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Oncologia

I farmaci per la fecondazione assistita aumentano il rischio di tumore al seno?

pubblicato il 20-07-2021

Un'amica preoccupata chiede se i farmaci ormonali usati nei trattamenti di fecondazione assistita sono associati al rischio di tumore al seno. I consigli dello specialista

I farmaci per la fecondazione assistita aumentano il rischio di tumore al seno?

Buongiorno,

ad una mia cara amica è stato riscontrato un carcinoma infiltrante di 4 mm al seno da biopsia, in attesa di intervento. Negli ultimi due anni si era sottoposta a tentativi per gravidanza da ovodonazione, vorrei sapere se il bombardamento di medicine a cui si è sottoposta per i tentativi di gravidanza possano aver innescato lo sviluppo tumorale.

Grazie,

Daniela

domanda pervenuta tramite form l'Esperto risponde

Risponde il professor Edgardo Somigliana

 direttore dell'unità operativa di Procreazione medicalmente assistita presso Fondazione Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico e docente di Ginecologia e ostetricia all'Università degli Studi di Milano

 

Gentile signora,

la risposta è no. Per vari motivi.

 

I DOSAGGI

La terapia di preparazione al trasferimento dell’embrione nell’utero della donna è basata su estrogeni e progesterone, che sono ormoni prodotti fisiologicamente dall’organismo. Il dosaggio è molto basso, inferiore anche a quello di una normale pillola anticoncezionale e simile a quello dei farmaci impiegati per la terapia della menopausa.

I timori sono immotivati anche se consideriamo altre terapie in uso per la procreazione medicalmente assistita, come quelle per la stimolazione ovarica, necessaria a produrre gli ovociti che verranno prelevati per la fecondazione in vitro (è quindi una procedura diversa da quella seguita dalla sua amica). In questo caso i dosaggi sono più elevati. Di quanto? Per farsi un’idea, pensiamo che durante una stimolazione ormonale i livelli di estrogeni possono aumentare anche fino a dieci volte rispetto ai livelli fisiologici. Ma, attenzione: in una qualunque gravidanza nel primo trimestre arrivano a 20 volte tanto, nel secondo a 40 volte tanto e nel terzo trimestre a 60 volte tanto. E non per qualche giorno, ma per mesi.

 

IL FATTORE TEMPO

Un secondo concetto chiave è i tumori derivano da esposizioni croniche a fattori di rischio. Prendiamo ad esempio un cancerogeno certo e acclarato come il fumo: se si entra in una stanza piena di fumo si esce con la tosse e gli occhi che bruciano, magari con problemi respiratori acuti. Ma è l’esposizione nel tempo che porta ai tumori. Un altro esempio è quello delle alterazioni genetiche che aumentano il rischio di tumori del seno e dell’ovaio, come le mutazioni dei geni BRCA: nei casi più sfortunati, le donne portatrici di tali mutazioni sviluppano un tumore in giovane età, ma significa che hanno convissuto con quella mutazione per 30-35 anni. Questo per dire che dal punto di vista dell’oncogenesi, le esposizioni acute non sono determinanti. Nella stimolazione ormonale si arriva per pochissimi giorni ad avere livelli più elevati di ormoni sessuali femminili e non è quindi razionale attendersi effetti oncogenici.

 

I DATI A DISPOSIZIONE

Infine, oggi abbiamo a disposizione i risultati di ampi studi con lunghi periodi di follow up, vale a dire su donne che si sono sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita e sono poi state seguite per molto tempo. E questi dati sono andati tranquillizzandoci, negli anni, perché non hanno mostrato un aumento di rischio oncologico correlato alle terapie per l’infertilità. L’unica correlazione statistica emersa è una certa associazione fra il tumore dell’ovaio e la fecondazione in vitro (FIV), che però si spiega con altri fattori (nelle donne che si sottopongono a FIV sono più frequenti endometriosi o altre patologie pelviche, che causano difficoltà nel concepimento ma che sono anche correlate ad un aumento di rischio di carcinoma dell’ovaio; inoltre vengono meno altri elementi legati invece a una riduzione del rischio oncologico, come la gravidanza e la pillola anticoncezionale). Non c’è quindi una relazione causa-effetto fra l’aumento del rischio di tumori ovarici e la tecnica di PMA.

 

CONSIGLI DI PREVENZIONE

Quella nei confronti dei farmaci ormonali è una diffidenza di vecchia data, che ha anche radici culturali. Persiste un alone negativo ingiustificato, anche nel mondo medico. Gli ormoni sono la base della vita e anche dal punto di vista farmacologico i medicinali utilizzati nei percorsi di PMA sono farmaci efficaci e straordinariamente precisi, somministrati secondo protocolli ormai ben conosciuti, agiscono nella direzione voluta con effetti collaterali minimi. Il consiglio per le donne che intraprendono percorsi di procreazione medicalmente assistita, dunque, è quello valido per tutte le donne, ovvero di seguire le indicazioni nazionali per gli screening oncologici, in base all’età e al profilo di rischio. Nulla di più.


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