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Pediatria

No a tv e videogame nella camera dei bambini

pubblicato il 06-12-2017

Uno studio USA rileva i danni della tecnologia video in cameretta: più rischi di obesità, sonno disturbato, minor resa scolastica. In Italia il 44 per cento dei bambini di 8 anni ha la tv in camera

No a tv e videogame nella camera dei bambini

Non è saggio mettere la televisione o dispositivi per videogame nella stanza dei bambini. Gli esperti lo ripetono da tempo e ora a sostenerli viene un’indagine condotta dalla Iowa State University e guidata dallo psicologo Douglas Gentile, un veterano di queste analisi sui più piccoli.

NELLA CAMERETTA NO

Non è vero che “tanto è lo stesso se la tv è in soggiorno”. La facilità dell’accesso all’apparecchio induce a guardarla di più e come conseguenza i bambini dormono di meno e leggono di meno. I risultati a scuola peggiorano, mentre la posizione di spettatori passivi e seduti, se non sdraiati, alza il rischio di obesità. Inoltre c’è in agguato la possibilità che si crei dipendenza dallo schermo, specie per i videogame. La ricerca in America è andata avanti da sei mesi a due anni ed è pubblicata sul numero di dicembre della rivista Developmental Psychology, sottolineando altri esiti negativi: i bambini e ragazzini che hanno la tv e altri media nella loro cameretta guardano programmi più violenti, e lo stesso fanno con i videogame. Diventando a loro volta più aggressivi.

TROPPE ORE DI TV

«Mettere la tv nella stanza dei bambini vuol dire concedere loro accesso libero 24 su 24 e in certo modo privatizzarla, di modo che i genitori controllano meno quanto e come la usano i figli», annota il professor Douglas Gentile. Da vari studi si vede nel tempo, aggiunge il docente, che aumenta il numero di ore che i bambini passano davanti a uno schermo, fino a 60 ore la settimana. Su questo incide anche (ma non solo) la disponibilità del televisore accanto al lettino, il che avverrebbe in oltre il 40 per cento dei bambini di 4-6 anni di età e nella maggioranza di quelli di 8 anni. I dati italiani non si discostano molto. Stando ad OKkio alla salute, progetto dell’Istituto superiore di Sanità, da noi sarebbero il 44 per cento dei bambini di 8 anni ad avere la tv in camera. Situazione migliore per il tempo passato davanti a uno schermo: secondo dati Istat pubblicati qualche tempo fa dal Sole24Ore i ragazzini dai 4 ai 14 anni passerebbero 3 ore e mezzo al giorno davanti alla Tv o un videogame, dunque "soltanto" 24 ore e mezzo la settimana.

I MESSAGGINI DI NOTTE

Alla televisione si sono aggiunti gli strumenti digitali, cellulare in testa (forse a un’età sopra l’infanzia). Accade così che ragazzini rispondano in piena notte ai messaggi ricevuti o agli avvisi dei social media. Per i genitori che hanno già fatto l’errore di piazzare una tv nella camera dei ragazzi, il professor Gentile vede una prospettiva burrascosa se ora decidono di toglierla. Era più semplice, e più facilmente accettato dai figli, non mettercela proprio. Ma se ora padre e madre si sono convinti a cambiare, sappiano che «probabilmente ci sarà una bella battaglia, a cui tuttavia seguiranno conseguenze benefiche per i ragazzi».

PIU’ LO USI, PIU’ DIPENDI

Sull’instaurarsi di una dipendenza da Tv e altri strumenti digitali, Gentile fa presente che, in tutti i casi di dipendenza studiati, il segnale n. 1 era il facile accesso. «Non puoi diventare drogato di gioco d’azzardo se non c’è nessun luogo dove si gioca», esemplifica. Cattiva maestra televisione aveva intitolato un suo saggio del 1994 il filosofo Karl Popper. Possiamo condividere questo giudizio se non sappiamo mettere limiti all’uso dei più giovani. Potrebbero essere gli adulti a renderla “cattiva maestra” per i loro figli.

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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