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Pediatria

Vaccini nell'infanzia: genitori ancora diffidenti

pubblicato il 18-04-2013
aggiornato il 16-05-2017

Presentati i dati di un sondaggio a cura della Fondazione Umberto Veronesi in occasione della settimana europea della vaccinazione. Il 20% dei genitori si dichiara scettico sul loro utilizzo

Vaccini nell'infanzia: genitori ancora diffidenti

Vaccino? No, grazie. Purtroppo sono ancora troppi i genitori che si dichiarano diffidenti verso le vaccinazioni. E’ quanto emerge da una ricerca, commissionata dalla Fondazione Umberto Veronesi, che vede scettici il 20% dei genitori italiani verso l’utilizzo dei vaccini come quelli per il morbillo e la rosolia. Una percentuale di minoranza, ma ancora troppo elevata per una buona tutela della salute dei nostri bambini. Le ragioni? Effetti collaterali, business delle case farmaceutiche e inutilità della pratica le motivazioni più comuni della mancata adesione.

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L’EVENTO

Si celebra in questi giorni la Settimana Europea delle vaccinazioni, un'iniziativa dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lanciata nel 2005 e attuata annualmente dagli Stati Membri con l’obiettivo di attuare iniziative per informare e coinvolgere la popolazione e i professionisti sanitari sul tema delle vaccinazioni. Quest’anno la settimana sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione epidemiologica del morbillo e della rosolia congenita in Italia, evidenziando le attività da mettere in atto o da potenziare per raggiungere l’obiettivo di eliminazione entro il 2015. Strategie ancor più necessarie alla luce dei risultati appena emersi dal nostro sondaggio.


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VACCINI OBBLIGATORI

Oggi in Italia esistono due tipi di vaccinazioni: obbligatorie e facoltative. Quelle obbligatorie sono per Difterite, Tetano, Epatite B, Poliomielite. Le vaccinazioni facoltative, proposte attivamente alla popolazione con le stesse modalità delle obbligatorie sono quelle per Pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, Morbillo, Rosolia e Parotite. Nonostante siano gratuite non tutti decidono di aderire.


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I DATI

In relazione all’obiettivo di eradicare morbillo e rosolia abbiamo chiesto ai genitori italiani se avevano provveduto a sottoporre i propri figli a queste vaccinazioni. Dai dati emerge che il 20% degli intervistati si dichiara indeciso/contrario a questo genere di pratica. Una situazione che però si presenta a macchia di leopardo: la percentuale degli scettici si innalza sino al 29% nelle regioni del Nord-Est.


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LE RAGIONI

Tra chi ha dichiarato di essere in dubbio o che non farà sicuramente vaccinare i propri figli  il 56% ha paura che possano far sorgere degli effetti collaterali come l’autismo o altri danni permanenti. Percentuale che raggiunge il 78% nel Nord-Est. E’ molto radicata anche la convinzione che i vaccini rappresentino solo un business per le case farmaceutiche: lo pensa il 41% dei contrari.  Inoltre il 39% degli intervistati credono che i bambini vaccinati diventino più cagionevoli di salute e più esposti alle allergie.

VACCINI SICURI

«Le vaccinazioni pediatriche della popolazione - dichiara Paolo Veronesi, presidente della Fondazione - sono di utilità fondamentale non solo per la singola persona, ma per tutta la comunità. A patto che tutta la comunità si vaccini. E’ alle vaccinazioni, infatti, che dobbiamo in gran parte del mondo il crollo della mortalità infantile e l’eliminazione di malattie terribili e devastanti. Vaiolo e poliomielite sono solo due dei casi di maggior successo. Eppure, anche se è stata ampiamente dimostrata l’efficacia e la sicurezza dei principali vaccini in commercio, sono ancora costantemente sotto accusa. E’ una questione di disinformazione. Non ci si rende conto che se alcuni bambini non vaccinati non si ammalano è anche perché vengono protetti da quell’80% di bambini che invece sono stati regolarmente vaccinati, tutelandoli dalla possibilità di contagio».

@danielebanf83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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