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Oncologia

Il disastro di Seveso e gli animali-sentinella

Sono passati 50 anni. Oggi c'è chi studia anche l’inaspettato ruolo degli animali nei disastri ambientali

Uno delle più grandi catastrofi ambientali avvenute in Italia ha ormai mezzo secolo. Fu il “disastro di Seveso” del 10 luglio 1976, un anniversario molto triste.

Quella immane tragedia non solo non va dimenticata, ma costituisce un attualissimo oggetto di studio per l’impatto che ha avuto sulla salute dei residenti delle zone definite a rischio; per i risvolti legislativi successivi (approvazione della “direttiva Seveso” da parte dell’Unione Europea per prevenire e affrontare i grandi rischi industriali) e per tutti gli stimoli utili a gestire le problematiche ambientali.

Così anche la salute degli animali presenti in contesti a grande rischio ambientale è diventata argomento di analisi e, insieme, campanello di allarme premonitore di situazioni in grado di impattare in maniera significativa anche sulla salute umana.

Tutto ciò nell’ottica “One Health”, approccio sostenuto e promosso fra gli altri dall'OMS e dall’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), oltre che dal Servizio Sanitario Nazionale, e che mette in evidenza la connessione profonda e imprescindibile tra salute umana, animale e quella del pianeta nel suo complesso.

Ma vediamo di ripercorrere che cosa accadde a Seveso 50 anni fa e quale ruolo ebbero gli animali.

50 ANNI FA L'INCIDENTE DI SEVESO

Si trattò di un gravissimo incidente avvenuto nell’azienda ICMESA, acronimo di Industrie Chimiche Meda Società Azionaria.

Verso le 12:38  del 10 luglio 1976, nello stabilimento ubicato nel territorio del comune di Meda al confine con Seveso, allora in provincia di Milano e oggi nella provincia di Monza e Brianza, il sistema di controllo del reattore chimico A101, destinato alla produzione di triclorofenolo, sostanza impiegata nella produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi, andò in avaria.

Il risultato fu un innalzamento incontrollabile della temperatura in grado di trasformare il triclorofenolo in TCDD (o 2,3,7,8-tetracloro-dibenzo-para-diossina) una diossina particolarmente tossica e sostanza che l'International Agency for Research on Cancer (IARC) classifica fra quelle cancerogene.

La TCDD fuoriuscì nell'aria in quantità difficile da definire.

Quello che si vide immediatamente a occhio nudo fu una nube tossica, trasportata dal vento verso sud-est, nei comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno, Limbiate e Desio.

La popolazione di quell’area avvertì un odore pungente e forti infiammazioni agli occhi.

Ma questo fu solo l’inizio di un impatto molto significativo sulla salute dei residenti di quelle zone che si declinò in aumento di alcune tipologie di tumori e un incremento della mortalità per malattie circolatorie nei primi anni dopo l’incidente, di malattie croniche ostruttive dei polmoni e di diabete mellito fra le donne.

LA SALUTE DEGLI ANIMALI E IL LORO “RUOLO SENTINELLA”

Tra i numerosi studi che si sono susseguiti nel corso dei decenni per studiare l’impatto del “disastro Seveso” è emersa anche una recente ricerca dal titolo Animals as Sentinels of Environmental Toxicity in Italy, pubblicata quest’anno sulla rivista di Sanità Pubblica Veterinaria, “Veterinaria Italiana”.

Questo studio, tutto italiano, guidato da Domenico Britti, professore ordinario di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, ha posto l’accento sull’”Ipotesi Sentinella”. Gli autori della ricerca osservano, infatti, che gli animali manifestano spesso gli effetti dell’inquinamento ambientale prima degli esseri umani.

Questa revisione convalida dunque l’ipotesi nell'ambito dell’approccio “One Health”, a partire da tre Siti di Interesse Nazionale (SIN) italiani: Taranto, la “Terra dei Fuochi” in Campania e la Sardegna, non trascurando però i riferimenti anche al caso Seveso. Sono stati sintetizzati e analizzati rigorosamente i dati di 76 studi (43 relativi a esiti epidemiologici o di biomonitoraggio umano e 33 relativi ad animali sentinella).

A Taranto, l'eccesso di incidenza di tumori nell'uomo (come un aumento dei tumori al fegato negli uomini) è correlato a una grave contaminazione da diossine nei mitili (o cozze). In Campania, la presenza di policlorobifenili (PCB) e diossine nei prodotti di origine animale (uova, latte di bufala, mitili) rispecchiava la contaminazione rilevata nel latte materno umano e un aumento di mortalità per cancro. In Sardegna, sebbene l'epidemiologia dei tumori umani rimanga oggetto di dibattito, l’accumulo di piombo nel fegato dei cinghiali (media di 6,70 mg/kg) appare coerente con gli elevati livelli di piombo riscontrati nei capelli dei bambini, evidenziando possibili rischi derivanti sia dall'eredità delle attività minerarie, sia dalle munizioni utilizzate per la caccia.

I risultati confermano così che i dati della sorveglianza veterinaria spesso possono precedere le allerte sanitarie umane.

Il discorso, come ricordano gli autori dello studio, è il medesimo anche per il grave incidente industriale di Seveso dove la mortalità di massa di pollame e conigli domestici nell’area interessata dalla ricaduta di sostanze tossiche fornì un immediato segnale biologico di allarme per la tossicità da diossina (TCDD), giorni prima che venissero diagnosticati i primi casi di cloracne (grave forma di dermatosi tossica)  nei bambini.

Tuttavia l’evacuazione subì ritardi, mentre le autorità erano impegnate a discutere sulla natura chimica della nube.

L’OBIETTIVO “ONE HEALTH”

Questi esempi evidenziano l’interconnessione che lega gli esseri umani agli altri abitanti del pianeta. L’animale sentinella agirebbe quindi come un efficace allarme biologico che, se integrato in un sistema reattivo di sorveglianza sanitaria umana, avrebbe potuto mitigare e potrebbe in futuro mitigare l’esposizione della popolazione.

«Non è semplicemente una vittima dell'inquinamento – scrivono i ricercatori - è un sensore biologico. La corrispondenza tra specifiche classi di contaminanti nei tessuti animali e specifiche patologie nelle popolazioni umane conferma che la sorveglianza veterinaria è una risorsa sottoutilizzata nella tutela della salute pubblica».

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