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Oncologia

Una giornata da dedicare a tutti i piccoli malati di cancro

pubblicato il 15-02-2018
aggiornato il 04-04-2018

Il 15 febbraio si celebra la giornata mondiale contro i tumori infantili. In Italia tassi di guarigione tra l'80 e il 90 per cento, nei Paesi in via di sviluppo mortalità altissima

Una giornata da dedicare a tutti i piccoli malati di cancro

Il 15 febbraio, come ogni anno a partire dal 2003, nel mondo si celebra la giornata mondiale sui tumori infantili. Il cancro rappresenta la principale causa di morte nei pazienti pediatrici, tra le malattie non trasmissibili.


«Mio figlio ha un tumore». Cosa può fare un genitore? 

TUMORI E BAMBINI: I NUMERI IN ITALIA E NEL MONDO

A livello mondiale, i nuovi casi l'anno sono più di trecentomila, anche se la stima è considerata difettosa, dal momento che in molti Paesi non esiste un registro specifico per le malattie oncologiche dei bambini e seimila sono le nuove diagnosi in Europa. In Italia, ogni anno, si ammalano di tumore all'incirca duemila tra bambini (0-14 anni) e adolescenti (15-19). Nel nostro Paese i tassi di guarigione sono cresciuti in maniera significativa, negli ultimi quarant'anni. Provando a fare una media tra le diverse malattie che possono colpire i più piccoli, oggi i tassi di sopravvivenza sono compresi tra l'80 e il 90 per cento. Ben più grave è invece l'impatto dei tumori pediatrici nei Paesi in via di sviluppo, dove il ritardo diagnostico e la ridotta disponibilità terapeutica fanno sì che i numeri risultino letteralmente ribaltati: l'80-90 per cento dei piccoli pazienti che non riescono a superare la malattia, com'è invece successo ad Ascanio.

 LA DISPARITA' NELL'ACCESSO ALLE CURE

Il messaggio condiviso per l'occasione dall'organizzazione Childhood Cancer International punta a sollevare il problema della disparità nell'accesso alle cure nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito, dove vive l'ottanta per cento dei bambini con tumore: tra Africa, Asia, America Latina e alcuni Stati dell'Europa orientale e meridionale. Uno scenario da cui scaturiscono tassi di sopravvivenza drasticamente più bassi, documentati in uno studio epidemiologico pubblicato poche settimane fa sulla rivista The Lancet. Un cancro al cervello è superato da meno di quattro bambini su dieci in Brasile e in Messico, mentre da quasi il doppio dei coetanei svedesi, danesi e slovacchi: giusto per fare un esempio. Da qui l'appello di Dina Mired, sopravvissuta a un linfoma in età pediatrica e oggi presidente di quella che la più grande organizzazione di sostegno ai pazienti colpiti da un tumore infantile: «La possibilità di vivere oltre la malattia non dovrebbe dipendere dalla geografia. Più della paura che genera la malattia, c'è la paura di non superarla perché il proprio figlio vive in un Paese che non è all'avanguardia nelle cure oncologiche. A tutti i pazienti, ma ai bambini in particolare, dovrebbero essere date eguali possibilità di cura: indipendentemente da dove vivano». 


Così cambia la vita dei giovani colpiti da un tumore

COSA ACCADE IN ITALIA?

La situazione italiana, come detto, è più rosea. «Oggi abbiamo fatto enormi passi avanti, tanto che le percentuali di guarigione per vari tumori raggiungono l'80-90 per cento, mentre erano solo del dieci per cento meno di quarant'anni fa - afferma Franca Fagioli, direttore dell'unità operativa di oncoematologia pediatrica all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino e presidente dell'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop) -. Ma per migliorare ulteriormente occorre sviluppare nuovi farmaci che siano sperimentati e testati sulla popolazione pediatrica, per garantire una maggiore efficacia ed un'azione più mirata». Il problema, però, «è che le aziende farmaceutiche non sviluppano tali sperimentazioni, spesso per mancanza di interesse: in Italia soltanto l'otto per cento delle sperimentazioni di farmaci è condotta nell'interesse esclusivo del bambino». Ancora più delicata è la situazione degli adolescenti, che non possono essere considerati né bambini né adulti. «Stiamo parlando di pazienti speciali, con bisogni specifici, oltre che complessi - aggiunge Giuseppe Maria Milano, che di loro si prende cura nel dipartimento di oncoematologia pediatrica e medicina trasfusionale dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: lo stesso in cui nei giorni scorsi è stato raggiunto un importante risultato per la cura della leucemia linfoblastica acuta -. I ragazzi si trovano ad affrontare la diagnosi e la cura del tumore mentre si accingono a raggiungere alcune tappe fondamentali dello sviluppo. Con loro occorre entrare in sintonia, per conquistare la fiducia». Aspetto sottolineato peraltro da un editoriale pubblicato stamane sulla rivista The Lancet Child & Adolescent Health. Gli adolescenti non dovrebbero mai sottovalutare sintomi persistenti, per la paura di affrontare il sospetto della malattia. «Il ritardo diagnostico può avere come conseguenze il peggioramento della malattia e un significativo impatto sulle probabilità di guarigione», chiosa l'esperto.

TUMORE DEGLI ADOLESCENTI:
A QUALI SINTOMI PRESTARE ATTENZIONE?

IL NOSTRO IMPEGNO

Sulla causa dei tumori pediatrici la Fondazione Umberto Veronesi è impegnata da tre anni: con la raccolta di fondi da destinare alla ricerca, alle cure e alla corretta informazione relativamente ai tumori che colpiscono i più piccoli. Diverse le iniziative in atto, racchiuse sotto il cappello del progetto Gold for Kids. Fino al 24 febbraio è possibile inviare un sms al 45540 (o chiamando lo stesso numero da rete fissa) per sostenere l'apertura di un nuovo protocollo di cura per la leucemia linfoblastica acuta: la più diffusa neoplasia del sangue che colpisce i bambini. Un sostegno potrà essere dato anche in occasione dell'evento di piazza previsto in tutta Italia per il 10 e l'11 marzo. In corso nelle scuole della Penisola è pure il progetto #Fattivedere, dedicato all’importante tema della prevenzione negli adolescenti

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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