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Ginecologia

Elenora Porcu: «Non si può medicalizzare una gravidanza»

pubblicato il 17-10-2014
aggiornato il 06-02-2017

La specialista, responsabilità del centro sterilità e procreazione medica assistita del policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, si mostra poco propensa alla proposta

Elenora Porcu: «Non si può medicalizzare una gravidanza»

Eleonora Porcu, responsabile del centro infertilità e procreazione medicalmente assistita del policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna: è d’accordo con l’idea di estendere le procedure di crioconservazione anche alle donne che non hanno problemi di infertilità?

«No, perché non è pensabile medicalizzare un processo fisiologico come la riproduzione, portandola nel tunnel della procreazione assistita. In Italia è giunta l’ora di rifondare il concetto di fertilità: dobbiamo far capire alle giovani coppie che la prima gravidanza dovrebbe essere portata a termine entro i 35 anni della donna».

Non è dunque questa, a suo avviso, la strada più efficace per invertire il trend delle nascite?

«Assolutamente: la strategia esiste ed è anche ampiamente utilizzata, ma l’esito non è affatto scontato. Ciò che conta, innanzitutto, è l’età dell’ovocita: che in questo modo risulta arrestata. Ma esistono anche altri fattori che possono compromettere una gravidanza: a partire dalle condizioni di salute di un uomo. Che senso ha congelare gli ovociti di una donna single se dieci anni dopo deciderà di avere un figlio con un uomo che ha problemi di fertilità?».

Non pensa che dibattendo molto di opportunità alternative - dalla fecondazione eterologa al social egg freezing - si finisca per offrire alle donne un ulteriore alibi per procrastinare la prima gravidanza?

«Sostituire il percorso spontaneo vuol dire sotterrare il diritto alla scelta di avere un figlio quando lo si vuole. Quando ho scelto di fare questo lavoro, ero spinta anche dal desiderio di affrancare le donne da qualsiasi pregiudizio sociale. Ecco: finire in sala operatoria perché la società ci indirizza in questa direzione è una violenza che da donna, prima che da ginecologo, non posso assecondare».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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