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Pediatria

La balbuzie? E’ un segno di intelligenza

pubblicato il 30-07-2012
aggiornato il 17-01-2017

COMUNICAZIONELINGUAGGIOLOGOPEDIAAPPRENDIMENTOBALBUZIE Chi “balbetta” mostra in genere una particolare intelligenza e sensibilità. Il disturbo compare nell’85% dei casi tra i 18 e i 42 mesi e colpisce quattro volte di più i maschi delle femmine

La balbuzie? E’ un segno di intelligenza

Recenti studi americani hanno dimostrato una componente genetica alla base della balbuzie. È questa una delle novità su questo disturbo del linguaggio, emersa dal Congresso mondiale sul tema conclusosi a Roma in questi giorni. Fondamentale resta comunque la componente psicologica, l’approccio terapeutico diviene integrato e tiene conto degli aspetti relazionali, della vita sociale e affettiva.

IL DISTURBO – In pubblico o al telefono, quando non ci si sente a proprio agio, le parole faticano a uscire nonostante si abbia perfettamente in mente ciò che si deve dire. Ed il disagio aumenta, fino a portare chi ne soffre all’isolamento. «Di questo disturbo – spiega Donatella Tomaiuoli del Centro Ricerca e Cura delle balbuzie, dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento di Roma – ne sono affette persone particolarmente intelligenti, sensibili e profonde o che non vogliono esporsi per timore di essere giudicate». La balbuzie non è invalidante, ma il disagio che determina è profondo, specie nell’infanzia quando si manifesta. «Spesso la scuola non è pronta ad accogliere bambini che ne soffrono – continua la Tomaiuoli – e la problematica finisce per condizionare scelte scolastiche e lavorative a scapito delle qualità intellettive e delle capacità della persona».

LE CURE – L’ottimo è intervenire a un anno circa dall’insorgenza quando, in quattro casi su cinque, la balbuzie si risolve spontaneamente. «Già in età prescolare – dichiara la specialista – è possibile stabilire se si tratta di una piccola balbuzie fisiologica, destinata e rientrare completamente, oppure di qualcosa di più strutturato». Benché i casi di miglioramento, anche vistoso o sorprendente, siano tantissimi, da questo disturbo non si guarisce mai totalmente. «Per superare efficacemente il problema – commenta la logopedista – servono soprattutto ironia e autoironia che vanno insegnate al bambino fin da subito, anche con terapie mirate».

Punto nodale è migliorare la qualità di vita di chi ne soffre, pertanto con un trattamento che dura di media dodici mesi, attraverso esercizi di respirazione, il controllo e la gestione dell’ansia e l’apprendimento della comunicazione in pubblico si punta ad aumentare l’autostima. «In questi anni di ricerca presso il nostro Centro – conclude la specialista – abbiamo ottenuto ottimi risultati con il doppiaggio, il teatro e il parlare in pubblico». Per gli adolescenti e gli adulti è utile un approccio integrato: logopedia, anche con corsi di recitazione, e un aiuto psicologico.

 


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