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Alimentazione

Celiachia: in Italia due pazienti su tre sono donne

pubblicato il 06-03-2015
aggiornato il 28-08-2017

Fra le possibili complicanze, se non si diagnostica in tempo, anche osteoporosi, anemia e infertilità. Dall’Aic una guida pratica per una corretta diagnosi

Celiachia: in Italia due pazienti su tre sono donne

La malattia è innanzitutto una questione femminile. Presa la totalità dei pazienti celiaci presenti in Italia, più di 164mila stando all’ultima relazione diffusa dal Ministero della Salute, due su tre sono donne. Detta in numeri, si  è già oltrepassata quota 115mila. Ma il dato potrebbe essere quasi triplicato, se si considera che molti intolleranti al glutine non sanno ancora di esserlo e che la quota di malati che emerge altro non è che la punta di un iceberg.

Per la celiachia c’è una sola terapia: la dieta


MOLTE CELIACHE NON SANNO DI ESSERLO

Già oggi, infatti, i medici stimano che i celiaci in Italia siano almeno 180mila. Un numero comunque inferiore rispetto a quello atteso. Se la prevalenza della malattia nei Paesi occidentali ammonta a quasi l’1%, lungo la Penisola gli intolleranti al glutine dovrebbero essere almeno il triplo. Di conseguenze le donne che ne soffrirebbero potrebbero essere quasi quattrocentomila. «Il 70% di esse non sa ancora di esserlo - fanno sapere dall’Associazione Italiana Celiachia (Aic), da molti anni attiva sul territorio a sostegno dei pazienti -. L’impossibilità di conoscere la propria diagnosi preclude alla donna la possibilità di evitare le complicanze della malattia celiaca». Tra cui compaiono l’osteoporosi (per il difettoso assorbimento intestinale di calcio e vitamina D), l’anemia (difficoltà nell’assimilare acido folico e vitamina B12), la menopausa precoce, l’endometriosi, l’infertilità e l’aumento di aborti spontanei».

DIETA SENZA GLUTINE: PERCHE' NEI NON CELIACI PUO' ESSERE DANNOSA?

QUALI COMPLICANZE?

Come spiega Marco Silano, direttore del reparto alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatore del board scientifico di Aic, «una celiachia non riconosciuta aumenta il rischio di problemi in gravidanza come ritardo di crescita intrauterino, prematurità, basso peso alla nascita e ricorso al taglio cesareo. In presenza di queste condizioni è opportuno chiedersi se non si soffra di celiachia e sottoporsi alle indagini cliniche per verificarlo, evitando sia l'autodiagnosi sia di intraprendere una dieta priva di glutine senza la certezza della diagnosi».


Celiaci: si nasce o si diventa?


UNA NUOVA GUIDA 

Per questo, in occasione della festa della donna, l’Aic ha deciso di lanciare la guida  “Donna e Celiachia”. Obiettivo: facilitare i medici e le donne stesse a individuare la malattia anche in assenza dei sintomi classici di natura gastrointestinale. Non è raro, infatti, arrivare alla diagnosi in presenza di altre condizioni, come quelle già citate. Nel documento, scaricabile dall’8 marzo attraverso il sito ufficiale e prossimamente disponibile in formato cartaceo anche negli studi dei medici di famiglia, si parla anche dei diritti delle donne celiache: come quello a donare il sangue e, per chi partorisce, anche quello da cordone ombelicale (in entrambi i casi la dieta senza glutine deve essere seguita da almeno sei mesi). Un passaggio è dedicato al divezzamento del bambino: chiarito che l’allattamento al seno non ha una funzione protettiva e che il momento di introduzione delle prime pappe non fa la differenza, il consiglio è quello di rivolgersi sempre al pediatra per valutare, caso per caso, qual è il momento utile per introdurre il glutine nella dieta.



Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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