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Orchiectomia

Orchiectomia: quando è necessario rimuovere i testicoli

Si chiama orchiectomia l’intervento chirurgico per rimuovere uno o entrambi i testicoli, gli organi dell’apparato riproduttore maschile che producono gli spermatozoi e ormoni come il testosterone. È spesso il trattamento di prima scelta nel caso di tumore del testicolo e in molti casi, soprattutto se la malattia viene diagnosticata nelle sue fasi più precoci, è anche risolutivo, ovvero è l’unica terapia messa in campo per curare il tumore.

La rimozione del testicolo può anche essere utile per la diagnosi del tumore del testicolo. I noduli in questa sede si rivelano molto spesso tumorali e la rimozione chirurgica del testicolo può avere dunque il doppio ruolo di diagnosi e terapia. La grande efficacia dell’orchiectomia nel curare il tumore in fase iniziale deve essere da stimolo per tutti gli uomini, in particolare i più giovani nei quali il tumore è più comune, a effettuare regolarmente l’autopalpazione dei testicoli, un gesto semplice che può salvare la vita.

Oltre che per il tumore del testicolo, l’orchiectomia può essere utilizzata per:

  • Tumore di prostata e seno maschile. Eliminare i testicoli riduce drasticamente i livelli degli ormoni maschili (androgeni/testosterone) che stimolano la crescita delle cellule tumorali.
  • Traumi. In alcuni casi è necessario rimuovere uno o entrambi i testicoli danneggiati in modo irreparabile da lesioni gravi legate, per esempio, a incidenti.
  • Torsione testicolare. È una condizione nella quale il funicolo spermatico si attorciglia su se stesso e blocca l’afflusso di sangue al testicolo danneggiandolo a volte in modo irreversibile.
  • Infezioni gravi. In particolare quelle non trattabili con antibiotici.
  • Malformazioni: In caso di sindromi congenite.
  • Transizione di genere: come parte del percorso di affermazione di genere.

Un intervento, diverse opzioni

Sulla base di diversi fattori come le condizioni di chi si deve sottoporre all’intervento e la ragione per la quale si ricorre alla chirurgia, l’orchiectomia potrà assumere caratteristiche specifiche.

 QuandoCome
Orchiectomia radicale inguinaleÈ l’intervento standard per quasi tutti i tumori del testicoloAttraverso un’incisione a livello dell’inguine si rimuove il testicolo con il tumore insieme al funicolo spermatico, una struttura che contiene vasi sanguigni e linfatici, e parte del dotto deferente, che porta gli spermatozoi dal testicolo alla prostata. In genere è unilaterale, ovvero prevede la rimozione di un solo testicolo, ma in rari casi (2%) può essere bilaterale, con la rimozione di entrambi i testicoli.
Orchiectomia parzialePuò essere presa in considerazione solo in casi selezionati, in genere per mantenere la fertilità.Si rimuove solo l’area tumorale, lasciando in sede una parte del tessuto del testicolo.Può essere utile a mantenere la produzione ormonale e la fertilitàSi associa a un rischio maggiore che il cancro ritorni e di conseguenza rende necessario un monitoraggio a vita dopo l'intervento.

Nel corso dell’orchiectomia, oppure in un secondo momento, può essere necessario rimuovere anche i linfonodi della parte posteriore dell’addome attraverso un intervento chiamato linfoadenectomia o dissezione linfonodale retroperitoneale (RPLND). Si tratta di un intervento complesso che si esegue soprattutto se il rischio che il tumore si diffonda è particolarmente elevato e può essere eseguita in aperto mediante un’incisione ampia a livello dell’addome o per via laparoscopica, con diverse piccole incisioni che consentono un recupero più rapido.

Durante e dopo l’intervento

L’orchiectomia viene considerata un intervento semplice: dura circa 30-60 minuti e in genere si esegue in anestesia generale o spinale e in regime di day hospital.

Seppur semplice, si tratta comunque di un intervento chirurgico e di conseguenza è importante conoscere e non sottovalutare i possibili rischi e gli effetti collaterali.

