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Oncologia

Tumore del polmone: nuovi farmaci e diagnosi precoce

pubblicato il 04-10-2018
aggiornato il 17-10-2018

Il bilancio dopo il convegno di Toronto con gli esperti: dai nuovi farmaci alle conferme sulla Tac spirale per lo screening delle persone ad alto rischio

Tumore del polmone: nuovi farmaci e diagnosi precoce

Dalla conferenza mondiale sul tumore del polmone in Canada, sono giunte almeno un paio di notizie incoraggianti: arrivano nuovi farmaci e si consolida l’idea che questa forma di cancro, ancora così complessa da curare, si possa diagnosticare in fase precoce, cioè quando c’è speranza di guarirla o controllarla.


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Con 41.800 nuovi casi diagnosticati in Italia nel 2017 il tumore del polmone è il terzo più diffuso nel nostro Paese e resta, da anni, il più letale. Purtroppo, infatti, l’ottanta per cento dei pazienti arriva alla diagnosi con una neoplasia già in fase avanzata, con metastasi, anche perché nei suoi stadi iniziali la malattia non dà segni evidenti della sua presenza.


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SPERANZE DALLA DIAGNOSI PRECOCE

Finalmente però sono stati compiuti dei progressi importanti nelle terapie, che sono stati al centro dell’attenzione degli oltre settemila specialisti provenienti da tutto il mondo riunitisi a Toronto per l’appuntamento annuale dell’International Association for the Study of Lung Cancer (Iaslc). Al convegno mondiale l’attenzione degli specialisti è stata rivolta anche alla diagnosi precoce di questa malattia, che nell’85 per cento dei casi riguarda i fumatori. Sono infatti stati presentati i dati di uno studio sulla Tac spirale, esame di screening che si è dimostrato efficace nel ridurre la mortalità per carcinoma polmonare di chi è più a rischio di ammalarsi, ovvero proprio i tabagisti. «Avanza nella comunità scientifica internazionale la convinzione, giustificata dai dati clinici di recente ottenuti, che in un arco di tempo di 4-5 anni il carcinoma polmonare possa essere diagnosticato in fase più precoce ed essere approcciato sul piano terapeutico con armi sempre più efficaci - afferma Giorgio Scagliotti, ordinario di oncologia medica, direttore dell’oncologia dell’Università di Torino e presidente della Iaslc -. Questo non vuole dire che saremo in grado di guarire ogni singolo paziente, ma ragionevolmente potremo allungare l’aspettativa di vita di un considerevole proporzione dei pazienti affetti da questa patologia cosi socialmente rilevante».

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NUOVI FARMACI IMMUNOTERAPICI IN ARRIVO

Diverse le novità terapeutiche annunciate nel corso del convegno in Canada. «Sono stati presentati in sessione plenaria diversi studi clinici che avranno un forte impatto nella pratica clinica - spiega Carmine Pinto, direttore dell’oncologia dell'Irccs Santa Maria Nuova di Reggio Emilia -. Un risultato rilevante è stato il dato di sopravvivenza dello studio Pacific (di fase III randomizzato, ndr) che confrontava una nuova molecola in pazienti per i quali da moltissimi anni non avevamo strategie innovative. Si tratta dei malati con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio 3 inoperabile, che viene diagnosticato a circa diecimila italiani ogni anno. Dopo una chemio-radioterapia standard (combinata o sequenziale), è stata loro somministrata una terapia di mantenimento, con l’intento di tenere sotto controllo la malattia: il nuovo anticorpo monoclonale anti-PD-L1 durvalumab confrontato con un placebo. Anche rispetto ai dati già positivi ottenuti in passato, ora si è registrato un miglioramento della sopravvivenza globale nei pazienti che ora arrivano in media a 28 mesi. Non sono stati rilevati incrementi importanti in tossicità, in particolare per le polmoniti interstiziali, un effetto tossico dell’immunoterapia ma anche della radioterapia, che rimangono dell’ordine del 4,8 per cento nel braccio con durvalumab e del 2,6 per cento nel braccio trattato con solo placebo. A oggi il trattamento di chemio-radioterapia seguita da immunoterapia di mantenimento con durvalumab rappresenta il nuovo standard di cura nei pazienti con questa neoplasia polmonare in stadio 3 di malattia».


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UN MIX DI TRE FARMACI PER IL TUMORE A PICCOLE CELLULE

«Un altro studio di fase 3 pare aver centrato l’obiettivo anche nel carcinoma polmonare a piccole cellule, che rappresenta circa il venti per cento di tutti i casi tumore ai polmoni diagnosticati - prosegue Pinto -. Anche in questo caso non avevamo novità rilevanti da moltissimo tempo, ma ora lo studio IMpower133, che confrontava in pazienti con stadio di malattia estesa il regime standard carboplatino-etoposide con lo stesso mix a cui veniva aggiunto un anticorpo monoclonale anti-PD-L1, l’atezolizumab, porta a migliorare la sopravvivenza di due mesi, senza un rilevante incremento della tossicità. E quindi la combinazione dei tre medicinali può rappresentare un nuovo possibile standard in questo gruppo di pazienti. Infine, ci fanno ben sperare gli esiti dello studio di fase 3 ALTA1L, che si concentrava sui malati con adenocarcinoma polmonare con ri-arrangiamento del gene ALK, rappresentante circa il tre per cento dei tutti casi di adenocarcinoma. I ricercatori hanno confrontato due farmaci che inibiscono ALK: uno nuovo, il brigatinib, e il capostipite degli ALK-inibitori, crizotinib. A un anno dalla terapia, risultavano liberi da progressione di malattia 7 malati su 10 fra quelli trattati con brigatinib rispetto ai 4 su 10 con crizotinib. E con un rilevante vantaggio nelle risposte obiettive per le metastasi cerebrali (78 verso 29 per cento), che si presentano frequentemente in questo tipo di tumori polmonari».

DIAGNOSI PRECOCE PER PERSONE AD ALTO RISCHIO

«Lo studio Nelson, condotto in Olanda e presentato in sessione plenaria, suggerisce che la via della prevenzione secondaria in pazienti con tumore del polmone ad alto rischio può essere percorribile - conclude Pinto -. Di fronte a questi risultati si può aprire, a mio avviso, anche per il tumore del polmone la potenzialità di un programma di screening per la popolazione ad alto rischio, che va però adeguatamente definita. Occorre pertanto un nuovo approccio culturale, unito alla disponibilità di tecnologie, di competenze e formazione specifica dei professionisti. Una sfida nuova anche per il nostro servizio sanitario nazionale, ma che può contribuire alla riduzione della mortalità per tumore del polmone, ribadendo sempre che il principale strumento rimane sempre quello dell’eliminazione delle cause, e in primis il fumo».


Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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