi fanno riferimento all’integrazione della dieta e non al consumo di alimenti normalmente ricchi di antiossidanti. A bocciare l’impiego “extra” di queste molecole nei pazienti colpiti da un melanoma sarebbe «la capacità dei radicali liberi dell’ossigeno di uccidere le cellule metastatiche», afferma Sean Morrison, direttore del Children’s Medical Center della Southwestern University di Dallas. Ciò significa che quel che per le persone sane può rivelarsi un beneficio, risulterebbe essere un aggravio allo stato di salute di dei malati oncologici. Stando a quanto visto nei topi malati, l’azione degli antiossidanti toglierebbe dalla scena le uniche molecole in grado di arrestare la progressione tumorale.

È per questo motivo che, nel corso degli ultimi vent’anni, si è arrivati anche alla sospensione di alcuni trial, pubblicati sul New England Journal of Medicine, sul Journal of the American Medical Association e sul Journal of the National Cancer Institute: i pazienti affetti da tumore al polmone cui erano somministrati antiossidanti (betacarotene) morivano prima rispetto a quelli inseriti nel gruppo di controllo. «La cautela nell’utilizzo di dosi eccessive di antiossidanti è ormai consolidata, non soltanto in oncologia - chiosa Gianluigi Russo, primo ricercatore all’istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino -. Una dieta ricca in frutta e verdura è più efficace, meno costosa e più sicura rispetto a una supplementazione con gli integratori».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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