  • Rischi a breve termine. Sono gli stessi che possono presentarsi in tutti gli interventi chirurgici: reazioni all’anestesia, sanguinamento eccessivo, formazione di coaguli di sangue e infezioni.
  • Dolore. Dopo l'intervento è comune provare sensazioni di dolore, disagio o indolenzimento a livello dell’inguine e dello scroto. In genere questi sintomi sono gestiti con antidolorifici e si risolvono nel giro di pochi giorni (circa una settimana).
  • Cura della ferita. Per chiudere le incisioni si utilizzano punti riassorbibili che scompaiono nel giro di qualche settimana, ma per una guarigione rapida e sicura è importante seguire le indicazioni del medico per mantenere l'area pulita e asciutta.

Dopo l’intervento è necessario attendere diverse settimane prima di riprendere a svolgere esercizio e attività fisica senza limitazioni: meglio evitare nelle prime settimane il sollevamento di oggetti pesanti, la corsa o la pratica di esercizi particolarmente faticosi.

La vita sessuale e la fertilità dopo l’orchiectomia

Il tumore del testicolo colpisce spesso uomini giovani, tipicamente tra i 20 e i 30 anni di età, ed è quindi normale che le preoccupazioni legate alla vita sessuale siano al centro dell’attenzione di medici e pazienti.

Funzione sessuale

In linea generale, è possibile affermare che la maggior parte degli uomini non va incontro a grandi cambiamenti fisiologici nella propria vita sessuale o sulla fertilità dopo l’asportazione di un unico testicolo.

La capacità di raggiungere e mantenere l’erezione non viene influenzata in modo drastico dalla rimozione di un testicolo, così come il desiderio sessuale (libido). Rimane però fondamentale riprendere l’attività sessuale di qualunque tipo solo dopo la guarigione completa della ferita, quindi dopo 3-4 settimane dell’intervento.

Il discorso cambia nel caso di rimozione di entrambi i testicoli: i livelli di testosterone si riducono in modo significativo tanto da causare una diminuzione della libido e avere un peso anche sulla capacità di raggiungere e mantenere l’erezione. Per contrastare questi cambiamenti ormonali si può ricorrere in alcuni casi all’assunzione di integratori di testosterone.

Fertilità

In genere la fertilità viene preservata nel caso di orchiectomia unilaterale, ma potrebbe ridursi nel caso in cui il testicolo rimasto non funzioni al meglio. Se invece vengono rimossi entrambi i testicoli, si va incontro a infertilità dal momento che non vengono più prodotti spermatozoi. Inoltre, la rimozione dei linfonodi danneggia alcuni nervi portando alla cosiddetta eiaculazione retrograda, una condizione nella quale lo sperma non fuoriesce dal pene, ma viene rilasciato nella vescica, con un impatto severo sulla fertilità.

Per tutte queste ragioni, soprattutto per gli uomini giovani, è utile discutere con i propri medici della possibilità di far ricorso a tecniche di preservazione della fertilità, come il congelamento e la conservazione dello sperma raccolto prima del trattamento. Un approccio particolarmente importante nel caso in cui sono previsti trattamenti aggiuntivi, come la chemioterapia, che possono avere un impatto sulla infertilità.

Protesi

Infine, ma non certo meno importante, è fondamentale ricordare che una sana vita sessuale non è solo una questione fisiologica. Molti uomini, soprattutto i più giovani, potrebbero essere preoccupati per alcuni aspetti “estetici” legati alla rimozione del testicolo. In questi casi si può ricorrere all’inserimento di protesi per riacquistare un aspetto simile a quello pre-intervento, esattamente come succede nel caso delle protesi mammarie dopo la rimozione chirurgica del seno.

Condividere dubbi e preoccupazioni con l’oncologo e il chirurgo è il modo migliore per superare l’intervento in tutta sicurezza e tranquillità.


NOTA BENE: Le informazioni contenute in questa pagina non sostituiscono il parere e le spiegazioni del tuo medico.


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