Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Neuroscienze

Tumore al seno: anche il Ptsd fra le possibili conseguenze

pubblicato il 01-04-2016
aggiornato il 14-11-2017

Il disturbo da stress post-traumatico può seguire la diagnosi della malattia in un gran numero di donne. Va però riconosciuto e distinto dalla depressione

Tumore al seno: anche il Ptsd fra le possibili conseguenze

Il tumore al seno si può associare al disturbo da stress post-traumatico (Ptsd) e non soltanto alla “semplice” depressione. Secondo una ricerca tedesca, tra la diagnosi e l’inizio delle terapie nella maggior parte delle donne colpire (fino all’82 per cento) si sviluppa questo problema psichiatrico, per lungo tempo associato ai traumi delle grandi catastrofi e delle guerre. L’entità di questo impatto è stato valutato in una ricerca su 166 pazienti che avevano da poco ricevuto la diagnosi di tumore al seno, ricerca condotta da un’équipe dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco, in Germania.

 

 

SI ATTENUA NEL TEMPO

Gli studiosi hanno ripetuto i controlli rilevando che un anno dopo solo il 2 per cento delle pazienti continuava ad essere affetto dal Disturbo da stress post-traumatico, ma che oltre il 57 per cento conservava uno o più sintomi del Ptsd. Addirittura, fanno presente i ricercatori tedeschi riportando i loro dati su Psycho-Oncology, donne del gruppo che avevano già subito esperienze traumatiche, come un grave incidente o un’aggressione violenta, nel 40 per cento dei casi descrivevano la diagnosi di rumore al seno come la più devastante.

 

 

L’ISTRUZIONE AIUTA A GESTIRE IL TRAUMA

Da notare che le interviste sono state condotte da psicologi, dunque più approfondite di semplici risposte a un questionario, e che nel gruppo studiato (in parallelo con un gruppo di controllo non affetto da tumore) sono state incluse solo donne senza metastasi e senza precedenti di disturbi psichiatrici. La ricerca si è spinta a tentare di individuare i possibili fattori predisponenti allo scoppio del Ptsd: è risultato che il tipo di intervento chirurgico o di chemioterapia adottati sono ininfluenti. Piuttosto è l’istruzione a fare la differenza: le donne che hanno frequentato l’università si riprendono più rapidamente dal trauma della diagnosi di tumore.

 

 

IN PRINCIPIO “NEVROSI DA GUERRA”

Il professor Luigi Grassi, ordinario di Psichiatria nell’ateneo di Ferrara e noto specialista di psiconcologia, non si mostra sorpreso della ricerca di Monaco: «E’ vero, la risposta di tipo psichiatrico che mostrano le donne colpite dal cancro mammario ha sintomi diversi dalla depressione. Sono stati d’ansia molto marcata, con pensieri ricorrenti, intrusivi, improvvisi flash-back che richiamano come se avvenissero allora i momenti più drammatici, quello della diagnosi, per esempio, oppure di una fase particolare della terapia». Continua il professor Grassi tracciando l’iter di come si è arrivati a individuare - in tempi non lontanissimi - questo disturbo noto con la sigla Ptsd. Dopo la prima guerra mondiale si parlò di “nevrosi da guerra” constatando lo stato di choc e di sintomi altamente disturbanti in tanti che erano stati in prima linea.

 

 

PTSD ANCHE DA UN LUTTO

Più avanti i connotati sono divenuti più specifichi e si fece riferimento alle grandi catastrofi. «E’ l’incapacità della mente a rispondere a eventi di altissimo livello di stress», precisa Luigi Grassi. «Negli anni ’90 si è allargato l’elenco delle possibili cause scatenanti: non più solo catastrofi, ma anche fatti vissuti con orrore e angoscia di morte, per sé o per una persona molto vicina. Dunque un incidente stradale, una malattia gravissima, un lutto…».

 

 

LE POSSIBILI CURE

Si possono presentare tutti i sintomi del Ptsd oppure solo una parte, pescando tra i pensieri ricorrenti e intrusivi, un senso dissociativo di anestesia emotiva (numbing), improvvisi scatti furiosi, esagerate risposte di allarme. «E’ essenziale, di fronte al disagio di una paziente cui è stato diagnosticato un tumore al seno, approfondire la valutazione psicologica, non fermarsi alla depressione», riprende il professor Luigi Grassi. «La paziente verrà così trattata con più precisione. Anche se, quanto ai farmaci, la terapia non è così diversa dal caso di depressione, si usano le molecole incentrate sulla serotonina. Come psicoterapia i metodi da adottare sono diversi, da quelli di stampo cognitivo-comportamentale alla tecnica basata sul movimento degli occhi chiamata Emdr (Eye movement desensitization and reprocessing). L’Emdr permette di richiamare e “riprocessare” l’evento traumatico che si è congelato, intatto, nella memoria. Ricordarlo può far sì che si riesca a prenderne le distanze, a trasformarlo in un “ricordo”, con conseguente sparizione dei flash-back e dell’ansia».

 

 

UN RISCHIO CANCELLATO

Visti i risultati raccolti sull’alta percentuale di Ptsd nelle donne con diagnosi di tumore al seno, i ricercatori dell’Università di Monaco polemizzano con gli estensori del più recente Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm V), la “bibbia” internazionale della psichiatria giunta alla quinta edizione nel 2913, in quanto hanno tolto il fattore “malattia a rischio di morte” dalla lista delle cause scatenanti del disturbo. «Una scelta altamente discutibile», dicono. «I medici andrebbero informati che la maggioranza delle donne cui viene diagnosticato un tumore al seno sviluppano sintomi del disturbo post-traumatico e hanno bisogno di ricevere il supporto conseguentemente appropriato».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza