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Alimentazione

Birra e vino senza alcol: uno strumento di salute pubblica?

Sono le cosiddette bevande NoLo, no or low alcohol, vino e birra dealcolati. Cresce la loro diffusione e ci si interroga su potenziali benefici, criticità emergenti e nuove sfide per la salute

Le vendite di bevande analcoliche e a basso contenuto di alcol (le cosiddette “NoLo”, dall’inglese no/low alcohol) sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni, trainate dal miglioramento delle tecniche di produzione e dalla crescente domanda di alternative percepite come più salutari rispetto alle bevande alcoliche tradizionali. Dalle birre al vino, fino ai gin zero alcol, le bevande NoLo possono essere sicuramente un’alternativa in grado di ridurre il rischio di malattie e di incidenti legati al consumo di alcol. Tuttavia, una recente analisi pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) evidenzia come le bevande analcoliche e a basso contenuto di alcol possano comportare anche alcune criticità per la salute pubblica.

ANALCOLICHE, DEALCOLATE, "NOLO" O A GRADAZIONE RIDOTTA?

Il termine “NoLo” si riferisce a varianti delle tradizionali bevande alcoliche (ad esempio birra, vino e superalcolici) che contengono poco alcol o sono completamente analcoliche. Il contenuto alcolico esatto varia tra i Paesi: ad esempio, in Italia e nel Regno Unito la percentuale non supera l’1,2% in volume.

Le bevande con lo 0.0% sono definite alcohol free, analcoliche o senza alcol, e non presentano tracce di alcol, mentre le bevande dealcolizzate (o dealcolate), come i vini, secondo la normativa UE devono avere un contenuto di alcol inferiore allo 0,5% vol, come abbiamo spiegato in un nostro articolo.

Le bevande NoLo si distinguono, quindi, dalle bevande a gradazione ridotta, nelle quali il titolo alcolometrico volumico (ABV) è inferiore rispetto allo standard, ma comunque sufficiente a provocare intossicazione e problemi di salute nel lungo periodo, come vini con un contenuto alcolico del 5-10% o birre al 2-3,5%.

I POSSIBILI BENEFICI

Gli eventuali benefici diretti per la salute pubblica legati al consumo di bevande NoLo derivano dalla loro capacità di sostituire le bevande alcoliche tradizionali. In particolare, questa sostituzione potrebbe giovare i consumatori abituali, i gruppi socioeconomici più svantaggiati e altri soggetti a maggiore rischio di danno da alcol (come le donne in gravidanza). Le evidenze provenienti da studi osservazionali e sperimentali suggeriscono che una certa sostituzione sia già in atto, sebbene l’entità dell’effetto possa essere ancora troppo limitata per tradursi in benefici significativi per la salute pubblica. Secondo gli studi, la sostituzione risulta più probabile quando le bevande NoLo sono facilmente disponibili e visibili nei luoghi in cui l’alcol viene acquistato e consumato, come bar e negozi, e che ciò favorisce la riduzione del consumo di alcol, facilitando la partecipazione alle occasioni sociali senza bere alcolici. Inoltre, le bevande analcoliche potrebbero avere benefici anche nei percorsi di recupero dalla dipendenza da alcol.

I PUNTI CRITICI

Secondo l’analisi pubblicata sul BMJ, tuttavia, il consumo di bevande NoLo solleva anche diverse riflessioni su possibili rischi per la salute pubblica. Tra i principali dubbi vi è l’uso del marketing da parte delle aziende produttrici per aggirare o eludere le restrizioni sulle pubblicità che riguardano gli alcolici, soprattutto quando i prodotti NoLo condividono il marchio con bevande alcoliche (il cosiddetto surrogate marketing). Inoltre, le bevande NoLo e le strategie promozionali a esse associate possono invadere spazi tradizionalmente liberi dall’alcol, come palestre ed eventi sportivi. Tra i minori di 18 anni, la disponibilità o la promozione delle bevande NoLo potrebbe favorire un’esposizione precoce all’alcol e facilitare il riconoscimento del marchio in età giovane. Vi sono, poi, preoccupazioni legate al profilo nutrizionale di queste bevande, che possono contenere zuccheri aggiunti, aromi artificiali, stabilizzanti o altri additivi potenzialmente dannosi per la salute. Infine, il loro minor utilizzo tra i gruppi socioeconomici più svantaggiati potrebbe ampliare le disuguaglianze di salute, considerando che questi gruppi sono anche i più colpiti dai danni legati all’alcol.

STRATEGIE E PRIORITÀ PER LA REGOLAMENTAZIONE DELLE BEVANDE NOLO

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) già da alcuni anni invita le aziende a sostituire, ove possibile, i prodotti ad alta gradazione con bevande NoLo, con l’obiettivo di ridurre il consumo complessivo di alcol senza aggirare le normative esistenti. Tra le azioni proposte vi sono la tutela dei minori, la protezione degli spazi liberi dall’alcol e l’uso di sistemi di tassazione per i produttori basati sulla gradazione alcolica. Parallelamente, la Commissione europea ha rivisto la terminologia per l’etichettatura dei prodotti NoLo, modificando la dicitura “alcohol light” in “reduced alcohol”. In questo contesto, è fondamentale che gli attori della sanità pubblica partecipino al dibattito normativo, per garantire che le decisioni non siano guidate solo da interessi commerciali. La scarsità di evidenze disponibili rende, tuttavia, complessa la definizione delle politiche: tra le priorità di ricerca figurano la valutazione della reale sostituzione dell’alcol con bevande NoLo, l’identificazione dei gruppi di persone coinvolti e l’individuazione delle strategie più efficaci per promuovere la riduzione dei consumi, sia a livello individuale che di popolazione.

I CONSUMI CRESCERANNO, SERVE EQUILIBRIO

Nonostante le criticità emerse, il consumo delle bevande NoLo è destinato a crescere in molti Paesi. In Gran Bretagna, dove sono disponibili più studi sul tema, un adulto su cinque ne consuma almeno una volta al mese e questi prodotti rappresentano l’1,4% delle vendite totali di alcol, in gran parte legate a marchi già affermati. In questo scenario, la tutela della salute pubblica richiede un approccio precauzionale, capace di valorizzare i potenziali benefici delle bevande NoLo, riducendone al contempo i possibili rischi, anche alla luce della precedente esperienza con le sigarette elettroniche. Ciò implica anche garantire che clinici e operatori sanitari siano adeguatamente informati per affrontare il tema con pazienti e cittadini. Promuovere una risposta di sanità pubblica alle bevande NoLo non significa distogliere l’attenzione dall’alcol tradizionale né enfatizzare eccessivamente i rischi di prodotti che sono più sicuri, ma evitare di accettare soluzioni guidate dal mercato in modo acritico.

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