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La salute si studierà a scuola: nuova «materia» al via dal 2019-2020

pubblicato il 11-03-2019

Dal prossimo anno, la promozione della salute al via in tutte le scuole. Obbiettivo: migliorare le condizioni degli italiani e ridurre le disuguaglianze tra le diverse aree della Penisola

La salute si studierà a scuola: nuova «materia» al via dal 2019-2020

Dalla scuola materna alle secondaria di secondo grado: senza alcuna interruzione. La salute, dal prossimo anno, si appresta a far parte ufficialmente dei programmi delle scuole italiane. Il risultato è uno dei punti salienti inseriti nel protocollo d'intesa vergato dal ministro della Salute Giulia Grillo e dal ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti. Viene così a essere regolamentata una proposta formativa che finora era stata «appaltata» in gestione alle singole scuole. Con il risultato che alcune - più propositive e attente alle esigenze dei ragazzi - da anni offrono un percorso rivolto alla conoscenza di alcune tematiche relative alla salute. Mentre (molte) altre saranno chiamate ad adeguarsi a partire dal prossimo mese di settembre. 

I CORRETTI STILI DI VITA
SPIEGATI AGLI ADOLESCENTI 

UNA SCUOLA CHE PROMUOVE LA SALUTE

Leggendo l'accordo stipulato lo scorso 17 gennaio, emerge la volontà del Governo di restituire alla scuola un ruolo nevralgico al fine di migliorare le condizioni della collettività. L'idea di inserire la promozione della salute nel piano di offerta formativa di tutte le scuole - legando attraverso un filo rosso le attività dei bambini della materna con quelle degli adolescentii prossimi alla maturità - parte dal presupposto che nessun luogo più dell'istituzione scolastica ha i requisiti per attivare politiche di prevenzione in grado di raggiungere tanto i più piccoli (che sono poi destinati a diventare gli adulti di domani) quanto i loro genitori. Il piano, che nelle prossime settimane dovrà entrare nella fase operativa, non prevede l'insegnamento di una materia, bensì la definizione di percorsi integrati da mettere in atto durante ogni anno scolastico. L'obbiettivo è rendere la scuola un ambiente favorevole nell'offerta formativa (didattica, contenuti), nell'ambiente fisico (valorizzando gli spazi all'aperto o comunque dediti all'attività fisica), nella gestione degli spazi (si punta a dare maggiore importanza alle mense) e delle attività sociali (relazioni sane tra ragazzi e con gli insegnanti, attenzione alle problematiche connesse alle disabilità). 

PERCORSI MIRATI ALLA PREVENZIONE

Questo, d'altra parte, è l'ideale a cui tendere secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che da anni parla di «approccio scolastico globale» per migliorare l'apprendimento, aumentare il benessere e ridurre i comportamenti a rischio per la salute da parte dei più giovani. Nell'accordo Stato-Regioni, si parla di promozione e non di educazione alla salute. «Ogni scuola avrà l'autonomia di mettere a punto il proprio percorso, tenendo conto anche dei propri fabbisogni, legati anche al territorio», dichiara Daniela Galeone, responsabile dell'ufficio promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative del Ministero della Salute. In linea di massima, però, i temi di cui ci si dovrà occupare sono chiari: la prevenzione del consumo di sigarette, alcol, altre droghe, l'importanza dei corretti stili di vita, l'educazione sessuale, la prevenzione e l'individuazione precoce dei disturbi del comportamento alimentare. Ci sarà spazio, giurano dai due ministeri, anche per parlare dell'importanza delle vaccinazioni e per sensibilizzare i più giovani sul tema della resistenza agli antibiotici. E poi: via libera alle attività per incoraggiare il benessere psico-fisico e per favorire l’individuazione precoce dei disturbi della comunicazione e del linguaggio e dei disturbi dello spettro autistico

LIBERTA' DI SCELTA PER LE SCUOLE

La libertà di scelta è da una parte la conseguenza dell'autonomia scolastica, dall'altra una opportunità per rispondere alle necessità di una determinata realtà. Giusto per fare qualche esempio, si pensi al problema dell'obesità infantile in alcune regioni meridionali, ai consumi di bevande alcoliche più frequenti nel Nord-Est e alla maggiore sensibilità di alcune aree del Paese (Taranto, Terni, Porto Marghera, Sicilia orientale) nei confronti dell'inquinamento ambientale. Non è difficile immaginare che, nelle suddette aree, si decida di puntare maggiormente l'attenzione su queste tematiche, per rispondere ai bisogni della popolazione.

 

I PROSSIMI PASSI

Formalizzata l'intesa tra i due ministeri, adesso la palla è nelle mani delle singole Regioni, che dovranno definire la parte operativa con gli uffici scolastici regionali (sedi periferiche del Miur). Da lì, a cascata, saranno coinvolti gli uffici scolastici territoriali e le singole aziende sanitarie locali. L'obbiettivo, nel tempo, è quello di arrivare a un'offerta standardizzata per fasce d'età che vada oltre quanto fatto finora dalle singole Asl o Università: alcune virtuose, altre meno nel ritagliarsi uno spazio nelle scuole dei rispettivi territori. «La prevenzione, per sua stessa definizione, deve realizzarsi quanto prima e la scuola rappresenta un contesto privilegiato per mettere in atto iniziative concrete - afferma Paola Tarallo, docente all'Istituto Francesco Selmi di Modena e membro della locale delegazione di Fondazione Umberto Veronesi -. Il terreno, con i ragazzi, è fertile. Occorre aiutarli a sviluppare una forma mentis in cui i corretti stili di vita siano acquisiti come naturali e fondamentali»


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Nel tempo, i due Ministeri contano di redigere un vademecum per fare in modo che anche l'offerta delle organizzazioni non profit possa omogeneizzarsi a quella pubblica ed entrare a far parte di quello che diverrà poi il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025. L'obbiettivo di questa sinergia tra scuola, sistema sanitario e mondo del non profit punta a ridurre le disuguaglianze esistenti tra le diverse aree del Paese. Il primo passo è quello di sviluppare la consapevolezza nei confronti di alcune questioni, come Fondazione Umberto Veronesi fa da anni attraverso iniziative di sensibilizzazione su tematiche quali la lotta al fumo, l'importanza delle vaccinazioni, l'attenzione alla salute degli adolescenti e l'orientamento nei confronti delle carriere in ambito scientifico (informazioni nell'area Progetti per le scuole del sito). Nelle scuole si gettano le basi per il proprio futuro e - nonostante l'ascensore sociale in Italia sembra essersi arrestato - si lavora per migliorare le condizioni sociali ed economiche tra una generazione e quella successiva. E poi, tramite i ragazzi, è possibile arrivare anche alle famiglie. «Oggi dobbiamo fare i conti con l'aumento dei malati cronici - chiosa Galeone -. Portare la salute nelle scuole ha anche lo scopo di ridurre il loro carico. O, quanto meno, di dare ai ragazzi gli strumenti per affrontare questa nuova sfida».

 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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