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Redazione
pubblicato il 23-12-2019

Come faccio a sapere se ho la steatoepatite non alcolica (Nash)?



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La steatoepatite non alcolica rappresenta una complicanza della (più diffusa) steatosi epatica. Per una diagnosi certa, al momento, non c'è alternativa alla biopsia epatica

Come faccio a sapere se ho la steatoepatite non alcolica (Nash)?

Con un’ecografia addominale ho scoperto di avere il fegato grasso. Il mio medico di base mi ha spiegato che questa condizione, aggravandosi, potrebbe determinare l’insorgenza della steatoepatite non alcolica (Nash). Quali esami dovrei fare per tenere sotto controllo la salute del fegato?

Rosa P. (Catanzaro)


Risponde Salvatore Petta, gastroenterologo dell’Università di Palermo e coordinatore del comitato dell’Associazione Italiana Studi sul Fegato (Aisf)

La Nash, o steatoepatite non alcolica, è una condizione che differisce dalla malattia da fegato grasso (steatosi epatica non alcolica) per la presenza, oltre che di grasso a livello epatico, anche di infiammazione e di danno a carico delle cellule dello stesso organo. Tale differenza è rilevante dal punto di vista clinico, poiché i pazienti con la Nash hanno un rischio più elevato di sviluppare fibrosi epatica e di andare incontro alla cirrosi e alle sue potenziali complicanze. Nella maggior parte dei casi, la Nash colpisce persone che seguono diete ad alto contenuto di zucchero e di grassi, che svolgono poco esercizio fisico ed è legata al sovrappeso, all'obesità e al diabete di tipo 2. Questo è il motivo per cui è definita come una malattia metabolica


La steatoepatite non alcolica, come la steatosi semplice, è una condizione asintomatica. Nella maggior parte dei casi, la malattia viene scoperta casualmente o può rivelarsi a causa della comparsa di complicanze. Ciò significa che è già progredita verso stadi avanzati. Esami quali l’ecografia, la Tac e la risonanza magnetica possono identificare un fegato ingrossato (steatosico), ma non dicono nulla relativamente alla presenza di una condizione infiammatoria. Per questo, per avere la conferma della diagnosi, è necessario effettuare una biopsia epatica. L’esame istologico mostra lesioni simili a quelle osservate nell'epatite alcolica, comprese, in genere, le grosse gocce di grasso e permette di quantificare la presenza e la severità della fibrosi epatica.

 

Considerando i numeri della steatosi epatica, che precede l'insorgenza della Nash, non è però possibile sottoporre tutte le persone a rischio a una biopsia. La diagnosi di Nash (in particolare di Nash con fibrosi epatica) deve essere sospettata in pazienti con esami del sangue alterati in maniera sospetta e che presentano fattori di rischio come l'obesità, il diabete (il 10 15 per cento dei pazienti ha già una malattia del fegato, ma spesso non lo sa) o una dislipidemia. Per razionalizzare le procedure, già da qualche anno si utilizza un algoritmo (Fib-4) che, combinando quattro parametri (età, AST, ALT e piastrine), permette di stratificare la probabilità di avere di fronte un paziente con la Nash. Soltanto dopo aver compiuto questo passo, si decide chi sottoporre a ulteriori esami: l’elastografia epatica ed eventualmente la biopsia.


Pertanto, nel suo caso, il consiglio è quello di fare eseguire al suo medico il Fib-4. Tuttavia tenga presente che, se 1 italiano su 4 soffre di steatosi epatica non alcolica, soltanto nel 2 per cento dei casi si rileva anche la steatoepatite con una fibrosi severa del tessuto epatico. Nel frattempo può però provare a far regredire la steatosi. Come? Rispettando una dieta equilibrata e adottando uno stile di vita attivo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che una riduzione del 7 per cento del proprio peso corporeo fa diminuire in maniera significativa l’accumulo di grasso nel fegato. In questo modo, di conseguenza, sarà più protetta anche nei confronti di una malattia epatica severa.

 


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