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Pediatria

Coronavirus: come spiegare cosa sta accadendo ai bambini

pubblicato il 24-02-2020

Le possibili conseguenze dell'epidemia da Coronavirus vanno spiegate anche ai più piccoli. I consigli degli esperti per rendere utili le ore da trascorrere in casa

Coronavirus: come spiegare cosa sta accadendo ai bambini

«Mamma, papà: ma perché vanno tutti in giro con la mascherina?». Alzi la mano il genitore che nelle ultime ore non abbia ricevuto una richiesta simile dal proprio figlio. L’arrivo nel nostro Paese dell’epidemia provocata dal nuovo coronavirus sta portando le famiglie ad affrontare la questione anche con i più piccoli. Oltre che inutile, vista la portata delle misure adottate, sminuire il problema rischia di essere anche controproducente. Perciò, con un linguaggio chiaro e scevro da qualsiasi sensazionalismo, è il caso di raccontare tutta la verità ai bambini, che tra qualche anno si ritroveranno a studiare la più importante epidemia dell’ultimo secolo sui banchi di scuola.


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CORONAVIRUS: PARLARNE CON I BAMBINI

Al di là delle proprie preoccupazioni, gli adulti che hanno dei figli stanno affrontando un’altra sfida, in questi giorni. Cosa dire ai più piccoli di quanto sta accadendo in Italia? Così come quando si affrontano altre situazioni delicate, i medici ritengono necessario un confronto sulla questione Coronavirus. «Altrimenti l'incertezza rischia di alimentare le paure, in manier anche immotivata - afferma Alberto Villani, responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma -. I bambini, dai 3 anni in su, percepiscono cosa sta accadendo e riconoscono il cambiamento nelle abitudini quotidiane. Occorre essere sinceri: spiegando cos'è un virus, come si trasmette, quali malattie può causare e quali strumenti abbiamo per difenderci. L’occasione è utile anche per far capire ai bambini quanto sia importante, in questo momento, lavare spesso e accuratamente le mani. Una volta rimarcato il concetto, bisogna però lasciarli liberi di compiere questo atto da soli. È un modo che gli adulti hanno per responsabilizzarli». 

LE PAROLE DA USARE SE UN GENITORE SI INFETTA

Con un figlio di meno di 5 anni, è meglio attendere le sue domande. Oltre questa età, invece, è opportuno affrontare la questione indipendentemente dalle richieste. Come si possono rendere comprensibili a un bambino nato nel terzo millennio misure quali l'isolamento sociale e la quarantena? «Spiegando che, quando non abbiamo un farmaco efficace contro una malattia infettiva, abbiamo due opportunità per difenderci: evitare il contatto con l'agente che la provoca o ricorrere a una vaccinazione, in questo caso però non disponibile». E se a essere colpito dal Coronavirus fosse uno dei genitori? «Inutile mentire, dicendo per esempio che il papà o la mamma sono al lavoro - prosegue l’esperto, presidente della Società Italiana di Pediatria -. L'eventuale isolamento deve essere spiegato come l'unica opportunità per evitare la circolazione del virus e aumentare le probabilità che un genitore ha di guarire dall'infezione».

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COSA FARE CON I BAMBINI A CASA?

Con i bambini che abitano nelle regioni settentrionali, chiamati a rimanere a casa (almeno) per tutta la settimana, occorre affrontare anche il tema della scuola. Vero è che in Lombardia molti di loro sarebbero comunque rimasti a casa in questi giorni per il Carnevale. Ma la misura decisa dalle Regioni potrebbe andare oltre febbraio e riguardare anche i primi giorni di marzo, così da coprire i 14 giorni considerati il periodo di incubazione del virus. «Stare a casa non è un problema per un bambino, che percepirà questo periodo come quello delle vacanze natalizie - ha dichiarato all’Ansa Rocco Russo, pediatra di libera scelta di Benevento -. Di conseguenza, è normale che ricalibri le proprie abitudini e torni a fare quello che fa spesso in casa: giocare, guardare la tv, chiacchierare con un fratello o una sorella». Diversamente, i bambini che abitano nelle regioni italiane non ancora interessate dall’epidemia «devono continuare a giocare all’aperto, se possibile almeno un’ora al giorno - aggiunge Villani -. Anche a loro, se lo richiedono, va spiegato quello che sta accadendo. Ma i genitori non devono esagerare con le misure restrittive. Non ci sono motivi per non mandare i bambini a scuola (anche se la Calabria ha comunicato la chiusura fino a domenica, ndr), a svolgere l’attività sportiva o a casa di amici». Tutto ciò, naturalmente, fino a un eventuale contrordine da parte delle autorità locali. Opportuna invece la scelta di sospendere tutte le gite scolastiche in programma nelle prossime settimane.


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ESSERE CHIARI CON I BAMBINI

Reazioni «scomposte» da parte dei bambini possono nascere in contesti sopraffatti dall’ansia. «I bambini tendono a preoccuparsi se vedono mamma e papà poco sereni: questo vale sempre, al di là del Coronavirus», aggiunge Russo. Per parlarne a un figlio, lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha messo nero su bianco quanto raccontato alla sua bambina di 11 anni: «La paura non posso cancellarla, ma posso dirti che, mentre è giusto sentire l’allarme per qualcosa che ci minaccia, dobbiamo imparare a prendere le cose nella giusta misura - ha esordito il ricercatore del dipartimento di scienze biomediche dell'Università di Milano -. Del Coronavirus devi sapere che è un nuovo agente di infezione che per la prima volta sta colpendo gli esseri umani, che ha contagiato migliaia di persone in Cina e ora è presente anche nel nostro Paese e che ci sono persone infettate che sono morte. Detto questo, è giusto che tu abbia ben chiaro che il contagio al momento ha colpito un numero molto ristretto di persone, che la malattia è localizzata in alcune zone precise e che, nei focolai identificati, gli esperti hanno preso tutte le precauzioni possibili per non farlo uscire da lì». Secondo Pellai, autore con Barbara Tamborini del libro «La bussola delle emozioni. Le emozioni spiegate ai ragazzi» (Mondadori) in cui affronta il tema della paura dei bambini, è efficace descrivere il Coronavirus «come un animale in trappola: ecco perché gli abitanti di alcuni Paesi e città non possono uscire dal loro territorio. In questo modo si evita che il virus raggiunga altri luoghi». Importante è inoltre far notare ai più piccoli la loro maggiore capacità - stando a quanto osservato finora - di resistere all’attacco del virus. Dunque «per te e per tutti i tuoi coetanei, non rappresenterebbe una reale minaccia», conclude l’esperto, che ha pubblicato la lettera integrale sulla sua pagina Facebook.


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CAUTELA NELL’UTILIZZO DEI SOCIAL NETWORK 

Ai ragazzi più grandi, ma anche ai genitori, gli esperti raccomandano cautela nell’utilizzo dei social network: «Soprattutto a chi è già più portato a preoccuparsi, consiglio di disintossicarsi dai social network e di informarsi, non in maniera ossessiva, attraverso le fonti istituzionali o i giornali più autorevoli», commenta Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. Parole a cui fanno seguito quelle di Vincenzo Gesualdo, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia. «Più che minacciare la nostra salute, il Coronavirus sta minacciando la nostra psiche. Il mio consiglio è di ignorare le notizie spesso fuorvianti che si leggono sui social network, che in queste situazioni rischiano di diventare veicolo di una psicosi collettiva». 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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