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I ricercatori corrono con noi

pubblicato il 16-10-2017
aggiornato il 24-10-2017

Domenica 22 appenderanno il camice e indosseranno le scarpe da ginnastica per correre la Pittaroso Pink Parade a sostegno della ricerca sul tumore al seno. Sono i ricercatori sostenuti dalla Fondazione

I ricercatori corrono con noi

Lorenzo Canti, Alessandra Cataldo, Alexia Conte, Giulia Di Lullo: sono alcuni dei ricercatori sostenuti da Fondazione Umberto Veronesi nel 2017 che, scarpe da ginnastica ai piedi, prenderanno parte alla PittaRosso Pink Parade che avrà luogo domenica 22 ottobre a Milano, unendosi a tutti quelli che correranno per sostenere il progetto Pink is Good e la ricerca sui tumori femminili.

Come mai avete deciso di partecipare alla PittaRosso Pink Parade?


Giulia: «Perché mi piace fare attività sportiva e cerco di praticarla regolarmente. Partecipando alla PittaRosso Pink Parade posso associare il mio hobby al mio impegno favore della ricerca nei tumori, che rappresenta il mio lavoro, e anche contribuire di persona alla promozione del sostegno collettivo alla ricerca».
Lorenzo: «Io sono uno studente della Scuola Europea in Medicina Molecolare (SEMM) di Milano, ed è un onore per me essere sostenuto da un finanziamento della Fondazione Veronesi: ecco perché mi fa piacere partecipare alle sue attività. Purtroppo vengo anche da un lungo periodo di pausa dallo sport causato da infortuni e impegni di lavoro: la PittaRosso Pink Parade mi ha dato l’occasione per ricominciare a tenermi in forma».
Alessandra: «Essendo io sostenuta dalla Fondazione Veronesi mi sembra doveroso partecipare, come ringraziamento per quello che la Fondazione fa per noi giovani ricercatori. Inoltre il mio campo d’azione è proprio il tumore al seno: credo fermamente nella causa supportata da questa maratona. E poi penso che la PittaRosso Pink Parade sia un modo per passare insieme alle persone a cui sono più legata una giornata all’insegna dello sport e della ricerca: io personalmente ho coinvolto mio fratello, le mie amiche, i miei colleghi e mio padre, grande appassionato di corsa, al quale ho regalato (per il suo compleanno che cade proprio in quei giorni) l’iscrizione e il biglietto del treno da Salerno».
Alexia: «Mi piace praticare sport quotidianamente e quando possibile mi piace anche correre, ma questo evento in particolare mi sta molto a cuore. La ricerca in Italia è un mondo un po’ contraddittorio: ci sono tanti cervelli promettenti ma pochi fondi per sovvenzionare le numerose e valide ricerche, anche in campo oncologico. La Fondazione Umberto Veronesi in questi anni ha fatto tanto per permettere a giovani ricercatori come me di portare avanti la propria ricerca in centri d’eccellenza e in università. La salute è un bene comune, e in quanto ricercatrice supportata dalla Fondazione come potrei non partecipare?».


Cosa vi spinge, da beneficiari dei finanziamenti di ricerca, a prender parte in prima linea ad un evento di raccolta fondi?

Lorenzo: «Ho sempre avuto la fortuna di lavorare con persone che mi hanno insegnato ad avere passione per quello che faccio, anche quando sembra che gli insuccessi siano troppi. Un po’ come quando, durante una maratona, ci si sente troppo stanchi per finire la corsa ma nonostante tutto tagliamo il traguardo. Mi sento in dovere di prendere parte ad un evento che rappresenta tutto ciò in cui credo».
Alexia: «Eventi benefici come la PittaRosso Pink Parade sono fondamentali per raccogliere le risorse che vanno a sovvenzionare noi giovani ricercatori. Con la mia presenza vorrei fare da “tramite” tra il mondo della ricerca e chi dona, per mostrare che noi ricercatori siamo persone reali al servizio della comunità».
Giulia: «Alexia tocca un punto importante. È stata la diretta esperienza di quanto la ricerca abbia bisogno di fondi per andare avanti a convincermi a partecipare. Il sostegno alla ricerca da parte di enti privati è fondamentale per sopperire quando i finanziamenti pubblici non sono sufficienti. Inoltre, credo che sia ancora lunga la strada da percorrere per creare una vera coscienza collettiva sull’importanza del lavoro del ricercatore, sulle potenzialità della sua attività e sull’impatto del progresso scientifico. I ricercatori stessi possono testimoniare “cosa sono” e “quello che fanno” e questa comunicazione è, a mio avviso, molto efficace».
Alessandra: «Concordo: partecipare all’evento è un modo per mostrare alle tantissime persone che corrono con noi che i ricercatori non sono figure astratte. Far conoscere i nostri volti e le nostre storie è un segnale fortissimo. Ma oltre ad esserci in qualità di ricercatrice sostenuta dalla Fondazione, domenica 22 ottobre correrò soprattutto in qualità di donna, per lottare contro una delle patologie che più ci colpisce al giorno d’oggi».

