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I ricercatori corrono con noi

Domenica 22 appenderanno il camice e indosseranno le scarpe da ginnastica per correre la Pittaroso Pink Parade a sostegno della ricerca sul tumore al seno. Sono i ricercatori sostenuti dalla Fondazione

Lorenzo Canti, Alessandra Cataldo, Alexia Conte, Giulia Di Lullo: sono alcuni dei ricercatori sostenuti da Fondazione Umberto Veronesi nel 2017 che, scarpe da ginnastica ai piedi, prenderanno parte alla PittaRosso Pink Parade che avrà luogo domenica 22 ottobre a Milano, unendosi a tutti quelli che correranno per sostenere il progetto Pink is Good e la ricerca sui tumori femminili.

Come mai avete deciso di partecipare alla PittaRosso Pink Parade?

Giulia: «Perché mi piace fare attività sportiva e cerco di praticarla regolarmente. Partecipando alla PittaRosso Pink Parade posso associare il mio hobby al mio impegno favore della ricerca nei tumori, che rappresenta il mio lavoro, e anche contribuire di persona alla promozione del sostegno collettivo alla ricerca».
Lorenzo: «Io sono uno studente della Scuola Europea in Medicina Molecolare (SEMM) di Milano, ed è un onore per me essere sostenuto da un finanziamento della Fondazione Veronesi: ecco perché mi fa piacere partecipare alle sue attività. Purtroppo vengo anche da un lungo periodo di pausa dallo sport causato da infortuni e impegni di lavoro: la PittaRosso Pink Parade mi ha dato l’occasione per ricominciare a tenermi in forma».
Alessandra: «Essendo io sostenuta dalla Fondazione Veronesi mi sembra doveroso partecipare, come ringraziamento per quello che la Fondazione fa per noi giovani ricercatori. Inoltre il mio campo d’azione è proprio il tumore al seno: credo fermamente nella causa supportata da questa maratona. E poi penso che la PittaRosso Pink Parade sia un modo per passare insieme alle persone a cui sono più legata una giornata all’insegna dello sport e della ricerca: io personalmente ho coinvolto mio fratello, le mie amiche, i miei colleghi e mio padre, grande appassionato di corsa, al quale ho regalato (per il suo compleanno che cade proprio in quei giorni) l’iscrizione e il biglietto del treno da Salerno».
Alexia: «Mi piace praticare sport quotidianamente e quando possibile mi piace anche correre, ma questo evento in particolare mi sta molto a cuore. La ricerca in Italia è un mondo un po’ contraddittorio: ci sono tanti cervelli promettenti ma pochi fondi per sovvenzionare le numerose e valide ricerche, anche in campo oncologico. La Fondazione Umberto Veronesi in questi anni ha fatto tanto per permettere a giovani ricercatori come me di portare avanti la propria ricerca in centri d’eccellenza e in università. La salute è un bene comune, e in quanto ricercatrice supportata dalla Fondazione come potrei non partecipare?».


Cosa vi spinge, da beneficiari dei finanziamenti di ricerca, a prender parte in prima linea ad un evento di raccolta fondi?

Lorenzo: «Ho sempre avuto la fortuna di lavorare con persone che mi hanno insegnato ad avere passione per quello che faccio, anche quando sembra che gli insuccessi siano troppi. Un po’ come quando, durante una maratona, ci si sente troppo stanchi per finire la corsa ma nonostante tutto tagliamo il traguardo. Mi sento in dovere di prendere parte ad un evento che rappresenta tutto ciò in cui credo».
Alexia: «Eventi benefici come la PittaRosso Pink Parade sono fondamentali per raccogliere le risorse che vanno a sovvenzionare noi giovani ricercatori. Con la mia presenza vorrei fare da “tramite” tra il mondo della ricerca e chi dona, per mostrare che noi ricercatori siamo persone reali al servizio della comunità».
Giulia: «Alexia tocca un punto importante. È stata la diretta esperienza di quanto la ricerca abbia bisogno di fondi per andare avanti a convincermi a partecipare. Il sostegno alla ricerca da parte di enti privati è fondamentale per sopperire quando i finanziamenti pubblici non sono sufficienti. Inoltre, credo che sia ancora lunga la strada da percorrere per creare una vera coscienza collettiva sull’importanza del lavoro del ricercatore, sulle potenzialità della sua attività e sull’impatto del progresso scientifico. I ricercatori stessi possono testimoniare “cosa sono” e “quello che fanno” e questa comunicazione è, a mio avviso, molto efficace».
Alessandra: «Concordo: partecipare all’evento è un modo per mostrare alle tantissime persone che corrono con noi che i ricercatori non sono figure astratte. Far conoscere i nostri volti e le nostre storie è un segnale fortissimo. Ma oltre ad esserci in qualità di ricercatrice sostenuta dalla Fondazione, domenica 22 ottobre correrò soprattutto in qualità di donna, per lottare contro una delle patologie che più ci colpisce al giorno d’oggi».

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