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Giornata Mondiale AIDS: non abbassare la guardia, il virus non è sparito

pubblicato il 30-11-2020

Calano le nuove diagnosi in Italia. Covid-19 però potrebbe portare ad una "perdita" dei nuovi casi. Parlare di AIDS oggi è ancora necessario

Giornata Mondiale AIDS: non abbassare la guardia, il virus non è sparito

C'è un virus, HIV, che da qualche tempo fa fortunatamente sempre meno notizia. Guai però a dimenticarlo perché se la sfida scientifica è pressoché vinta -oggi è possibile curare con successo una persona positiva-, quella della prevenzione tutt'altro. Anche se le nuove diagnosi almeno nel nostro Paese stanno diminuendo, il fatto che siano più diffuse tra le nuove generazioni dovrebbe farci riflettere sulla necessità di mantenere alta la guardia. Non solo, complice la pandemia Covid-19 il rischio negli anni futuri sarà un incremento delle nuove diagnosi sfuggite in questi mesi. La Giornata Mondiale dedicata all'AIDS che si celebra il primo dicembre ha proprio questo obbiettivo: non fare abbassare la guardia contro un virus che sembra dimenticato.

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CHE COS'E' L'HIV? CHE DIFFERENZE CON AIDS?

L’AIDS è una patologia causata dalla presenza del virus HIV. Quest’ultimo, infettando in maniera specifica le cellule del sistema immunitario, rende le persone affette più vulnerabili a molte malattie che generalmente, nelle persone sane, non creano particolari problemi. Essere sieropositivi per l'HIV vuol dire essere entrato in contatto con il virus. Questo però non significa che necessariamente si svilupperà l'AIDS. Di fondamentale importanza per evitare che ciò si verifichi -compromettendo così il sistema immunitario- è seguire una terapia farmacologica.

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LE TERAPIE

Sino agli anni '90 una diagnosi di sieropositività equivaleva ad una condanna. Oggi grazie allo sviluppo di farmaci in grado di agire sui meccanismi che il virus mette in atto per replicarsi l'aspettativa di vita media di una persona sieropositiva, se trattata precocemente, è del tutto paragonabile a quella di un individuo sano. A differenza di 15-20 anni fa, dove la persona "infetta" doveva assumere sino a 15 compresse al giorno, oggi tutto può essere condensato in un'unica compressa. Non solo, a differenza dei primi antiretrovirali, oggi la tossicità di questi farmaci è pressoché assente. Grazie all'avvento di queste molecole sono state e continuano ad essere milioni le vite salvate negli anni.

LA SITUAZIONE IN ITALIA ED EUROPA

Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità dal 2012 ad oggi le nuove diagnosi di sieropositività sono diminuite progressivamente. Lo scorso anno sono state poco più di 2500, per l'80% maschi. Purtroppo però, sintomo di una diversa percezione del pericolo contagio, l’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di età compresa tra i 25 e i 39 anni. A livello Europeo invece le nuove diagnosi 2019, secondo i dati OMS, sono state 136 mila ma per l'80% localizzate nei paesi dell'Est Europa.

Aids, i giovani ne sanno ancora troppo poco

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L'IMPATTO DELLA PANDEMIA SULLE NUOVE DIAGNOSI

Anche se nel nostro Paese la situazione è in progressivo miglioramento, attenzione ad abbassare la guardia perché Covid-19 potrebbe nel giro di poco portare ad un peggioramento. Di tutte le nuove diagnosi annuali il 30% avviene quando l’infezione è conclamata e da sintomi. Il restante 70% avviene in chi non manifesta alcun segno ma che per necessità di interventi chirurgici, gravidanze o semplicemente perché ha avuto rapporti a rischio si sottopone allo screening. Attività che con la pandemia sono venute meno in molti casi.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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