Di cosa vi occupate nei vostri progetti di ricerca?

Alexia: «Io mi occupo di capire il funzionamento di una proteina (chiamata EGFR) che risiede sulla superficie esterna delle cellule ed è coinvolta in molte funzioni fisiologiche. Quando l’attività o i livelli dell’EGFR sono alterati, si possono determinare disfunzioni cellulari e insorgenza di patologie come il cancro». 
Alessandra: «Il mio progetto di ricerca ha come scopo principale quello di aiutare le pazienti affette dal più grave dei sottotipi di tumore del seno, quello per cui purtroppo non c’è ancora una terapia mirata, a rispondere meglio alla chemioterapia utilizzando delle piccole molecole chiamate microRNA».
Giulia: «Studio se e come alcuni farmaci attivi contro il mieloma multiplo possano anche regolare la risposta immunitaria contro il tumore stesso».
Lorenzo: «Io mi occupo di studiare le differenze tra le proteine prodotte da cellule staminali sane e tumorali, prima in quelle del seno e poi nella prostata. È un progetto che mi appassiona davvero e ringrazio tuttora i miei supervisori per avermi dato l’opportunità di prendervi parte durante il dottorato di ricerca».


Fate mai sport?

Giulia: «Io faccio attività fisica regolarmente (soprattutto corsa ed altre attività aerobiche), perché credo fermamente nel motto “mens sana in corpore sano”».
Alexia: «Anch’io amo fare attività fisica. Anzi, da quasi un anno ho completamente cambiato le mie abitudini quotidiane per ritagliarmi il mio momento sportivo la mattina, così che poi possa affrontare la giornata in maniera serena e carica. Quando vengo a conoscenza di una corsa nella mia città cerco di parteciparvi. Mi piace darmi appuntamento e ritrovarmi alla partenza con gli amici, ma poi mi piace correre da sola, avere i miei ritmi e perdermi nei miei pensieri e nella musica nelle orecchie. Una volta arrivata al traguardo poi, mi volto indietro soddisfatta della piccola prova superata».
Alessandra: «Io potrei definirmi una ex-ballerina: ho ballato per 20 anni dalla danza classica alle danze caraibiche. Da quest’anno mi sono iscritta in palestra, e devo dire che sorprendentemente mi sono abbastanza appassionata. Non sono una grandissima amante della corsa, ma con le mie amiche ho l’abitudine di fare lunghe passeggiate, soprattutto durante i weekend».
Lorenzo: «Io invece sinceramente non ho una particolare passione nel fare movimento, ma ho sempre cercato di tenermi in forma per avere cura di me stesso. La corsa in particolare è uno sport che mi affascina, e passeggiare per me è all’ordine del giorno: sono attività che permettono di rilassarsi, mantenendo allo stesso tempo uno sguardo a tutto ciò che offre il mondo, che sia un parco o lo scorcio di una piazza. Come dicevo prima, è un po’ che sto fermo ma fino ad un anno fa andavo in palestra tre volte a settimana e mi riservavo sempre un’ora per correre nel weekend».

Cosa direste ai vostri colleghi o ai vostri cari per invogliarli a partecipare?

Alexia: «L’attività fisica è alla base del nostro benessere e non c’è mai un limite di età per iniziare, ne tantomeno un “momento giusto” da aspettare. Se poi consideriamo che questa - più che una corsa - è un momento di aggregazione e di vicinanza sia con le donne che hanno o hanno avuto una storia clinica di tumore al seno, sia con i ricercatori che questa problematica cercano di combatterla ogni giorno, ne viene fuori un binomio vincente!».
Alessandra: «Io utilizzerei esattamente queste parole: “camminiamo o corriamo per sostenere una giusta causa e per stare insieme”, entrambi concetti che oggi sono un po’ dimenticati».
Giulia: «Non posso che concordare. La PittaRosso Pink Parade è un’ottima opportunità per fare una buona azione facendo contemporaneamente del bene a noi stessi, stando all’aria aperta in mezzo alla gente e soprattutto divertendosi».
Lorenzo: «Sottoscrivo tutto: si tratta di un’occasione per fare insieme qualcosa di divertente e allo stesso tempo diverso dal solito. Personalmente, penso che correre sia un ottimo modo per scoprire percorsi interessanti e, se serve, per prendersi un po’ di tempo per pensare. Pietro Mennea diceva che ogni corsa è un viaggio: invito tutti ad affrontarlo insieme a noi per sconfiggere la malattia».

Agnese Collino
Agnese Collino

Biologa molecolare. Nata a Udine nel 1984. Laureata in Biologia Molecolare e Cellulare all'Università di Bologna, PhD in Oncologia Molecolare alla Scuola Europea di Medicina Molecolare (SEMM) di Milano, Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza all'Università di Ferrara. Ha lavorato nove anni nella ricerca sul cancro e dal 2013 si occupa di divulgazione scientifica


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