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Come vincere la paura del dentista

pubblicato il 06-05-2013
aggiornato il 17-01-2017

Si chiama stomatofobia e nelle forme più gravi il terrore del trapano scatena veri e propri attacchi di panico accompagnato da nausea e tremiti

Come vincere la paura del dentista

Si chiama stomatofobia e nelle forme più gravi il terrore del trapano scatena veri e propri attacchi di panico accompagnato da nausea e tremiti

La paura del dentista scatena veri e propri attacchi di panico. Con tremiti, nausea, vomito, sudorazione, bocca secca oppure ipersalivazione, e una specie di cambiamento della personalità, talvolta in senso aggressivo. 

Questo terrore incontrollato ha preso il nome di «stomatofobia», e secondo lo stomatologo francese Daniel Banoun può essere descritto in 4 stadi, a seconda dell’intensità del disturbo e della sua anzianità d’insorgenza.

STADIO 1 - I pazienti (più uomini che donne) hanno disertato da molto tempo lo studio del dentista. L’odore del locale, il cattivo sapore dei prodotti dentali, il rumore del trapano, la vista della siringa, la paura di vomitare («emetofobia») trascinano con sé un inferno emozionale. Questi soggetti preferiscono ricorrere all’automedicazione, sopportare il dolore, evitare di sorridere. Qualunque cosa, pur di non varcare la porta del dentista. Non bisogna confondere un semplice apprensione con la stomatofobia. Questi pazienti sono prigionieri del loro segreto, coscienti dell’assurdità della loro fobìa,  e la dissimulano per paura di essere tacciati di debolezza, per timore del giudizio altrui. La stomatofobia viene sempre nascosta, perché è colpevolizzata. In questo stadio, dal 20 al 30 per cento dei pazienti possono essere curati sotto anestesia locale o sedazione, ed eventualmente con suggestione ipnotica. Oppure si fa ricorso a una miscela di ossigeno e protossido d’azoto, somministrata con maschera.

STADIO 2 - Il paziente stomatofobico arriva accompagnato da  un figlio, da un congiunto o da un amico che comprendono il suo stato di sofferenza. Alla paura di vomitare si aggiunge il ribrezzo del sangue. Un sentimento di vergogna lo spinge a chiedere che l’assistente del dentista non sia presente alla consultazione. Il trattamento sotto anestesia generale è spesso l’unica soluzione.

STADIO 3 - Il paziente arriva con la bocca in stato di abbandono, spesso con fratture dei denti e ascessi, e una generale degradazione della salute della bocca e dei denti, che ha conseguenze flagranti sulla vita affettiva e sociale. In una clinica specializzata, utilizzando l’anestesia generale, si può in 48 ore arrivare a una «riabilitazione». Con estrazioni multiple, cure parodontali, trattamenti conservativi e la messa in opera di una protesi immediata. Tutto ciò che è percepito come doloroso sarà fatto in un’unica seduta.

STADIO 4 - Ci sono alcuni casi (rari, per fortuna) in cui è impossibile un trattamento, sia per una controindicazione all’anestesia generale, sia perché  una malattia psichiatrica o altre patologie impediscono di seguire il paziente nella fase post-operatoria.

CONCLUSIONE - Per evitare questi estremi, il ruolo della prevenzione è essenziale fin dalla più giovane età. Così com’è fondamentale che i futuri dentisti ricevano una formazione che li metta in grado di affrontare i problemi del dolore e della stomatofobia.


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