Alimenti normali venduti come biologici: è un caso isolato?

E' proprio tutto bio quel che compriamo come tale? Gli inganni sono dietro l'angolo

Alimenti normali venduti come biologici: è un caso isolato?

In Italia oramai da anni assistiamo a degli allarmi che attraversano i media per segnalare come alimenti venduti come prodotti con metodo biologico derivino in realtà da coltivazioni del tutto tradizionali. Non si tratta di veri allarmi sanitari, nel senso che in genere gli alimenti sono altrettanto sicuri per la salute umana se derivati sia da coltivazioni tradizionali che da quelle biologiche.

Il problema è commerciale: un alimento biologico si vende a non meno del 30% in più rispetto ad uno tradizionale. Ma la frequenza con cui si sollevano allarmi per questo tipo di frodi ha superato da tempo il livello di guardia (http://www.lastampa.it/2013/06/06/italia/cronache/mille-tonnellate-di-soia-bio-contaminata-dai-pesticidi-scatta-il-maxisequestro-UEFAxLxDsxws9ES44Y5i2N/pagina.html , http://www.conipiediperterra.com/falsi-prodotti-bio-maxi-truffa-in-tutta-italia-16-arresti-0607.html , http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/truffa_biologico-26163113/ ), ed il fenomeno non riesce ad essere arginato. Nell’ultimo evento però (http://www.viverepesaro.it/index.php?page=articolo&articolo_id=449234, http://www.salmone.org/truffa-biologico-per-350-mila-tonnellate/) quello che sconcerta sono le cifre in gioco. La frode ammonterebbe a 120 milioni di euro, ma non appare verosimile la stima al chilogrammo della merce che è stata o si intendeva vendere. Si tratta di mais, soia, grano tenero e lino che globalmente dovevano costare tre euro al chilogrammo. Ora un chilo di polenta o di farina di grano tenero venduti al dettaglio difficilmente arrivano alla metà di questi importi: siamo sicuri che chi ha fatto le stime non abbia “dato i numeri”?. Tra l’altro gli articoli parlano della destinazione di tali derrate al comparto zootecnico ed anche su questo punto si potrebbero sollevare più d’una perplessità. Ma se in Italia non esiste alcun vantaggio commerciale a vendere carni o derivati del latte da animali non alimentati con OGM, come è possibile che tutte queste derrate fossero indirizzate alla mangimistica di animali “biologici”?  Il sospetto è che qualche cifra sia stata gonfiata e che si siano confuse le stime di quanto potesse valere quel prodotto se venduto al dettaglio col valore dell’illecito manovrato dai grossisti, quindi si parli dell’incasso teorico e non reale.

Come difendersi da tutto questo? La soluzione più percorribile è quella dei GAS, i gruppi di acquisto solidale, che legano la stagionalità delle produzioni al territorio e aiutano gli imprenditori agricoli nostrani a tenere aperte le loro aziende in tempi difficili. Saremo così costretti a riscoprire ricette un po’ diverse ed eviteremo di mangiare alimenti coltivati in serre riscaldate col gasolio come i fragoloni che già compaiono sui banchi dell’ortofrutta.

Roberto Defez



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