Alimentazione

Questi gli alimenti che «irritano» di più l’intestino

pubblicato il 17-03-2014

Da qualche anno si sente parlare di Fodmap, zuccheri che accentuano i sintomi della sindrome del colon irritabile e che si trovano in derivati del grano, latte, alcuni frutti e molte verdure. Un recente studio mostra la loro funzione irritativa

Questi  gli alimenti che «irritano» di più l’intestino

L’acronimo, fino a poco tempo fa, era noto soltanto agli specialisti: Fodmap. Ma la sigla - che riassume i vocaboli inglesi; fermentabili, oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli - inizia a entrare nella quotidianità anche di uomini e donne che soffrono della sindrome del colon irritabile, una condizione che colpisce il 15 per cento della popolazione adulta italiana, con maggiore prevalenza tra le donne. In presenza di alcuni fattori - non ancora del tutto noti, ma comprendenti sicuramente lo stress -, l’intestino non svolge in maniera ottimale la sua funzione digestiva. E inizia, così, a fare “le bizze”: dolori e gonfiori addominali, che si possono accompagnare a stipsi o diarrea. Sintomi che arrivano a compromettere in maniera rilevante la qualità di vita del paziente.

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ZUCCHERI A CATENA CORTA

Cosa sono questi Fodmap?

Si tratta di oligo-mono-disaccaridi (zuccheri) fermentabili e polioli, contenuti in diversi alimenti: i derivati del grano e della segale, il cous-cous, il latte e i prodotti caseari, alcuni tipi di frutta (mango, pera, cocomero, ciliegie, albicocche, datteri e fichi), il miele, il cioccolato, le verdure cotte a foglia larga (più di tutte cicoria e bietola), gli asparagi, i broccoli, il finocchio, i legumi, i peperoni e i funghiMolti di questi prodotti sono ricchi in fibre vegetali, note per accelerare il transito intestinale degli alimenti e promuovere un effetto lassativo.

Quali i livelli da non superare? Difficile dirlo con certezza, considerando che molti dei Fodmap si trovano in alimenti presenti quotidianamente nella dieta: dal fruttosio (frutta) al lattosio (latte), dai fruttani (grano) allo xilitolo (caramelle e chewing-gum).

SINDROME DEL COLON-IRRITABILE:
QUALE DIETA SEGUIRE?

 

FODMAP E COLON IRRITABILE

Sarebbero proprio queste piccole molecole a esacerbare i sintomi della sindrome del colon irritabile, caratterizzata dalla presenza del dolore addominale  e da una variazione nella frequenza delle emissioni di feci. La conferma è arrivata da uno studio australiano pubblicato su Gastroenterology: al termine di un’osservazione dei comportamenti a tavola durata tre settimane, si è visto come chi consumasse pochi Fodmap a tavola, rilevasse sintomi del disturbo decisamente attenuati. «Il disegno dello studio è stato molto preciso e ha confermato l’efficacia di un primo approccio terapeutico basato sull’intervento dietetico - afferma Alfredo Di Leo, direttore dell’unità operativa di gastroenterologia al policlinico di Bari -. La sindrome del colon irritabile ha diverse forme, ognuna della quali viene trattata a livello farmacologico in maniera diversa. La correzione della dieta, invece, risulta sempre efficace, oltre a rappresentare una scelta economicamente vantaggiosa che permette di non dover far ricorso ai farmaci». Definire questi zuccheri a catena corta una possibile cause della sindrome è un’ipotesi azzardata. Ma nel frattempo, per stare meglio, conviene evitare gli alimenti che provocano fermentazione come i farinacei, i legumi e, tra le verdure, il cavolo e i suoi derivati. E’ utile anche ridurre il consumo di caffè e di cibi piccanti.

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FODMAP E GLUTEN SENSITIVITY

Una dieta povera di Fodmap si è rivelata efficace anche nell’attenuazione dei sintomi della gluten sensitivity, «L’evidenza è emersa da diverse ricerche - dichiara Umberto Volta, docente di medicina interna all’Università di Bologna e coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia - , ma a incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli additivi alimentari: sotto accusa ci sono il glutammato, il benzoato, i solfiti, i nitrati e vari coloranti».  

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C’è una relazione tra cibo, salute e i microbi che ospitiamo nell’intestino?

Sì, la nutrizione ha a che fare anche con il “microbiota”, ossia l’insieme di tutti i microorganismi (batteri, virus, funghi, protozoi) che colonizzano normalmente il nostro corpo. La maggior parte di questi microrganismi si trovano nell’intestino, ma sono presenti anche sulla pelle, nel cavo orale, nei polmoni e in altre sedi ancora. Il materiale genetico di questi microorganismi nel suo insieme prende il nome di “microbioma”.

La “metagenomica” è la scienza che studia l’insieme di tutto il materiale genetico presente in un campione: analizzando il microbioma è possibile stabilire quali microorganismi, e in che proporzioni relative, sono presenti in un certo microbiota. Alterazioni nel microbiota, ossia variazioni nella sua composizione note come “disbiosi”, sono state collegate allo sviluppo di alcune patologie umane, tra cui il cancro. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che il microbiota modula le risposte alle terapie antitumorali e persino la suscettibilità agli effetti collaterali di queste terapie.

Come fa il microbiota a esercitare questi effetti? Interagendo con il sistema immunitario e agendo sul nostro metabolismo. Il microbiota più studiato è quello intestinale (comunemente noto come “flora intestinale”), composto principalmente da batteri.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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