
Il sole è un alleato prezioso per il benessere fisico e psicologico: favorisce la sintesi della vitamina D, fondamentale per la salute delle ossa, dei denti e del sistema immunitario, regola i cicli sonno-veglia e stimola la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”.
Quando però ci si sta sottoponendo a terapie antitumorali è necessario modificare alcune abitudini legate all’esposizione al sole, e utilizzare ancora più precauzioni di quelle che tutti, normalmente, dovrebbero mettere in atto. Infatti, molti di questi trattamenti rendono la pelle estremamente sensibile alle radiazioni ultraviolette (UVA e UVB) dei raggi solari, aumentando il rischio di problemi cutanei come irritazioni e scottature, ma anche di tumori della pelle.
Terapie antitumorali e fotosensiblità
Con il termine fotosensibilità si indica quella condizione in cui la pelle reagisce in modo eccessivo a livelli di luce solare normalmente tollerati. Le terapie antitumorali sono state identificate come una delle principali classi di farmaci associati alla fotosensibilità e rappresentano il 12% dei trattamenti fotosensibilizzanti segnalati. Dalla chemioterapia alla più recente immunoterapia, molte terapie contro il cancro prevedono la possibilità che questo effetto collaterale si presenti, anche se con modalità e tempi diversi da farmaco a farmaco.
- Chemioterapia. Molti farmaci chemioterapici (per esempio fluorouracile, taxani e metotrexato) sono potenti “radiosensibilizzatori”, ovvero sono in grado di aumentare la sensibilità alle radiazioni UV. Un fenomeno particolare è l’UV recall: si tratta di una reazione infiammatoria che fa “riapparire” o peggiorare una vecchia scottatura solare in aree precedentemente colpite, a seguito della somministrazione del farmaco. Questo effetto può verificarsi anche se la scottatura risale a mesi prima del trattamento.
- Terapie a bersaglio molecolare (targeted therapies). La fotosensibilità è segnalata come effetto collaterale di molte di queste terapie. Per esempio, i farmaci che bloccano l’azione del recettore c-KIT possono causare una depigmentazione della pelle che può aumentare le sensibilità dopo esposizione ai raggi UV. Gli inibitori della proteina BRAF (come il vemurafenib) presentano tassi elevati di fotosensibilità (fino al 66%), legata all’esposizione ai raggi UVA. Anche il trattamento con alcuni farmaci come vandetanib è frequentemente causa di fotosensibilità.
- Immunoterapia. I farmaci immunoterapici che bloccano i checkpoint immunitari possono scatenare diverse reazioni avverse a livello cutaneo. Per quanto riguarda nello specifico la fotosensibilità le stime parlano di un'incidenza del 1,5% per il nivolumab, inibitore della proteina PD-1.
- Radioterapia. Le radiazioni utilizzate a scopo terapeutico per trattare un tumore rendono la pelle più vulnerabile alla luce UV e l’area esposta al trattamento radioterapico è più a rischio di sviluppare ustioni solari gravi (UV recall).

Dona ora per la ricerca contro i tumori
Fototossicità e fotoallergia
Tra le reazioni di fotosensibilità indotta da farmaci e terapie si possono distinguere fototossicità e fotoallergia. Entrambe indicano una reazione avversa al sole, ma con meccanismi biologici completamente diversi.
| Cos’è | Come si manifesta | Tempi e intensità | |
| Fototossicità | È la reazione più frequente. Non coinvolge il sistema immunitario adattativo ed è il risultato della risposta infiammatoria al danno causato dagli UV. | Appare come una scottatura solare esagerata con eczema, gonfiore e talvolta vesciche e desquamazione nella zona esposta al sole. | La reazione è rapida (a poche ore dopo l'esposizione) e dipende sia dalla dose del farmaco che causa la tossicità sia dalla quantità di radiazione solare presa. |
| Fotoallergia | È una reazione molto più rara che coinvolge una risposta immunitaria mediata dai linfociti T. | Si presenta come un'eruzione eczematosa nell’area esposta al sole. L’eruzione può diffondersi anche in aree del corpo che erano rimaste coperte dai vestiti. | Compare tipicamente 24-72 ore dopo l'esposizione. Non è dose dipendente. |
Consigli pratici per un'esposizione in sicurezza
Come esporsi quindi al sole durante le cure oncologiche? Ecco alcuni consigli:
- Orari per l’esposizione. Evitare le ore di picco del sole, quando i raggi UV sono più aggressivi (tra le 10 e le 16) e ricordare sempre che i raggi UV passano anche attraverso le nuvole e i vetri delle finestre.
- Abbigliamento. Optare per i tessuti a trama fitta, maniche lunghe e pantaloni lunghi. Esistono anche capi di abbigliamento con fattore di protezione solare certificato che offrono una difesa superiore. Per proteggere viso e orecchie è bene indossare sempre un cappello.
- Occhiali da sole. La scelta delle lenti deve ricadere su prodotti con protezione UV certificata (marchio CE) per prevenire danni agli occhi che possono essere favoriti da alcuni tipi di chemioterapia.
- Crema solare. È opportuno utilizzare prodotti ad ampio spettro, ovvero che proteggano da UVA e UVB e con fattore di protezione solare (SPF) 50+. La crema deve essere applicata 30 minuti prima di uscire e riapplicata ogni due ore, o più spesso se si suda o si nuota. Attenzione poi ad applicare la crema anche su dorso dei piedi, nuca e orecchie e di usare un prodotto specifico per le labbra.
- Idratazione. Bere molta acqua aiuta a mantenere la pelle idratata
- Cosmetici. Meglio evitare profumi o cosmetici a base di alcol prima dell’esposizione perché potrebbero aumentare l’irritazione.
- Lampade e lettini abbronzanti. Sono da evitare perché espongono a dosi particolarmente elevate di raggi UV.
- Coprire le zone trattate con radioterapia; queste aree di cute dovrebbero essere protette dal sole per almeno un anno dalla fine del trattamento.