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Pediatria

Covid-19: l'isolamento raccontato da bambini e adolescenti

pubblicato il 24-06-2020

Uno studio avverte: avremo più casi di depressione tra i giovanissimi. Ma la condivisione dell'isolamento potrebbe attutire l'impatto. I dati sui ragazzi italiani

Covid-19: l'isolamento raccontato da bambini e adolescenti

Giunge dalla Gran Bretagna una ricerca dalle conclusioni piuttosto allarmanti sugli effetti dell’isolamento per il coronavirus per bambini e adolescenti. «Sappiamo che c’è una forte associazione tra solitudine e depressione nei giovani, sia nell’immediato sia sul lungo termine - afferma Maria Loades, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e ricercatrice del dipartimento di psicologia clinica all'Università di Bath -. Questo effetto può rimanere latente. Motivo per cui potrebbero occorrere anche dieci anni per capire a fondo l’impatto che il Covid-19 può avere creato sulla salute mentale». Queste le conclusioni di una review pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, che suonano come un avvertimento per le autorità competenti: «Occorre rafforzare i servizi di salute mentale, tra qualche anno potrebbe esserci un'ondata di casi di depressione».


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ORA PRIMA IL GIOCO POI LO STUDIO

«Più lungo è un periodo vissuto in solitudine, maggiore è l'impatto sul rischio di ammalarsi di depressione tra i bambini e i ragazzi un maggiore impatto sui livelli di depressione - continua Loades -. Per questo, col ritorno a scuola, occorrerà privilegiare il gioco rispetto ai progressi negli studi, così che riescano a ristabilire in pieno i rapporti con i compagni e a recuperare parte dei disagi patiti nel periodo di clausura». In una lettera al ministro dell’Istruzione inglese, Gavin Williamson, i ricercatori di Bath avvertono: «Una salute emotiva povera nei bambini conduce a lunghi problemi di salute mentale, a minori risultati nello studio e porta un notevole peso economico».

 

 

MA QUESTA È UNA SOLITUDINE "CONDIVISA" 

Nello studio sono stati presi in esame bambini, adolescenti e giovani adulti: con un'età compresa tra 4 e 21 anni. Dall'indagine è emerso che i giovani e i giovanissimi che sono da soli, hanno tre volte la probabilità di ammalarsi, in futuro, di depressione. L'effetto, secondo gli studiosi, potrebbe concretizzarsi fino a nove anni più tardi. Conclusioni «esagerate - secondo Alfio Maggiolini, docente di psicologia del ciclo di vita all’Università di Milano-Bicocca -. Vero è che isolamento depressione sono spesso collegate, in entrambe le direzioni: la solitudine può generare una depressione, così come questa ha tra i suoi sintomi il ritiro sociale. Ma la clausura dovuta al lockdown ha avuto un aspetto particolare: è stata condivisa da tutti. Questo potrebbe fare la differenza. Se io sono solo, costretto all’isolamento, mentre tutti gli altri escono e vanno a divertirsi, la situazione è sicuramente più pesante». Continua Maggiolini, chiamando in causa la famiglia: «Non si poteva andar fuori e vedere gli amici, ma in compenso per i bambini vi era una maggiore vicinanza con i genitori: un'eccezione, considerando che padri e madri sono spesso lontani per lavoro. Questo aspetto, in alcuni casi, è servito a rinsaldare i legami. Al contario, nelle famiglie in cui ci sono state molte liti, l’isolamento ha creato maggiori disagi. Ma non si può generalizzare né imputare questo alle misure per il Covid».  


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ADOLESCENTI SEMPRE CONNESSI (COME PRIMA)

Gli eventi sono percepiti dai bambini sempre attraverso la mediazione dei genitori. Se il papà e la mamma sono sereni, lo sono di conseguenza anche loro. Nel loro caso, dunque, le ripercussioni della quarantena dipendono in larga parte da questo aspetto. Quanto agli adolescenti, invece, la realtà fatta di una socialità quasi esclusivamente virtuale, ha attenuato la solitudine durante la quarantena. «Negli anni recenti, e nell’ultimo in particolare, c’è stato un incremento dei contatti tra coetanei sul pc, sui social, sui cellulari - prosegue l'esperto -. Perciò gli adolescenti non hanno subìto un vero isolamento. Loro sono più abituati di noi a essere connessi in modo virtuale con gli amici». Anche una ricerca promossa dall’ospedale pediatrico Gaslini ha rilevato diversi disagi emotivi in bambini e adolescenti. La rilevazione, svolta online in tutta Italia (tra il 24 marzo e il 3 aprile) e presentata al Ministero della Salute, è stata compiuta nei primi giorni della quarantena, dal 24 marzo al 3 aprile

 

I DATI SU BAMBINI E RAGAZZI IN ITALIA

Come osservato da Maggiolini, anche i ricercatori dell'ospedale genovese affermano che il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini e dei ragazzi è associato al grado di malessere dei loro genitori. Questo significa che, all’aumentare dei sintomi di stress causati dall’emergenza Covid-19, nei padri e nelle madri (disturbi d’ansia, dell’umore, del sonno, consumo di farmaci ansiolitici), tra i bambini e gli adolescenti è cresciuta la diffusione dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva. Guidati da Lino Nobili, a capo del dipartimento di neuropsichiatria infantile del Gaslini, gli specialisti hanno condotto un'indagine su 6.800 persone, di cui quasi la metà con figli minorenni. Tra i bambini con meno di 6 anni, i problemi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, i disturbi del sonno (paura del buio, risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi) e i disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione). Mentre nei bambini e nei ragazzi (6-18 anni), è prevalsa una sensazione di mancanza d’aria e una significativa alterazione del ritmo del sonno (con tendenza ad andare a letto molto più tardi e non riuscire a svegliarsi al mattino), oltre che un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore.


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RIABITUARE I BAMBINI ALLA NORMALITA’

«I bambini e gli adolescenti sono coloro che hanno pagato il prezzo più alto durante il lockdown - osserva la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa -. Non poter andare a scuola, non poter vedere le proprie maestre e i propri compagni di classe, non poter correre e giocare in un parco con i propri amici li ha certamente penalizzati. Per questo dobbiamo, oggi, fare in modo di accompagnarli al ritorno a una normalità che vorremmo fosse più bella e sicura».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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