Il diritto di sentirsi belli

Il diritto di sentirsi belli

Un grosso naso può rovinare un viso armonico, e questo vale sia per una donna che per un uomo. So che nella scultura c’è stata la teoria, affascinante ma ingenua, che obiettivo dell’artista sia quello di far emergere  la statua dalla materia grezza, togliendo il “di più”. Io non sono contrario a traslare dalla scultura alla chirurgia estetica il concetto, però a due condizioni: che si siano indagate sino in fondo le motivazioni del paziente e la sua richiesta di benessere psicologico, e che il chirurgo sia stato onesto ed esaustivo, facendo un corretto bilancio del rapporto tra costi e benefici, e prospettando niente di più dei possibili risultati.

Sono quindi d’accordo con il parere emesso pochi giorni fa dal Comitato Nazionale di Bioetica, e anzi mi rallegro che un argomento lasciato finora alle frivolezza del pettegolezzo sia stato finalmente inquadrato in una visione  prettamente medica. Si è detto che il Comitato  ha emesso un parere di condanna degli interventi di chirurgia estetica. Non è affatto vero. Ha indicato semplicemente le dovute cautele, e ha ricordato  che bisogna valutare in modo attento i possibili rischi per la salute, nonché le incognite relative a qualsiasi intervento. Ha affermato anche l’importanza di una consulenza psicologica preliminare all’operazione, e ha sottolineato che va attentamente valutata la liceità dell’intervento quando si tratta di minori o di incapaci, in questo caso estendendo ai familiari  l’approfondimento psicologico. 

Su un solo punto il Comitato è stato per un “no” tassativo:  «non  si ritiene lecita la chirurgia estetica su bambini o adulti incapaci con sindrome di Down, finalizzata alla conformazione a canoni sociali di "normalità" specie se con un carattere invasivo e doloroso, considerato anche che con questi interventi difficilmente si realizza un beneficio per la persona».  In Italia gli interventi sui Down sono pochissimi, ma l’Associazione  italiana persone Down ha salutato con “grande favore” il parere espresso dal Comitato. Ha detto la coordinatrice Anna Contardi:  «Come associazione siamo assolutamente contrari a questo tipo di interventi, a meno che non vi siano ovviamente motivazioni di tipo medico-sanitario. Infatti, non esiste alcuna prova che un'operazione di chirurgia estetica migliori l'accettazione che la persona o il bambino Down ha di sé. Al contrario, alcune ricerche dimostrano come il mutamento d'aspetto spesso sia controproducente. Ciò perché la riconoscibilità della patologia in vari casi aiuta la presa di coscienza circa la propria identità da parte della persona Down».

Eccoci qui nel cuore del discorso etico, che come sempre prescrive il massimo rispetto per la persona, e l’accettazione di ogni sua “diversità”. Non posso chiudere questo argomento senza un ricordo lancinante: vari anni fa mi accadde di leggere il “diario” scritto da una giovane donna Down americana, che attendeva un bambino ma non lo ebbe mai,  perché la sua famiglia la fece sottoporre all’interruzione di gravidanza e alla legatura delle tube. Era per il suo bene, le spiegarono, perché c’erano buone probabilità che nascesse un bimbo Down.  Scriveva la ragazza, desolata: “Ebbene, sarebbe stato Down come me. E chi più di me avrebbe potuto capirlo e amarlo?”

Umberto Veronesi



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