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Disuguaglianze globali: come reddito e istruzione allungano la vita

pubblicato il 16-11-2018

Alla Conferenza mondiale Science for Peace 2018 si è parlato dell'impatto dei fattori socioeconomici sulla qualità di vita delle persone. Obesità infantile e aspettativa di vita legate anche a reddito e livello di educazione

Disuguaglianze globali: come reddito e istruzione allungano la vita

Sarà vero che i soldi non danno la felicità, ma accidenti quanto allungano la vita. L’uno per cento più ricco negli Stati Uniti vive 15 anni di più dell’uno per cento più povero. Se 15 anni vi sembran pochi… Lo si è detto alla tavola rotonda Disuguaglianze globali alla Conferenza Mondiale di “Science for Peace” a Milano.

Altro detto tristemente famoso di un nostro ex ministro: «Con la cultura non si mangia». Sarà. Ma se per cultura si intende istruzione, cicli scolastici più lunghi fino possibilmente alla laurea, ecco che seppur lentamente il famoso “ascensore sociale” si rimette i moto garantendo maggiori possibilità di lavoro. E garantendolo in particolare alle donne pur se restano in secondo piano. Dallo schermo irrompe Emma Bonino da Roma con la sua ben nota secchezza di eloquio: vediamo sempre tante e valenti ricercatrici, poi vai in ospedale e i primari sono tutti uomini; incontri tante giornaliste poi leggi sui giornali chi è il direttore: sempre un uomo! «Per cui se mi chiedete chi sono le principali vittime delle disuguaglianze, ecco la risposta: le donne».

Riprende Chiara Saraceno, docente di Sociologia all’Università di Torino: «I tassi di occupazione femminile sono di 18 punti inferiore a quelli degli uomini. E a carico delle donne ci sono in media due ore al giorno di lavoro domestico in più dei loro partner». Tuttavia miglioramenti ci sono stati sul lungo periodo: a fine anni ’70, ricorda la professoressa Saraceno, si raggiunse la parità tra i due sessi negli studi. Con questo, però, avere una laurea nel Nord Italia e averla al Sud è come disegnare due paesi diversi. «Aumenta la disuguaglianza anche tra le donne».

Sui migranti «disuguali» per definizione, interviene la giornalista Milena Gabanelli chiarendo che i famosi 35 € giornalieri che percepirebbero, intanto sono limitati ai richiedenti asilo finché la pratica è conclusa. Punto fondamentale per una integrazione reale, propone Gabanelli, sarebbe offrire formazione, professionale e corsi di italiano. cosa che non accade se non in rari casi. A domandarle di Riace, che definisce “modello straordinario”, fa presente che altre “iniziative nobili” vivono altrove, come Modena e certi quartieri di Milano.

Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano, concorda sul fatto che l’unica via per diminuire le disparità è l’istruzione, per un futuro però – avverte – che sarà ben diverso dall’oggi. «Ogni generazione dovrà reinventarsi questo domani perché ogni generazione aumenta di 7-8 anni la vita». Aggiunge l’esperto di Economia Sanitaria alla Bocconi, Giovanni Fattore, ricollegandosi ai benefici della scuola: «Negli Stati Uniti i maschi meno istruiti campano 4 anni in meno di quelli più colti». E riferisce di uno studio fatto da etnologi a Torino seguendo la linea del tram che parte dalle colline (ricche) arrivando fino all’ultima periferia. «Ed ecco che qui si è riscontrata un’aspettativa di vita di 3 anni inferiore rispetto ai quartieri di partenza». Quartieri “alti” anche in senso stretto. C’è un riflesso pure sull’obesità dei bambini, in preoccupante crescita: «L’obesità è tre volte superiore nei figli di donne che non hanno fatto l’università», è la sua ultima conclusione. (E’ lecito commentare che la cultura fa mangiare meglio?). Ultimo arrivato per impegni pregressi il presidente dell’Inps nonché professore di Economia all’Università Bocconi, Tito Boeri che lancia l’allarme pensioni: «Nel 2050 in Italia avremo un pensionato per ogni lavoratore. I lavoratori di oggi pagano le pensione degli anziani di oggi, no, non contano i soldi accumulati, funziona così. Bisogna assolutamente cambiare questa tendenza. Ma i governanti non devono occuparsi e cambiare le pensioni. Devono occuparsi del mercato del lavoro, rendere più facili le assunzioni, creare posti. Sta qui la soluzione del problema». 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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