In principio fu il cuore. Poi venne il rene e, infine, il fegato. Tutti organi trapiantati da maiale a uomo. Oggi è il turno del polmone. Per la prima volta un polmone geneticamente modificato è stato impiantato in un essere umano. L’intervento è avvenuto a Guangzhou, in Cina, su un uomo di 39 anni in morte cerebrale. L’organo, ottenuto da un maiale “umanizzato” con modifiche genetiche per ridurre il rischio di rigetto, è rimasto in sede per nove giorni senza andare incontro a rigetto immediato. I risultati, pubblicati su Nature Medicine, rappresentano un nuovo passo nella ricerca sugli xenotrapianti. Attenzione però ai facili entusiasmi: ad oggi, pur essendo dimostrata la fattibilità dell’approccio, nessuna persona che ha ricevuto un organo animale è sopravvissuta a lungo.
COSA SONO GLI XENOTRAPIANTI?
Con il termine xenotrapianto si indica il trapianto di un organo o di un tessuto da una specie animale a un essere umano. L’idea non è nuova, ma solo negli ultimi anni ha iniziato a trasformarsi in pratica concreta grazie alle tecniche di editing genetico come CRISPR-Cas9, che permettono di rendere gli organi animali meno “estranei” al nostro sistema immunitario. L’obiettivo è superare due grandi ostacoli: la scarsità cronica di organi disponibili per i trapianti e il rischio di rigetto immediato, che tradizionalmente ha reso impossibile l’uso di organi animali.
I TENTATIVI CON CUORE, RENI E FEGATO
Negli ultimi tre anni, proprio grazie al progresso delle tecniche di editing del genoma, si sono intensificati i tentativi di xenotrapianto (come abbiamo raccontato in questo nostro approfondimento) Il più noto è quello del cuore: nel 2022 David Bennett, un uomo di 57 anni, fu la prima persona a ricevere un cuore da un maiale geneticamente modificato sopravvivendo oltre due mesi. Un secondo paziente, Lawrence Faucette, è stato trapiantato nel 2023, ma in quel caso si verificò un rigetto precoce, complicato dalla presenza di un virus suino. Nel marzo 2024, al Massachusetts General Hospital di Boston, è stato invece realizzato il primo trapianto di rene da maiale in un paziente vivo: Richard Slayman, 62 anni, affetto da insufficienza renale terminale. L’organo, con 69 modifiche genetiche, ha funzionato inizialmente ma l’uomo è deceduto poche settimane dopo per complicanze. Sempre nel 2024, in Cina, è stato tentato anche un trapianto di fegato in un paziente in morte cerebrale, con l’organo capace di produrre bile subito dopo l’operazione. Ora, con il polmone, la ricerca aggiunge un tassello cruciale a un percorso che si sta muovendo rapidamente.
IL CASO DEL POLMONE
Nel caso da poco descritto su Nature Medicine, il polmone è stato prelevato da un maiale della razza Bama, allevato in condizioni sterili e geneticamente modificato con sei interventi mirati: tre per eliminare geni responsabili del rigetto immediato e tre per inserire proteine umane capaci di controllare l’infiammazione. L’organo è stato impiantato lasciando in sede il polmone destro del ricevente, in modo da avere un margine di sicurezza. Nelle prime ore il trapianto non ha mostrato segni di rigetto iperacuto, ma già dopo 24 ore sono comparsi i primi indizi di infiammazione Dal terzo giorno si è osservato un vero e proprio rigetto anticorpo-mediato e al nono giorno l’esperimento è stato interrotto.
UN TRAGUARDO ANCORA MOLTO LONTANO
Alla luce di quanto ottenuto, gli xenotrapianti di polmone restano lontani dalla pratica clinica. I farmaci immunosoppressori usati nello studio, ad esempio, non potrebbero essere somministrati a lungo a un paziente vivo senza conseguenze gravi e la presenza del polmone umano ha impedito di capire se quello suino fosse davvero in grado di ossigenare il sangue. Nonostante questi limiti, l’esperimento ha però dimostrato che il rigetto immediato può essere evitato e ha fornito informazioni utili su come l’organismo reagisce a un polmone di maiale. I ricercatori punteranno ora a nuovi test su altri pazienti in morte cerebrale, con trapianti bilaterali e organi modificati ulteriormente per ridurre ancor di più il rischio rigetto. La strada, almeno per i polmoni, è ancora molto lunga.