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Chimica e piccoli Rna contro il sarcoma di Ewing

pubblicato il 16-02-2016
aggiornato il 24-02-2017

Un piccolo composto chimico che potrebbe agire sul metabolismo degli acidi nucleici non codificanti alla base del progetto di ricerca di Neri Mercatelli

Chimica e piccoli Rna contro il sarcoma di Ewing

Ogni anno in Italia, circa 2600 bambini e adolescenti ricevono una diagnosi di tumore. Tra i tumori ossei o delle parti molli tipici di questa fascia di età vi è il sarcoma di Ewing, che colpisce ogni anno 60 bambini e ragazzi, principalmente maschi, tra i 5 e i 25 anni. A oggi la sopravvivenza dei pazienti è del 60-70%; molto è stato fatto in passato per la cura di questa malattia, ma ancora di più si potrà fare grazie alla ricerca scientifica, portata avanti da scienziati come Neri Mercatelli, biologo all’Università del Foro Italico di Roma, vincitore nel 2016 di una borsa di ricerca di Fondazione Veronesi nell’ambito del progetto Gold for kids a sostengo dell’oncologia pediatrica.

Neri, di quali aspetti della malattia di Ewing ti stai occupando nella tua ricerca?

«Nella maggior parte dei sarcomi di Ewing è presente specifica alterazione genetica, che unisce tra loro due geni normalmente separati: EWSR1 e FLI1. Questa mutazione causa la produzione di una proteina di fusione anomala (EWS/FLI1), responsabile della genesi e progressione del tumore. L’azione tumorale di EWS/FLI1 viene fortemente incrementata dalla interazione con un’altra proteina, chiamata DHX9. La mia ipotesi di lavoro è dunque questa: molecole che bloccano il legame di DHX9 con la proteina anomala EWS/FLI1 potrebbero essere efficaci nel contrastare la malattia. In particolare, è stato recentemente identificato un composto chimico, denominato con la sigla YK-4-279, che sembra in grado di bloccare la tumorigenesi del sarcoma di Ewing. La base molecolare e gli eventuali mediatori dell’effetto antitumorale del YK-4-279 sono scarsamente conosciuti, ad esempio nei confronti degli Rna non codificanti, piccole molecole note per contribuire all’eziologia della malattia».

Quali prospettive apre il tuo progetto, anche a lungo termine, per l’applicazione nella gestione clinica del sarcoma di Ewing?

«Oltre a fare chiarezza sulle basi molecolari dell’effetto antitumorale del composto YK 4-279, i risultati permetteranno di identificare una serie di nuovi possibili candidati terapeutici per sviluppo e implementazione di strategie antitumorali nella cura del sarcoma di Ewing. Naturalmente, siamo ancora nelle fasi in vitro e la strada è ancora molto lunga prima di arrivare al letto del paziente, ma ogni viaggio comincia con un primo passo». 

La ricerca, infatti, è fatta di tanti fallimenti, prima di arrivare a un risultato positivo…

«È vero. A questo proposito, ricordo un episodio di alcuni anni fa: avevamo appena ottenuto un risultato negativo in un esperimento, quando all’improvviso entrò in laboratorio un gruppo di persone del movimento hare krishna e cominciarono a parlare di positività… ma noi non eravamo decisamente dell’umore giusto».

Un momento della tua vita professionale da incorniciare e uno invece da dimenticare

«Da incorniciare sono senza dubbio i momenti in cui ho saputo dell’assegnazione di finanziamenti, come la borsa di Fondazione Veronesi. Nessun momento particolare da dimenticare, per fortuna». 

Cosa ti piace di più della ricerca?

«La soddisfazione di ottenere il risultato atteso in accordo con l’ipotesi fatta».

E cosa invece eviteresti volentieri?

«Niente, tutto fa parte del gioco, anche i momenti bui e di sconforto, ed è fondamentale saperlo accettare».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Vita».

Cosa avresti fatto se non avessi fatto il ricercatore?

«Credo che mi sarebbe piaciuto fare il restauratore di opere d’arte».

Qual è per te il senso profondo che ti spinge a fare ricerca ogni giorno?

«Una fortissima passione nel comprendere alcuni aspetti di malattie ed essere di aiuto nel migliorare la vita delle persone».

@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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