Non solo fumo di sigaretta. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del polmone, non è una novità, c'è anche l'inquinamento atmosferico. Come quest'ultimo sia in grado di causarlo soprattutto nei non fumatori è però rimasto un mistero per molto tempo. Uno studio presentato al congresso dell'European Society for Medical Oncology in corso a Parigi ha finalmente chiarito come ciò avviene: l'inquinamento atmosferico, in presenza di particolari mutazioni nei geni EGFR e KRAS nelle cellule dell'albero respiratorio, è in grado di promuovere la trasformazione tumorale. Una caratteristica che potrebbe essere sfruttata sia ai fini di diagnosi precoce sia per bloccare il meccanismo grazie ad alcuni farmaci già in commercio.
FUMO, INQUINAMENTO E TUMORE DEL POLMONE
Ogni anno in Italia, secondo i dati dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, si registrano poco più di 40 mila nuove diagnosi di tumore al polmone. Di queste, circa il 75-80% è da ricondurre all'abitudine al fumo di sigaretta, primo fattore di rischio per lo sviluppo della malattia. Esistono però dei casi in cui, nonostante non si sia mai fumato, il tumore compare comunque a causa di altri fattori di rischio come l'inquinamento atmosferico ed in particolare l'esposizione al PM2.5, il particolato atmosferico più fine capace di arrivare nelle porzioni più profonde dell'albero respiratorio.







