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Pediatria

Una cover per diagnosticare le malattie oculari nei bambini

Si chiama «D-Eye» la cover che trasforma lo smartphone in un oftalmoscopio più comodo di quello standard. L’esame del fondo oculare può essere registrato e condiviso con altri specialisti e rende più precisa l’analisi della retina

Una cover originale, ma pure utile per i medici. Si chiama «D-Eye» la custodia che trasforma lo smartphone in uno degli strumenti più utili nell’ambulatorio di un pediatra o di un oculista. Il device è infatti in grado di analizzare il fondo dell’occhio. L’esame permette di osservare lo stato del corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare) e le sue eventuali degenerazioni. Il primo appuntamento avviene già nel nido ospedaliero, per il test del riflesso rosso. Poi è richiesto nel bambino a cadenza semestrale almeno fino al terzo anno di vita. Ma l’esame con l’oftalmoscopio non è così semplice da effettuare. Da qui l’idea di poter indagare la salute oculare attraverso lo smartphone.
 


«D-EYE»: ECCO COME FUNZIONA

«D-Eye» è stato messo a punto da Andrea Russo, oculista della clinica oftalmologica dell’Università di Brescia. La sua efficacia è stata ribadita in due pubblicazioni: una apparsa sull’American Journal of Ophtalmology, l’altra sul Journal of Ophtalmology. In entrambi i lavori, le conclusioni parlano chiaro: l’oftalmoscopio tascabile può diventare un valido strumento per effettuare screening di popolazione. Come spiegato da Russo in occasione del Campus pediatrico 2017, organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss) e dalla Società Italiana Medici Pediatri (Simpe), «l’idea è nata dalla necessità di esaminare le retine di un elevato numero di pazienti affetti da ipertensione e diabete». Il dispositivo, utilizzando la luce Led dello smartphone, è in grado di restituire un’immagine nitida della retina: più ampia rispetto a quella che si ottiene dal normale oftalmoscopio. Inoltre la capacità di messa a fuoco dello smartphone permette di compensare l’eventuale difetto visivo del paziente. In questo modo l’esame del fondo oculare risulta meno invasivo per il paziente, che oggi col normale strumento è costretto a ricorrere a un collirio e ad attendere almeno mezzora per una completa dilatazione. «D-Eye» è anche social, perché le immagini possono essere registrate e condivise con i colleghi per un consulto in caso di sospetto diagnostico.
 

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