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Oncologia
Daniele Banfi

Tumore del polmone: una mappa delle mutazioni per scegliere la giusta terapia

pubblicato il 02-05-2022


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La piattaforma ATLAS, raccogliendo i profili molecolari dei diversi tumori al polmone, aiuterà gli oncologi nella scelta delle terapie più adatte in base alle specifiche mutazioni

Tumore del polmone: una mappa delle mutazioni per scegliere la giusta terapia

Nel tumore del polmone la ricerca ha fatto passi avanti da gigante. Se sino a pochi anni fa la chemioterapia era la sola strategia di cura nella malattia in metastasi, oggi grazie all'immunoterapia e alle terapie a bersaglio molecolare il tumore può essere affrontato con maggiore successo. In circa un terzo dei casi il tumore al polmone più diffuso -l'NSCLC, quello non a piccole cellule, che rappresenta quasi il 90% di tutti i tumori a quest'organo- presenta delle particolari mutazioni che lo rendono particolarmente adatto ad essere trattato con farmaci a bersaglio molecolare. Complice però lo sviluppo di tecniche di sequenziamento genico sempre più sofisticate, stanno emergendo nuove mutazioni che potrebbero essere sfruttate per meglio scegliere le terapie. Ed è proprio in questo contesto che è nata la piattaforma ATLAS, il primo database italiano contenente il profilo molecolare completo di tutti i tumori del polmone. Uno strumento, realizzato da Medica Editoria e Diffusione Scientifica con il patrocinio di WALCE Onlus, in grado di guidare i diversi professionisti sanitari nel comprendere il valore clinico di ogni singola mutazione per scegliere la migliore cura per il paziente che hanno di fronte. 

Tumore del polmone: curarlo con l'immunoterapia e i farmaci a bersaglio molecolare

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31-05-2021

 

QUANTO E' DIFFUSO IL TUMORE DEL POLMONE?

Come nella maggior parte dei Paesi industrializzati, anche in Italia il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro. Nel nostro Paese il 18,8% delle morti per cancro riguarda pazienti con tumori del polmone: il 23,9% se consideriamo solo gli uomini (prima causa di morte per tumore) e l'12,5% se consideriamo solo le donne (seconda causa, dopo il tumore del seno). Con 41 mila nuove diagnosi all'anno, rappresenta il secondo tumore più diagnosticato dopo il tumore al seno. Quando la malattia è in fase avanzata e la rimozione chirurgica non è più possibile, l'obbiettivo delle terapie è quello di controllare le metastasi. Sino al 2010 nessun farmaco era in grado di riuscire ad incidere in maniera significativa sull'aspettativa di vita dei malati ma nei casi in cui il tumore era già in fase avanzata, solo il 5,5% dei pazienti trattati con chemioterapia era vivo a 5 anni dalla diagnosi. Una situazione di totale impotenza sbloccata grazie all'avvento dell'immunoterapia, quell'approccio che prevede la somministrazione di farmaci capaci di "risvegliare" il nostro sistema immunitario per riconoscere ed attaccare le cellule cancerose. 

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COME SI CURA?

Ma l'immunoterapia non è la sola strategia anti cancro dei polmoni. Proprio perchè alcune neoplasie polmonari presentano caratteristiche genetiche peculiari, negli anni sono stati sviluppati farmaci a bersaglio molecolare capaci di agire selettivamente sulle caratteristiche specifiche di questi tumori. «Questo approccio -spiega la professoressa Silvia Novello, ordinario di Oncologia Medica all'Università di Torino e membro del board scientifico della piattaforma- è utilizzato all'incirca in un terzo dei pazienti al momento della diagnosi, ma questo è un settore in continua evoluzione che vedrà presto l’avvento di nuovi target e, di conseguenza, nuovi test e nuovi farmaci. L’interesse e l’impegno e gli investimenti si basano ovviamente sul fatto che la migliore selezione dei sottogruppi di pazienti ha portato ad un’efficacia superiore dei trattamenti, garantendo lunghe aspettative di vita ad una malattia che fino a 15 anni fa, a fatica, superava l’anno di mediana di sopravvivenza».

