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Oncologia

Le nuove armi per sconfiggere il melanoma

pubblicato il 26-05-2014
aggiornato il 02-02-2017

Dopo anni senza risultati la rivoluzione si chiama immunoterapia

Le nuove armi per sconfiggere il melanoma

Per anni si è assistito impotenti al decorso della malattia. Non una molecola in grado di agire, seppur di poco, sul melanoma metastatico. Poi la svolta: grazie all’avvento dei farmaci biologici oggi qualche risposta comincia a arrivare. La soluzione definitiva non c’è ma cronicizzare la malattia non è più un miraggio. La strategia? Scatenare anticorpi e virus direttamente contro le cellule tumorali.

 

 

IMMUNOTERAPIA

Il nostro sistema immunitario è abituato a riconoscere tutto ciò che di estraneo e presente all’interno del corpo. Ciò avviene anche con i tumori. Purtroppo però non sempre la risposta è adeguata e le cellule cancerose prendono il sopravvento. Una possibile strategia è quella di pilotare il sistema immunitario in modo tale da rispondere con più vigore. Ciò è possibile grazie a ipilimumab, un anticorpo monoclonale che, una volta iniettato per via endovenosa, agisce direttamente bloccando i circuiti regolatori del sistema immunitario. Per fare un esempio, quando incontra il virus del raffreddore, il sistema immunitario attiva i linfociti T per cercare e neutralizzare il virus. A un certo punto, però, la caccia deve essere fermata, entrano in funzione meccanismi che “spengono” questa risposta. ipilimumab, invece, toglie il freno al sistema immunitario e fa sì che si attivi in maniera molto energica in alcuni soggetti. Una strategia che ha portato la sopravvivenza dal 5 al 20-25 per cento dopo 3 anni.

 

TERAPIA PERSONALIZZATA

Un’altra strategia che sta dando buoni risultati è quella che prevede lo spegnimento selettivo di quei meccanismi che portano alla proliferazione cellulare incontrollata. Oltre la metà dei casi di melanoma metastatico presenta una mutazione del gene BRAF. Esso ha la funzione di produrre una proteina che regola il ciclo cellulare. Nella forma mutata BRAF risulta sempre attivo. Ecco perché, spegnendo il segnale, è possibile limitare la crescita delle cellule. In un recente studio pubblicato su Lancet Oncology è stato registrata, nei pazienti trattati con vemurafenib, una sopravvivenza del 52 per cento ad un anno dal trattamento e del 36 per cento dopo 18 mesi.

 

VIRUS

Ma la novità emergente, ancora in fase sperimentale, è quella rappresentata dall’immunoterapia oncolitica, un approccio che prevede l’utilizzo dei virus per distruggere le cellule cancerose. Da un punto di vista operativo questa tecnica può essere realizzata sia introducendo e rimuovendo alcuni geni essenziali per il virus sia regolando la produzione di proteine dello stesso genoma virale che servono ad attaccare il tumore. L’idea di fondo è sempre quella di sfruttare le particelle virali come dei veri e propri «cavalli di Troia», capaci di invadere il tumore dall’interno e disgregarlo. Nello scorso congresso ASCO di Chicago, il più importante appuntamento mondiale dell’oncologia clinica, sono stati infatti presentati alcuni dati preliminari sull’immunoterapia oncolitica con T-Vec, un virus ingegnerizzato appartenente alla famiglia di quelli che causano l’herpes labiale. I risultati, seppur preliminari, sono davvero incoraggianti e fanno ben sperare nella lotta al melanoma.

@danielebanfi83

 

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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