Neuroscienze

Disturbi psicotici più frequenti se lo spinello è più «potente»

pubblicato il 18-04-2019

La cannabis con maggiori quantità di tetraidrocannabinolo (Thc) può far crescere la diffusione di disturbi psicotici. Con pochi spinelli si altera il cervello degli adolescenti

Disturbi psicotici più frequenti se lo spinello è più «potente»

Gli esperti lo dicono da tempo, ma ogni appello sembra lasciare poche tracce. La cannabis - la pianta da cui derivano due tra le droghe più usate dai giovani, hashish e marijuana - di oggi è molto più «potente» rispetto a quella che era presente sul mercato durante l'adolescenza vissuta dai nostri genitori. Contiene cioè quantità di principi attivi più elevate, a partire dal tetraidrocannabinolo (Thc): la sostanza che più di tutte può determinare nel tempo l'insorgenza di disturbi psicotici nei forti assuntori. Da qui la preoccupazione degli esperti, che viaggia di pari passo con la legalizzazione dei derivati della cannabis in diversi Stati del mondo (a partire dagli Stati Uniti) e con la diffusione di un'immagine «edulcorata» di quelle che ancora oggi molti ragazzi continuano a considerare droghe «leggere» (non esistono). 

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CANNABIS «POTENTE» E PSICOSI

Dopo che all'inizio dell'anno una ricerca aveva evidenziato l'aumento delle concentrazioni del Thc nella cannabis, descrivendo i potenziali rischi per chi fa uso di hashish e marijuana, un nuovo studio apparso sulle colonne della rivista The Lancet Psychiatry ha consolidato questo possibile scenario. Chi fuma derivati di una cannabis più «potente» - in cui il Thc è presente in concentrazioni pari o superiori al dieci per cento - convive infatti con un aumentato rischio di rimanere vittima di episodi psicotici. Ovvero: deliri, allucinazioni, schizofrenia. Secondo gli autori della ricerca, condotta in 11 città europee e in una regione brasiliana, circa un caso su dieci di psicosi può essere addebitato al consumo di cannabis «rinforzata», come la varietà skunk. Gli studiosi del King's College di Londra hanno confrontato un campione di 901 persone che avevano avuto psicosi con uno di 1.237 che non ne aveva mai sofferto, per poi rilevare i consumi di cannabis riferiti dalle stesse. Così s'è potuto osservare che l'uso quotidiano era più frequente in chi aveva avuto il primo episodio di psicosi (29,5 contro il 6,8 per cento della popolazione generale), che la cannabis «potente» era consumata perlopiù dal primo gruppo (37,1 contro il 19,4 per cento). E che, tra le 11 città, chi fumava cannabis ogni giorno era più a rischio di avere un episodio di psicosi: probabilità che cresceva all'aumentare delle concentrazioni di Thc (nello studio non è stato valutato l'impatto della cannabidiolo, secondo principio attivo più diffuso nella cannabis).


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Secondo i ricercatori, coordinati dall'italiana Marta Di Forti, del centro per la genetica sociale e la psichiatria dello sviluppo del King's College, «la scoperta conferma le precedenti prove dell'effetto nocivo sulla salute mentale dell'uso quotidiano della cannabis, in particolare se con un più alto quantitativo di tetraidrocannabinolo». I risultati, secondo il parere degli scienziati, dovrebbero ora trovare un rapido seguito nell'attività dei dipartimenti di prevenzione e di salute mentale. «Occorre informare il pubblico sui rischi connessi all'uso regolare di cannabis, soprattutto se ad alta potenza. Parliamo di droghe sempre più diffuse, in tutti i continenti. E le psicosi possono essere l'inizio di un percorso che può portare all'insorgenza di altri disturbi mentali».


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FATTORI SOCIALI E PSICOSI

La ricerca non dimostra che la cannabis ad alta potenza sia l'unica causa dell'insorgenza di disturbi psicotici, ma evidenzia un aumento del rischio correlato, a cui possono concorrere anche altri fattori: dai ridotti livelli di istruzione ai più bassi tassi di occupazione. Un dato che è stato dedotto confrontando la più bassa ricorrenza di disturbi psicotici tra gli utilizzatori di cannabis appartenenti però al gruppo di controllo. Sembra dunque che alcune persone siano più vulnerabili rispetto ad altre, ma il consiglio vale per tutti: meno si ricorre a queste sostanze, più si protegge il nostro cervello.   

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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