 

QUALI SONO LE TERAPIE DISPONIBILI IN ITALIA?

Ad oggi nel nostro Paese le indicazioni terapeutiche registrate e rimborsate riguardano le mutazioni nei geni EGFR, ROS1, Alk e BRAF. «Queste sono quindi le alterazioni di minima che assolutamente devono rientrare fra le informazioni disponibili prima di dare un'indicazione di cura a questi pazienti. Per EGFR abbiamo a disposizione inibitori tirosinochinasici di I, II e III generazione, il cui sviluppo ed indicazione si è succeduta nel tempo portando oggi osimertinib all’indicazione nella prima linea di trattamento. Per Alk almeno cinque sono gli inibitori specifici, che possono essere impiegati all’atto della diagnosi o al momento della progressione. Per ROS1 ad oggi l’unica indicazione registrata e rimborsata è per crizotinib, ma altre molecole sono in via di sviluppo. Per BRAF l’indicazione è quella dell’associazione di dabrafenib e trametinib» spiega la Novello.

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QUALI SONO I NUOVI BERSAGLI STUDIATI?

Potendo disporre di tecniche di sequenziamento sempre più precise, la carta di identità del tumore si fa sempre più dettagliata. «Se oggi l’indicazione delle terapie target riguarda circa un terzo dei pazienti, il futuro è sicuramente l’estendersi dell’indicazione non solo nella malattia avanzata, ma anche nei pazienti completamente resecati (e in questo ambito osimertinib ha già dato risultati promettenti nei pazienti con mutazione di EGFR) ossia nella malattia precoce dove davvero possiamo parlare di guarigione dalla malattia. L’estensione delle indicazioni significa identificare altri target, ossia altri biomarcatori predittivi per i quali siano disponibili farmaci efficaci, in grado di migliorare significativamente la quantità (e qualità) di vita dei pazienti. Tra i vari target quelli che sono più vicini ad un’indicazione di cura specifica (in quanto per alcuni di questi esistono già indicazioni da parte dell’agenzia regolatoria americana) sono KRAS, MET, RET, EGFR exon 20» precisa l'esperta.

Non solo, il mondo dell’oncologia di precisione e della profilazione molecolare si sta sempre più arricchendo, la mole di informazioni da gestire è in rapida crescita, con nuovi dati spesso in piccoli sottogruppi di pazienti e non noti a tutti gli oncologi, soprattutto se si tratta di professionisti non dedicati specificatamente al tumore polmonare. Molte alterazioni molecolari che vengono oggi identificate e che verranno descritte nel prossimo futuro saranno percentualmente rare, anche in una malattia con un’incidenza così elevata. Ed è proprio su queste alterazioni meno frequenti è importantissimo che chi fa la diagnosi e chi prescrive la terapia possano confrontarsi con altri centri e possano farlo in maniera rapida e semplice.

 

COME FUNZIONA LA PIATTAFORMA ATLAS?

La piattaforma ATLAS nasce proprio per questo: fornire la carta di identità dei diversi tumori del polmone identificando le mutazioni che lo compongono e sfruttare queste informazioni per migliorare la scelta delle terapie. «Poter conoscere la malattia che si ha di fronte ci consente di indirizzare il paziente verso cure o sperimentazioni adatte proprio a quel tipo di tumore. L'ambizione di ATLAS, riassumendo, è quella di poter fare la differenza in ogni caso in cui la presenza di alterazioni del DNA renda il paziente eleggibile al trattamento con farmaci a bersaglio molecolare. Ciò significa fornire possibilità in più al malato migliorando anche la qualità di vita dovuta alla possibilità di non sottoporsi a chemioterapia» conclude la Novello. 

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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