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Ginecologia

Il congelamento degli ovociti è una soluzione per il calo delle nascite?

pubblicato il 17-10-2014
aggiornato il 06-02-2017

Alla proposta lanciata da alcuni esperti, fa seguito la decisione assunta da Apple e Facebook. È giusto offrire le tecniche di crioconservazione alle donne che cercano i figli tardi? Il parere di due esperte: Eleonora Porcu e Maria Elisabetta Coccia

Il congelamento degli ovociti è una soluzione per il calo delle nascite?

La proposta è arrivata da un pool di ginecologi e biologi, attraverso le colonne di The Lancet. «Perché non estendere anche alle donne fertili la possibilità di ricorrere al congelamento degli ovociti o di un lembo di tessuto ovarico?». Due multinazionali del “tech”, Apple e Facebook, hanno subito colto la palla al balzo, offrendo alle loro dipendenti il pagamento di tutte le spese necessarie per posticipare la gravidanza e concentrarsi esclusivamente sul lavoro. Lo stesso vorrebbe fare Google, a partire dal 2015. Citigroup e Microsoft, invece, fornirebbero già il servizio alle proprie lavoratrici: su richiesta. L'idea, dunque, pare già in fase di attuazione.

 

DUE SOLUZIONI

Lo spunto, giunto poche ore dopo l’ultimo rapporto del Censis che ha fotografato un crollo della nascite in Italia, da Dominic Stoop (direttore del Centro di medicina riproduttiva all’UZ Brussel in Belgio), Sherman Silber (luminare nel campo della medicina riproduttiva oggi in servizio al St. Luke’s Hospital di Saint Louise) e Ana Cobo (responsabile dell’unità di criobiologia alla clinica Ivi di Valencia), non convince però tutti. Partendo dalla sicurezza dell’approccio, da anni messo in pratica per permettere alle donne affette da tumore di andare incontro a una gravidanza, gli autori dell’articolo hanno aperto un fronte destinato a far discutere.

Per molte donne e specialisti il congelamento degli ovociti è ormai un'esigenza: per dare spazio alla carriera e concepire in un momento successivo. L'alternativa è rappresentata dal congelamento del tessuto ovarico. Stoop ha ricordato che «nel 2004 una donna belga fu la prima a partorire un bimbo sano sette anni dopo questo trattamento, avvenuto prima di iniziare la chemioterapia». In dieci anni sono nati 37 bambini a seguito del procedimento: adottato da altrettante pazienti neoplastiche.

Ma è bene ricordare che il congelamento del tessuto ovarico, prelevato in anestesia generale nel corso di una laparoscopia, è in fase sperimentale. Come no le principali società scientifiche, «servono altre prove per favorirne l’applicazione in ambito clinico». Il vantaggio, in questo caso, sarebbe quello di evitare la stimolazione ovarica prima della gravidanza e fornire una soluzione per preservare la fertilità nelle pazienti che non hanno raggiunto la pubertà. 


Per cercare di fare chiarezza, Fondazione Veronesi ha interpellato due specialisti italiani per chiedere la loro opinione. La scelta è ricaduta su due donne: Eleonora Porcu e Maria Elisabetta Coccia. 

 

IL PARERE A FAVORE - Maria Elisabetta Coccia: «Non c'è rimedio più efficace per evitare il declinio della fertilità»

IL PARERE CONTRARIO - Eleonora Porcu: «Non pensiamo di medicalizzare la gravidanza»

 


@fabioditodaro

 

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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