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Cardiologia

Quando l'Ave Maria di Schubert abbassa la pressione sanguigna

pubblicato il 02-08-2011

La musicoterapica è una pratica ancora in via di una precisa definizione. Essa comunque viene applicata con due metodi. Musicoterapia attiva in cui è il paziente a creare la musica secondo l’istinto creativo e con strumenti; e musicoterapia passiva o ricettiva in cui il paziente ascolta musica scelta dal terapeuta. Ecco una breve panoramica dei campi in cui la musicoterapica è stata sperimentata con risultati soddisfacenti.

Quando l'Ave Maria di Schubert abbassa la pressione sanguigna

La musicoterapica è una pratica ancora in via di una precisa definizione. Essa comunque viene applicata con due metodi. Musicoterapia attiva in cui è il paziente a creare la musica secondo l’istinto creativo e con strumenti; e musicoterapia passiva o ricettiva in cui il paziente ascolta musica scelta dal terapeuta. Ecco una breve panoramica dei campi in cui la musicoterapica è stata sperimentata con risultati soddisfacenti.

PRESSIONE SANGUIGNA E STRESS- Un team di ricercatori dell’Università di Francoforte ha evidenziato che un semplice motivetto o un refrain canticchiato ogni mattina in auto mentre si va in ufficio è un antistress naturale. Aiuta ad abbassare la pressione sanguigna e il battito cardiaco, con risultati assimilabili, in qualche modo, a quelli di un’attività fisica moderata ma continua. Così, sempre secondo gli studiosi, si rende meglio anche sul lavoro. E infatti da qualche anno, i corsi di training canoro sono all’ordine del giorno. I manager si dedicano a tecniche di rilassamento simili a quelle dei cantanti professionisti prima di una performance. Poi, via libera ai vocalizzi. Tra le musiche preferite, l’Ave Maria di Franz Schubert e un brano di Ian Dury, icona rock degli anni Settanta.

ALZHEIMER- Esistono molti studi e sperimentazioni sull’efficacia della musica nelle persone colpite da Alzheimer. Un canto eseguito da un gruppo di pazienti provoca uno stimolo dolce che riattiva la memoria e il desiderio di comunicazione. Al Land Hospitali University hospital di Reykjavík (in Islanda), per esempio, un gruppo di pazienti ha seguito per un mese e mezzo una terapia musicale con istruttori qualificati: gli esperti suonavano la chitarra e invitavano i malati a imitarli con altri strumenti e a cantare semplici melodie, che avevano scelto loro stessi. Tutto questo ha permesso di abbassare l’aggressività, l’ansia e l’irritabilità, rispetto ai pazienti che non avevano seguito lo stesso metodo.

GRAVIDANZA E PARTO- Le ormai numerose esperienze di musicoterapia italiane ed estere confermano l’utilità di affiancare attività sonoro-musicali ai tradizionali corsi di preparazione al parto, poiché la musica può aiutare la gestante a rilassarsi, a contenere l’ansia e a raggiungere uno stato di generale benessere psicofisico.

AFASIA- Soddisfacenti risultati ha dato l'uso sperimentale della musicoterapia nella riabilitazione degli afasici, in chi cioè, a seguito di una lesione cerebrale, causata da trauma cranico, ischemia, ictus, emorragia o tumore, manifesta dei disturbi nell'espressione e nella comprensione del linguaggio parlato o scritto ed anche, disturbi della memoria, difficoltà nei movimenti, incapacità di riconoscere gli oggetti, alterazioni della percezione sensoriale e instabilità emotiva.

CADUTE DEGLI ANZIANI- Suonare il piano aiuta a raggiungere un miglior senso dell’equilibrio e della postura nelle persone anziane. E’ stato dimostrato dai ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di Ginevra facendo eseguire ai pazienti per un’ora alla settimana lezioni di ginnastica ed esercizi di equilibrio con un accompagnamento al pianoforte.

DISABILI- Uno studio australiano della Queensland University of Technology (QUT) ha evidenziato come bambini disabili siano catturati dalle note di canzoni popolari e risveglino l’interesse alla comunicazione. Tutti insieme, secondo gli scienziati, possono beneficiarne a livello sociale, nella comunicazione e nelle abilità motorie.


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